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Elegante ironia e graffiante ferocia convivono in un monologo satirico e commovente. Una discesa nella parte più profonda dell’animo umano per metterne in evidenza i vizi e le virtù con uno stile, quello di Bennet, essenziale e sfrontato, particolarmente critico verso la società contemporanea.
La vicenda ruota attorno alla figura di Padre Geoffrey Jolliffe (superbamente interpretato da Gianluca Ferrato), sacerdote profondamente calato nel suo ruolo pastorale, ma al contempo, indulgente verso le proprie pulsioni sessuali soddisfatte con l’aitante Clive, il defunto a cui sta officiando il rito funebre, “massaggiatore di VIP”, scomparso prematuramente ed in circostanze non troppo chiare. In una chiesa gremita di “clienti” del caro estinto, per la maggior parte dediti più alle trasgressioni che alla fede, il sacerdote ripercorre mentalmente i momenti passati con Clive e, al contempo, celebra il rito funebre interagendo con gli astanti, cantando salmi e leggendo brani dalle sacre scritture. Un dubbio però si insinua paurosamente nella mente di tutti: la malattia che ha portato Clive alla morte potrebbe aver contagiato anche i suoi “clienti”. Ne “La cerimonia del massaggio” la commedia si incrocia col dramma in un rincorrersi incessante. La raffinata e pungente scrittura di Bennet, coniugata con l’ottimo adattamento teatrale di Tobia Rossi, dona allo spettacolo uno straordinario appeal; la rappresentazione cattura il pubblico che non può non rimanere affascinato dall’interpretazione di Gianluca Ferrante, capace di materializzare personaggi non presenti sul palco, ma vividissimi nella scena e nel racconto, e di esteriorizzare i suoi pensieri ed il suo frenetico dialogo interno, incorporando le divagazioni mentali nel rito religioso in un connubio tra sacro e profano, gossip e preghiera, considerazioni e critiche, mostrando all’attento pubblico le complesse contraddizioni insite nell’essere umano. Il funerale diventa allora una presa di coscienza quasi collettiva ed anche il protagonista finalmente accoglie le sue debolezze esternandole in un monologo che offre al pubblico un’esperienza teatrale coinvolgente e profonda, in bilico tra risata e turbamento, assolutamente raffinata anche laddove si affronta il tema intimo e soggettivo dell’omosessualità. L’originale regia a quattro mani di Piana e Curci valorizza e scandisce i tempi dell’opera, ricreando un ambiente caldo ed inclusivo con pochi, ma significativi arredi ed oggetti (un pulpito ruotante, sul quale padre Geoffrey si inerpica nei momenti cruciali della cerimonia funebre, e tante candele) perfettamente allineati con le parole, le luci e le bellissime musiche di sottofondo. Gianluca Ferrato, già apprezzato in “Tutto sua madre”, regala un’interpretazione imponente: solo, sul palco, riempie lo spazio scenico dando vita ad alcuni personaggi e dialogando con i fantomatici astanti alla cerimonia funebre. La sua capacità di cambiare registro, restituendo alla sala tutta la tragicità e comicità del suo personaggio, plasma la vulnerabilità e l’intimo riscatto del protagonista. Spettacolo completo: tristemente intelligente, umoristico ma non ridanciano, cinico con pietà, moralista ma non bacchettone, malizioso con garbo. Assolutamente da non perdere.
Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 21 novembre 2025. |
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GIANLUCA FERRATO in LA CERIMONIA DEL MASSAGGIO di Alan Bennet regia ROBERTO PIANA e ANGELO CURCI traduzione Anna Marchesini drammaturgia Tobia Rossi scene Francesco Fassone costumi Agostino Porchietto light designer Renato Barattucci video designer Simone Rosset
Padre Geoffrey Jolliffe pratica il sacerdozio in virtù di un solido e personalissimo compromesso tra fede e sessualità. Ma quando il caro estinto da commemorare è Clive, massaggiatore “dei vip” dal tocco miracoloso, la funzione religiosa diventa per Padre Geoffrey un’immersione nelle sue stesse profondità, nel desiderio e nell’istinto, questioni che gli sono oscure, o quasi, avendo avuto lui stesso incontri intimi con Clive, lui come – a quanto pare – gran parte della fauna mondana e dissoluta che popola la chiesa per l’occasione. Un dubbio sulla causa della morte del massaggiatore getta un’ombra sulla celebrazione: il rischio di essere stati contagiati da una malattia infettiva durante quelle sedute “taumaturgiche” stringe prete e convenuti nella morsa del panico. Dopo Tutto Sua Madre del francese Guillaume Gallienne, Gianluca Ferrato, ancora una volta diretto da Roberto Piana, atterra nel mondo del grande Alan Bennett, autore di elegante e sottile perfidia, che ne La cerimonia del massaggio mescola sacro e profano, corpo e spirito, cinismo e pìetas con la sapienza di un grande narratore e la leggerezza di un enfant terrible. Dalle pagine del romanzo breve di Bennett, un po’ black comedy e un po’ pamphlet satirico, un monologo torrenziale, tragicomico e irriverente che è anche e soprattutto la parabola di un uomo che fronteggia, esplora e infine accoglie il desiderio carnale, trovandogli un posto dentro di sé dopo aver attraversato l’imbarazzo, la paura e in un certo senso anche la morte. Commedia e dramma si rincorrono e si prendono in giro a vicenda in una scrittura, come sempre in Bennett, pungente e raffinata. (Fonte: comunicato stampa)

Teatro di Villa Lazzaroni all'interno del parco di Villa Lazzaroni Accesso da Via Appia Nuova 522 e da Via Tommaso Fortifiocca 71 Roma 392 440 6597
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