Tenente Colombo: analisi di un omicidio
Roma, Teatro Quirino Vittorio Gassman, dal 18 al 23 novembre 2025

Torna a Roma la sola, vera opera teatrale dedicata al "Tenente Colombo", dopo la sua riuscita première di un paio di anni fa, sempre nella Capitale.
Il noto investigatore viene erroneamente ricondotto al solo Peter Falk che, in realtà, non fu l'unico, pur ultimo, ad impersonarlo: Bert Freed fu il primo a vestire i suoi panni in "Enough Rope", un episodio del 1960 della serie televisiva antologica "The Chevy Mystery Show". Nel 1962, quell'episodio divenne una pièce teatrale intitolata "Prescription: Murder", con Thomas Mitchell nel ruolo del protagonista (l'attore aveva all'epoca 70 anni ma morì mentre la pièce era in tournée). In seguito, si pensò di realizzare un film per la tv e gli sceneggiatori suggerirono Lee J. Cobb Bing Crosby per il ruolo di Colombo, che invece fu rifiutato da entrambi (il secondo oppose diniego ritenendo che l'impegno portasse via troppo tempo al golf, sua passione di sempre). A quel punto, il regista Richard Irving convinse gli autori Richard Levinson e William Link a scegliere Peter Falk, anche se molto più giovane di quanto gli sceneggiatori avessero in mente. Dal canto suo, l'attore dichiarò con sottile ironia che "avrebbe ucciso per interpretare quel poliziotto".
Grazie al successo del film, la NBC richiese la realizzazione di un secondo lungometraggio, in realtà un episodio pilota di una potenziale serie tv, al fine di verificare se il personaggio potesse essere trasmesso regolarmente, dando vita ad una serie televisiva. La popolarità del nuovo film spinse la produzione alla creazione di una prima stagione regolare alla quale seguirono ben 9.
Così delineata la genesi del simpatico detective, va precisato che, nella sua rappresentazione italiana, Gianluca Ramazzotti adatta il substrato posturale e caratteriale di un Colombo successivo a quello della pièce teatrale e del primo film: vestito in maniera tutt'altro che trasandata, in cravatta e doppio petto, quel Tenente aveva un atteggiamento quasi audace verso il sospettato di turno, al quale lanciava accuse esplicite, alzando talvolta la voce e, almeno in un'occasione, voltandogli le spalle, omettendo qualsiasi risposta. La scelta odierna di abbandonare quelle connotazioni caratteriali, impensabili per il Colombo degli anni '70 e dei decenni successivi, appare del tutto condivisibile. In tal senso, l'attore - superando l'oggettiva difficoltà di travasare caratteristiche distintive successive ad un personaggio pensato in origine in tutt'altro modo - appare decisivo, strappando ampi consensi da parte di un pubblico che, evidentemente, dimostra di conoscere maggiormente il Colombo dei telefilm, piuttosto che quello del teatro o dei film. La sola eccezione concessa si verifica in occasione del faccia faccia con la complice e amante dell'assassino (interpretata da una Samuela Sardo credibile sia nel ruolo di svampita ragazza, sia in quella della fredda vendicatrice): in tale occasione, Ramazzotti veste i panni decisi e autoritari appena descritti, con ciò perseguendo il duplice scopo di omaggiare la prima versione dell'immaginario piedipiatti, dall'altro di scuotere la platea con un effetto piuttosto riuscito, quello dello sbirro incalzante, peraltro ricorrente in moltissimi scenari a vocazione poliziesca.  
Con l'ausilio di due ulteriori ed efficaci comprimari (Sara Ricci, la moglie tradita, Nini Salerno, il pavido amico di lunga data) e la necessaria presenza di un Pietro Bontempo meravigliosamente a suo agio nei panni del rappresentante dell'alta borghesia spocchioso e superbo (rispetto a due anni fa, egli ci è sembrato meno algido, talvolta votato alla nevrosi gratuita), il regista Marcello Cotugno confeziona uno dei più genuini esempi di scontro psicologico tra eroe e villain, ribaltando le sorti di vincitore e vinto, nella migliore tradizione della serie televisiva (la quale, stravolgendo regole narrative all'epoca consolidate, permetteva di svelare immediatamente l'identità dell'assassino, tenendo poi il pubblico con il fiato sospeso nell'abile gioco del gatto con il topo).
Così magistralmente ripresa quell'antica pièce teatrale, l'attuale compagnia attoriale è ora attesa alla prova della trasposizione teatrale di una qualsiasi altra avventura del noto esponente del Los Angeles Police Department: considerato il successo riscontrato con "Analisi di un omicidio", l'auspicio è quello di vedere se il team sarà in grado, con altrettanta abilità, di adattare la sceneggiatura di uno dei 69 episodi, andati in onda dal 1968 al 2003 con immutato successo di pubblico.
A latere, e concludendo, duole purtroppo dover stigmatizzare l'eccessiva escursione tra l'audio dei dialoghi (troppo basso) e quello della colonna sonora (eccessivamente alto), peraltro penalizzato da contatti ballerini riguardanti gli altoparlanti collocati alla sinistra del palco.





Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 18 novembre 2025.





Oliver & Friends
Peep Arrow Entertainment Srl
presentano

TENENTE COLOMBO: analisi di un omicidio
di Richard Levinson e William Link
traduzione e adattamento David Conati e Marcello Cotugno

con
GIANLUCA RAMAZZOTTI
PIETRO BONTEMPO
SAMUELA SARDO
SARA RICCI
NINI SALERNO

regia di MARCELLO COTUGNO
luci Giuseppe Filipponio
scene Alessandro Chiti
costumi Adele Bargilli

Arriva, dopo cinque anni di sold-out in Inghilterra, America e Francia, per la prima volta a teatro in Italia, lo spettacolo con protagonista il Tenente più amato di sempre. Un giallo emozionante, scritto dagli autori originali della serie TV: Richard Levinson e William Link. Pochi infatti sanno che la commedia teatrale nasce prima della famosa serie televisiva e precisamente nel 1966 con uno spettacolo che ha tenuto banco a Broadway per diversi anni. Lo spettacolo vedeva protagonisti Joseph Cotten e Thomas Mitchell nel ruolo del tenente Colombo. La particolarità della commedia era che per la prima volta il pubblico assisteva al delitto guardando negli occhi l’assassino che preparava l’omicidio perfetto, una vera e propria “rivoluzione” nell’ambito del giallo dove solitamente l’identità dell’assassino si scopriva solo nell’ultima scena. Questo nuovo modo di raccontare un “giallo” diede inizio alla serie che nel 1968 portò in televisione con una puntata pilota la stessa commedia dal titolo “Prescrizione: assassinio”, riadattata per il piccolo schermo con protagonista Peter Falk nel ruolo del Tenente e Gene Barry in quelli dello psichiatra. Il successo fu immediato e diede inizio alla popolare serie televisiva. In Prescription: Murder, questo il titolo originale della pièce, si trovano già tutti i temi e lo stile del personaggio di Colombo che i due autori americani avevano creato ispirandosi al detective Porfiry Petrovitch di Delitto e Castigo di Dostoevskij: un uomo trasandato e maldestro, che apparentemente ama compiacere gli altri e che tende a sminuire le sue doti d’investigatore e di uomo, ma che in realtà è sagace e ironico, un fine conoscitore della natura umana, capace di apparire e scomparire nei luoghi e nei momenti più impensati con infallibile tempismo. Come in tutti i telefilm che seguiranno, anche qui, lo spettatore è da subito testimone dell’omicidio: il dottor Fleming è un brillante psichiatra di New York, che non riesce più a tollerare il matrimonio con la moglie, una donna possessiva che ha sposato solo perché ricca. Assieme alla sua giovane amante Susan, un’attrice di soap, architetta il piano perfetto per ucciderla. Ma sulla sua strada troverà il tenente Colombo. Dalla metà del primo tempo in poi, il racconto si dipana non sulla traccia del “chi è stato” come accade in Agatha Christie, ma sul filo del “come fare a prenderlo”, con il modesto ma acuto Colombo che lavora ostinatamente per smascherare l’alibi “perfetto” dell’assassino. Un indizio apparentemente insignificante alla volta – lacci delle scarpe, caviale, aria condizionata – il duello tra Colombo e lo psichiatra si dipana fino ad arrivare all’inevitabile epilogo. 
(fonte: comunicato stampa).



TEATRO QUIRINO/VITTORIO GASSMAN
Via Vergini, 7  ROMA
tel: 06 6794585
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