Fata Morgana
Milano, Teatro Manzoni, dal 14 al 26 ottobre 2025

L’attore siciliano – classe 1954, originario di Agrigento – porta sul palco la propria storia come risorsa drammaturgica. Dopo gli anni formativi al Laboratorio di Gigi Proietti ed il sodalizio con Gino Bramieri, definito dall'attore come fonte di grande lezione, ed una carriera teatrale prolifica, Jannuzzo arriva a questo lavoro come regista e protagonista, coautore insieme a Angelo Callipo. In Fata Morgana afferma: “Raccontando la Sicilia racconto gli italiani”. La sua è una presenza che non cerca il clamore dello show, ma la forza della parola e della narrazione che unisce.
Lo spettacolo in due atti vede il protagonista in una esibizione individuale,  coadiuvata da quattro musicisti dal vivo: chitarra, tastiere/piano, oboe e violoncello. Le musiche originali di Francesco Buzzurro e le scenografie di Salvo Manciagli contribuiscono a creare una scenografia fluida, capace di evocare suggestioni mutevoli con lo scorrere delle storie
Il linguaggio è quello del racconto orale, opulento di  dialetti, aneddoti, gestualità mediterranea e citazioni colte che si fondono. Il monolighista  adotta uno stile che fluttua tra il comico e il lirico, con pause calibrate, gesti che risuonano, riverberando in un mood carezzevole tra canto, melodia, parola e movimento.  
Jannuzzo si offre al pubblico con afflato e generosità. Le sue battute catturano risate, ma è nelle pause, negli sguardi velati di malinconia che lo spettacolo affonda – là dove il pubblico percepisce l'uomo che ha vissuto, riflettuto e ora consegna la ricavata lezione con leggiadria. I musicisti dal vivo diventano partecipi della costruzione emotiva della pièce: la chitarra sussurra ricordi, l’oboe introduce malinconie, il violoncello disegna il mare lontano. I momenti più significativi si manifestano quando la comicità si stempera e lascia spazio all’ascolto. 
Si tratta di un’occasione in cui il mito classico, l’identità mediterranea e la memoria personale convergono in un racconto scenico festoso e al contempo riflessivo.  Il riferimento  del titolo richiama in primo luogo il celebre fenomeno ottico che si verifica nello Stretto di Messina. Nel  folklore meridionale italiano, specialmente in Calabria e Sicilia, Fata Morgana è il nome di un' apparenza visiva.  Si tratta di un miraggio che distorce e moltiplica oggetti all’orizzonte, creando l'illusione di castelli sospesi, città fantasma o isole volanti. Anticamente si pensava che si trattasse di un incantesimo lanciato dalla fata per confondere i marinai. Nello spettacolo, questa immagine diventa metafora dell'altrove a cui aneliamo. come il successo, l’appartenenza, il sogno di un’identità compiuta e della distanza che quell’aspirazione crea. La misura del confine tra realtà e utopia, tra l’isola che siamo e quella che vorremmo diventare.  Un invito a non rinunciare alle chimere, ma a riconoscerle, sondarle, viverle e, viva dio, scardinarle se necessario. Ecco perché la "reginetta di illusioni" della Sicilia diventa specchio dell’Italia intera. L'allegoria di un viaggio che attraversa territori reali e mentali, come un sogno che finalmente possiamo osservare senza l'ancestrale timore di perderne la memoria dopo esserci destati.



La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 18 ottobre 2025





Fata Morgana


di Gianfranco Jannuzzo e Angelo Callipo

con
Angelo Palmeri (oboe)
Chiara Buzzurro (chitarra)
Alessio La China (violoncello)
Nicola Grizzaffi (tastiere e piano)
Scene Salvo Manciagli
Musiche originali Francesco Buzzurro
Regia Gianfranco Jannuzzo

Fata Morgana è uno spettacolo che vede protagonista Gianfranco Jannuzzo, capace di incantare il pubblico con la sua straordinaria verve e il suo talento istrionico. In questo viaggio, accompagnato da quattro musicisti in scena, racconterà il mito di Fata Morgana: tra miraggio, illusione e speranza,  alternando brani comici a riflessioni profonde, offrendo un’esperienza che va oltre il semplice intrattenimento. Il suo carisma si fonde con la narrazione, creando un’atmosfera unica in cui aneddoti personali e riflessioni sull’umanità si intrecciano. La regia mette in evidenza la complessità dell’animo umano, esplorando le maschere che indossiamo e le verità nascoste dietro le finzioni quotidiane. Lo spettacolo diventa così un’occasione per ridere, riflettere e commuoversi, svelando le sfumature più intime dell’essere umano attraverso la magia del teatro (fonte: comunicato stampa).



Teatro Manzoni

Via Alessandro Manzoni, 40
20121 Milano
Tel: 02/7636901
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ORARIO SPETTACOLI:

domenica ore 15:30
martedì ore 20:45
sabato ore 15:30 e ore 20:45







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