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Sin dai suoi primordi trasferiti nel mito dell’eroe matricida dell’Oreste, punito e salvato, simbolo della genesi della giustizia e del pensiero sociale, la rassegna si proponeva di esplorare le identità di genere nella loro stratificazione storica, simbolica e politica. Ed è proprio in questa cornice archetipica che si sono inserite, con autorevolezza e sguardo critico, le voci degli ospiti: lo psichiatra e psicoterapeuta Vittorio Lingiardi ha disvelato le radici psicosociali del dominio maschile, rintracciandone le sorgenti nei meccanismi interiorizzati del patriarcato; le scrittrici Claudia De Lillo e Ester Viola, rispettivamente giornalista e avvocata‑scrittrice, hanno elevato l’esperienza personale a specchio collettivo, raccontando con chiarezza le ferite quotidiane del femminile in un mondo ancora gravato dalla disparità. In questo sancta sanctorum del teatro – luogo laico e vigilato, antico e rinnovato –, si è celebrato un rito civico: una serata in cui il logos si è fatto pathos, la coscienza si è levata dalla marginalità e la cultura, nelle sue molteplici voci, ha sancito la discontinuità con l’oscurità della violenza. Un evento raro, purificatorio, in cui il pubblico ha potuto sostare nel pensiero, riconoscersi nella profondità del confronto e riaccendere, per un istante, il lume fragile della speranza, malgrado tutto. Di particolare rilievo è stato l’apporto di Luca De Gennaro, che forte di una cultura musicale quarantennale, ha evidenziato con arguta precisione come nei testi del rock e del pop degli anni Sessanta‑Settanta si colga un leitmotiv ricorrente in cui la donna viene descritta nei versi come oggetto sottomesso, figura periferica del desiderio maschile, eco distorta del mito originario dell’eroe e della vittima. Con lucidità, ha rilevato come quella musica abbia contribuito a inscenare la relazione di dominio e sottomissione riverberando, purtroppo e ancora nel moderno presente, i modelli arcaici dell’Orestea. Infine, Annamaria Testa, pubblicitaria e creativa di squisita sensibilità, ha invitato lo sguardo critico sul linguaggio e sulla comunicazione, mostrando come la trasformazione della parola possa divenire atto di liberazione. Fabrizio Rutschmann, presidente dell’Associazione PARI, ha incarnato la direzione etica dell’incontro, richiamando con vigore e chiarezza il dovere collettivo di edificare un mondo in cui la violenza non sia più coperta dal silenzio. La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 24 novembre 2025 |
Pensieri e parole
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