Il caffè di cicoria
Roma, Spazio Diamante dal 14 al 16 novembre 2025

La storia vera, forse appena romanzata, di una donna romana, classe 1934, vissuta tra borgate e violenza, senza alternative o possibilità di riscatto. Un vissuto neanche troppo lontano, eppure così distante dal pensiero contemporaneo.

La storia della protagonista de “Il caffè di cicoria” è la narrazione di una vita come tante per l’epoca in cui è inquadrata. Donne “trasparenti” (come lei stessa si definisce), da sfruttare, picchiare, denigrare: vittime di un destino ineludibile al quale ci si può solo rassegnare. Mentre al pubblico viene offerto un caffè di cicoria preparato al momento, la protagonista racconta la sua vita, dall’infanzia di povertà, alla fine in solitudine, passando per un matrimonio forzato e figli messi al mondo senza volontà, accuditi, ma non amati perché “l’amore è ‘na cosa da ricchi”. La parlata, in un romanesco di borgata, sarcastico a momenti, creativo, ma mai volgare, introduce tanti argomenti che vanno a formare un’immagine interiore della donna che seduta composta su una sedia accanto ad un tavolinetto prepara, con gesti automatici, il caffè di cicoria, materializzando i suoi ricordi e facendo volare il pensiero oltre gli eventi stessi.
Lo spettacolo è emotivamente forte e Sara Valerio riesce a farne emergere ogni singolo passaggio. Episodi di vita “normale” che oggi sarebbero inaccettabili, ma che per quel particolare periodo storico/sociale rappresentavano la prassi. Le donne come oggetto, accessorio, figure utili a soddisfare i bisogni sessuali degli uomini, per lavorare in casa e se necessario fuori, assoggettate ed abituate alla discriminazione (il piatto per i maschi più pieno di quello per le femmine), alla violenza fisica (l’abuso sessuale in un sottopasso o le botte da parte, prima dei genitori, e poi dal marito), e psicologica (un matrimonio riparatore imposto dopo uno stupro). Una vita di stenti e povertà, segnata da rinunce, dove la trasgressione era andare al cinema di nascosto con una amica, la scuola finiva alla terza elementare, ed il divertimento (il danzo) concesso solo agli uomini.
“Il caffè di cicoria” riesce a proporre con leggerezza, ed a volte strappando anche qualche sorriso, tutte le sfumature che la violenza può nascondere, generando emozioni (dalla compassione alla rabbia) senza mai scadere nella pesantezza del dramma. Merito del testo capace di alternare ricordi drammatici a momenti di appagamento nonostante la tragedia vissuta (bellissima l’immagine del piacere generato dall’assaporare la pizza bianca calda col sale grosso sopra, immediatamente dopo la violenza sessuale subita), di una recitazione fortemente coinvolgente e della sapiente regia.
Tutta la rappresentazione è uno stimolo alla riflessione su svariati temi: dal patriarcato alla solidarietà femminile, dalla rassegnazione al concetto di “normalità”. Una pièce da vedere ed apprezzare, non solo per il contenuto artistico, ma per l’insegnamento che se ne può trarre.



Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 14 novembre 2025.

SARA VALERIO
IL CAFFE’ DI CICORIA

di Sara Valerio
disegno luci Alessandro Greco
aiuto regia Margherita Fusi e Sofia Petrone
REGIA DI NICOLA PISTOIA
produzione SAVAL SPETTACOLI

È una storia vera, in equilibrio tra emozione e leggerezza che, pur senza tralasciare nessuna sfaccettatura delle violenze e degli abusi subiti, non cade mai nel dramma opprimente.
È una storia che vuole essere un invito ad una riflessione consapevole, un’occasione per interrogarci su tutto quello che fino a ieri era considerato normale e che normale non è.
La protagonista è una donna romana, figlia di una Roma pasoliniana, di borgate e magnificenza.
Una Roma che non è solo monumenti e pietre, ma è carne e sangue.
E’ una Roma in cui la vita è intrappolata in una rete invisibile, dove ogni passo è segnato e non c ’è modo di sfidare il destino. Regna l’ineluttabilità. La donna protagonista è come la sua città: senza scampo.
E’ una donna che vive in strade dove la violenza è tangibile, è violenza fisica, ma non solo, è anche silenziosa, radicata, totale, è entrata anche nella mente e nei pensieri e impedisce anche solo di pensare ad un ’ alternativa possibile.
E’ una donna che procede a testa bassa, che non sfida un sistema che la definisce.
Non c ’è lotta anche se c ’è ribellione.
(Fonte: comunicato stampa)

Spazio Diamante
Via Prenestina 230B
Roma


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