L'analfabeta
Milano, Piccolo Teatro Studio Melato, dal 23 ottobre al 2 novembre 2025

In un’atmosfera livellata e densa di memoria e sottrazione, L’analfabeta si staglia sul palco del Piccolo Teatro Studio Melato come una delle più alte espressioni di teatro introspettivo e letterario. Tratto dall’omonimo testo autobiografico della scrittrice ungherese Ágota Kristóf – figura cardine della letteratura dell’esilio europeo del secondo Novecento – lo spettacolo firmato da Fanny & Alexander rappresenta un ricercato esercizio di elusione e profondità, che scava nella ferita dell’esilio linguistico e nel silenzio interiore che esso impone.
Federica Fracassi, co-autrice ed interprete solitaria e potentissima, abita il testo con una misura che sfiora l’ascetismo. Il suo corpo si fa cassa di risonanza di un’anima spezzata, la voce – ora increspata, ora cristallina – rifrange una gamma emotiva fatta di pudore, lacerazione, nostalgia e disincanto. Nulla nella sua interpretazione è enfatico, nulla è lasciato al compiacimento. La parola diventa tessuto linfatico, il silenzio grido trattenuto.
La regia di Luigi De Angelis – essenziale, geometrica, tagliente – costruisce un dispositivo scenico in cui ogni elemento visivo e sonoro amplifica l’abisso di una identità frantumata. Le luci algide, le videoproiezioni frammentarie e l’installazione multimediale curata da Voxel disegnano uno spazio mentale, più che scenografico. Un luogo della memoria e dello smarrimento. Il sound design di Damiano Meacci agisce in sottofondo come una linea emotiva invisibile, evocando una respirazione profonda, quasi uterina, che sostiene l’arco drammatico dell’intera pièce.
I costumi firmati da Chiara Lagani – neutri, rarefatti – sembrano voler annullare ogni riferimento identitario o temporale, dilatando la condizione di apolide della protagonista: un’anima alla deriva protesa alla ricostruzione di un sillabario esistenziale.
L’analfabeta è, in definitiva, più che un monologo teatrale, un atto poetico e politico. Una meditazione sulla perdita e sul senso profondo della lingua come dimora dell’essere. In un’era di trasmigrazione e smarrimento semantico, l'opera ci ricorda con austera grazia che la lingua madre non è unicamente un mezzo espressivo, ma un luogo identitario, un ventre originario da cui dipende la possibilità stessa di esistere.
La drammaturgia, curata con meticolosità filologica e poetica da Chiara Lagani, restituisce la crudezza quasi chirurgica della prosa kristofiana. Undici frammenti, equivalenti ai capitoli, che ripercorrono l’infanzia in Ungheria, la fuga dopo la rivoluzione del 1956, l’approdo in una Svizzera sconosciuta, e la dolorosa frattura con la lingua madre.
Il momento storico in cui il racconto è ambientato e da cui germina la sua scrittura è quello dell’Ungheria postbellica, della repressione sovietica, dell’emigrazione forzata e della ricostruzione di sé attraverso un altro idioma, in un altro paese. È una narrazione scritta nel pieno disincanto dell’esule: lucido, spoglio, senza autoindulgenze. E per questo, universale.
Un itinerario emotivo e controverso, che ci immerge in una condizione di profonda dualità, dove coesistono — in costante attrito — frammenti di tormentata stabilità e impulsi di dilaniante mutamento. Nelle crepe oscure dell’identità smarrita, la rappresentazione restituisce con lucidità e struggimento l’audacia di una verità letteraria che si fa carne. Una trasposizione scenica di rara intensità, assolutamente consigliata.


La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 24 ottobre 2025

L’analfabeta

di Ágota Kristóf

un progetto di Fanny & Alexander e Federica Fracassi

traduzione e adattamento Chiara Lagani
con Federica Fracassi
regia, scene, luci, video Luigi Noah De Angelis
sound design Damiano Meacci
installazione multimediale Voxel
costumi Chiara Lagani
organizzazione e promozione Andrea Martelli, 
Marco Molduzzi
amministrazione Stefano Toma
produzione E Production
coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro
d’Europa, Teatro Stabile di Bolzano
in collaborazione con Romaeuropa Festival,
Olinda/TeatroLaCucina, AMAT e Comune di San Benedetto del Tronto.
Spettacolo sottotitolato in inglese e in italiano e audiodescritto nell’ambito del progetto Piccolo Aperto realizzato con il contributo di Fondazione di Comunità Milano.
Per l’audiodescrizione è necessario utilizzare le proprie cuffie.I sottotitoli e l’audiodescrizione sono accessibili da cellulare tramite l’app Lyri, scaricabile gratuitamente su App Store e Google Play.

Una donna siede al suo tavolo di operaia, in una fabbrica di orologi, in Svizzera. È Ágota Kristóf. Per scrivere poesie la fabbrica va benissimo, si può pensare ad altro: le macchine hanno un ritmo regolare che scandisce i versi. Nel suo cassetto la donna ha un foglio e una matita. Quando il pensiero prende forma, lo annota. Ágota non conosce la lingua del posto, ma scrive e pensa in quell’idioma ignoto, che le è nemico. In fabbrica, del resto, è difficile riuscire a parlarsi in qualsiasi modo: le macchine fanno troppo rumore. La donna racconta la sua storia, è una storia di esilio, di sradicamento, di atrocità. Vorrebbe dire qualcosa di sé, ma per farlo deve inventarsi delle maschere. E così, inaspettatamente, ci troviamo nei suoi romanzi.
Ágota diventa di volta in volta Lucas, Claus, Sandor, Line… Ma solo per un attimo. Siamo dentro a un sogno oppure al centro di un ricordo della sua infanzia?
Dopo Trilogia della città di K. – prodotto dal Piccolo nella stagione 2023/24 e vincitore di cinque Premi Ubu, tra cui Miglior Regia e miglior spettacolo, e del Premio dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro – Fanny & Alexander e Federica Fracassi tornano alla prosa scabra e tagliente della scrittrice di origine ungherese, costretta dalla vita a esprimersi in una lingua sconosciuta: «È una sfida. La sfida di un’analfabeta» (fonte: comunicato stampa).




Piccolo Teatro Studio Melato

Via Rivoli, 6,
20121 Milano
Tel: 02 21126116

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