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Un’opera statica basata su una architettura dei dialoghi, meravigliosamente assemblata da Miller, che tengono avvinto lo spettatore in ogni momento, ansioso di conoscere l’effetto delle parole Ci proietta in un’America lontana dai disastri della guerra finita da poco: è il 1947. Siamo nell’intimità di una casa borghese, di un quartiere borghese, di una famiglia borghese apparentemente felice, con una vita agiata che però nasconde una realtà ben diversa che lentamente si fa strada e si abbate sulla scena.
Il padre, Joe, è un imprenditore, un uomo che si è fatto da sé in cavalcando in pieno il sogno americano, con una fabbrica che durante la guerra produceva componenti aeronautici. Ora vi lavora anche il figlio Chris dopo che l’altro figlio, Larry, disperso in battaglia, non è più tornato a casa. Al loro fianco la madre Kate vive la sua vita tormentata dalla scomparsa di Larry e fermamente convinta che sia ancora vito ed in procinto di tornare. Sulla famiglia, perno del quartiere, da tutti benvoluta e frequentata, aleggia comunque l’ombra di un vecchio episodio: la fabbrica di Joe e del suo vecchio socio, durante la guerra aveva scientemente aveva spedito, per profitto, dei componenti fallati che avevano causato molte morti tra i piloti statunitensi. Per questa azione Joe era andato assolto mentre il suo socio, ritenuto l’unico colpevole e responsabile, era andato in prigione. L’avvenimento aveva comunque lasciato delle zone d’ombra, delle dicerie sottotraccia. Una bomba innescata, che dopo anni di attesa viene fatta esplodere dalla verità che pian piano emerge con l’arrivo di una vecchia amica di famiglia (Ann). Un’opera attuale perché concentrata su valori e disvalori al di fuori del tempo: i rapporti familiari, le scelte etiche, la forza del dolore e l’incertezza della speranza, l’utopico idealismo e la meschinità quotidiana. Ci si chiede fino a che punto l’uomo risponda solo della propria vita e della propria famiglia o se non debba sentirsi responsabile dell’intera comunità in cui vive, finanche dell’intera umanità. Ci si chiede se sia giusto ricercare solo la propria felicità utilizzando qualunque mezzo e armandosi poi di una corazza di finti rimorsi e moralismi e se valga la pena vivere in bilico tra verità sottaciute e menzogne. "Erano tutti miei figli" è quindi la messa in scena di una tragedia familiare che è una metafora per descrivere un disagio più ampio, piu universale, un crogiolo di passioni che inevitabilmente conduce a delle conseguenze drammatiche. Molto riuscita la regia di Elio de Capitani, che interpreta magistralmente il ruolo di Joe, che dà struttura e tensione drammatica al testo in un crescendo continuo che conduce al momento della rivelazione senza mai annoiare. Tutto è essenziale, ogni gesto, ogni parola si concatena per costruire un pensiero. I personaggi sono ben caratterizzati anche grazie alle belle interpretazioni di Angelo Di Genio (Chris) e di Caterina Erba (Ann). Menzione a parte, poi, per Cristina Crippa (Kate) che ci restituisce una madre in perfetto equilibrio tra funzionalità e melodrammaticità. La bravura degli attori è amplificata dalla rarefazione delle scene, invariate durante tutto lo scorrere dell'opera, unico punto fermo e fortezza in cui i personaggi vivono e ricordano, ritrovano un equilibrio psicologico, si aggrappano agli oggetti inanimati ed alle ritualità che danno parvenza di normalità. Nonostante l’opera di Miller parta da un contesto specifico – gi Stati Uniti del dopoguerra – riesce a parlarci di tutti noi: cos’è la famiglia? Qual è il prezzo della felicità ancorché di facciata? Cosa significa essere responsabili? Qual è il valore dei soldi? … È questa la sua forza e il pubblico che ha riempito la sala dell’Elfo l’ha gradito applaudendo lungamente
Questa recensione si riferisce allo spettacolo del 22 ottobre 2025
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ERANO TUTTI MIEI FIGLI di Arthur Miller
regia Elio De Capitani
traduzione Masolino d'Amico
scene e costumi Carlo Sala
con Elio De Capitani Joe Keller Cristina Crippa Kate Keller Angelo Di Genio Chris Keller Caterina Erba Ann Deever Marco Bonadei George Deever Nicola Stravalaci Dr. Jim Bayliss Sara Borsarelli Sue Bayliss, Michele Costabile Frank Lubey Carolina Cametti Lydia Lubey
luci Michele Ceglia suono Gianfranco Turco assistente alla regia Alessandro Frigerio assistente scene e costumi Roberta Monopoli capo macchinista Tommaso Serra macchinista Gianluigi Guarino elettricista Martino Colaianna sarta Elena Rossi laboratorio scene e costumi Teatro dell’Elfo con la collaborazione degli allievi dell’Accademia di Brera stagisti scenografia Giada Baltieri, Ambra Santanicchio, Greta Austria , Lucia Besseghini, Lucia Nelli stagisti sartoria Martina Ghirelli, Aurora Bennici assistente alla regia stagista Filippo Prandi fonico stagista Mirko Zambelli fotografa Laila Pozzo grafica plumdesign
produzione Teatro dell’Elfo il testo è presentato grazie a uno speciale accordo con BLG Theatrical LDT servicing Broadway Licensing Global e in accordo con Arcadia & Ricono LDT
Un’opera popolare che mette al centro della scena il rapporto tra genitori/figli e la responsabilità sociale e morale dell’individuo di fronte alla storia. Lo spettacolo ci porta nel cuore della vita della famiglia Keller. Siamo sulla soglia della loro ricca casa borghese, immaginata dallo scenografo Carlo Sala come una sorta di patio circondato da un bosco, un luogo tra l’interno e l’esterno che lascia intuire l’intimità delle stanze, ma tiene celati i segreti. Perché in questa famiglia molto è stato nascosto. Joe Keller e sua moglie Kate hanno due figli, partiti in guerra come tanti della loro generazione: il maggiore è dato per disperso da ormai tre anni e solo la madre non accetta l’evidenza della sua morte; il secondogenito è invece tornato a casa, segnato da terribili esperienze, ma determinato a guardare al futuro, a una possibile esistenza felice. La vita sembra riprendere il suo corso lasciandosi alle spalle gli incubi del passato: Joe è stato assolto dall’accusa di avere venduto pezzi di ricambio fallati all’aviazione americana, causando la morte di 21 piloti. Ma le bugie attraversano le generazioni e riaffiorano per chiedere il conto. «Uno dei motivi del successo di quest’opera - racconta il regista - che fu il primo vero, grande successo di Miller, credo sia nello scontro emozionante, violento tra genitori e figli. Ma anche nel dilemma affettivo e morale che li lacera, che anticipa la rivolta giovanile della generazione successiva e il suo rifiuto di perpetuare il sistema». Un’emozione che gli interpreti restituiscono con la loro intesa e profonda relazione in scena: accanto a De Capitani troviamo Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Marco Bonadei, la giovanissima Caterina Erba, Sara Borsarelli, Nicola Stravalaci, Michele Costabile e Carolina Cametti.
(fonte Comunicato Stampa)

TEATRO ELFO PUCCINI Corso Buenos Aires, 33 MILANO tel: 02 00660606
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