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Il magnifico film "Guess Who's Coming to Dinner", diretto nel 1967 da Stanley Kramer ed interpretato, tra gli altri, da Spencer Tracy, Sidney Poitier e Katharine Hepburn, viene riproposto in chiave teatrale grazie ad un interessante adattamento di Mario Scaletta.
Immutata la trama originaria, medesimi i personaggi, assente il contesto sociale tipico degli anni '60 statunitensi: intelligentemente, il delicato tema della relazione "mista" viene adattato all'attuale contesto multietnico che tipizza l'intero territorio Nazionale, mantenendo intatto il messaggio sotteso all'opera, ove, per dirla alla maniera dello stesso Scaletta, "si parla (.) di differenze e di comprensione, termine, quest’ultimo, che preferiamo a quello più restrittivo di tolleranza”. La pièce "Indovina chi viene a cena", quindi, conserva una piena attualità: il film sottolineava l'importanza del riconoscimento e del rispetto dei diritti civili negli Stati Uniti, la sua trasposizione sul palco del Quirino la ribadisce in Italia. Il primo giunse nelle sale lo stesso anno in cui la Corte Suprema statunitense aveva abolito, con la sentenza Loving vs Virginia, le leggi che proibivano il matrimonio interrazziale, in vigore in molti stati del sud; oggi, la seconda si inserisce in un contesto peninsulare permeato di colori, sapori, musiche e ascendenze variegate, una molteplicità che, di fatto, dà vita ad una stratificazione sociale non da tutti intesa come una valorizzazione, un quid pluris morale, in realtà, del tutto imprescindibile per la civile e rispettosa convivenza. Da un punto di vista squisitamente attoriale, si apprezza la capacità di Cesare Bocci e Thilina Pietro Feminò di navigare nello sgomento tipico dei padre incredulo, quella di Vittoria Belvedere e Ira Noemi Fronten, madri intelligenti e sensibili in grado di empatizzare tra loro e, soprattutto, con la giovane coppia. Ha maggiormente colpito l'attenzione di chi scrive l'interpretazione di Fatima Romina Ali nel ruolo della domestica Tillie, probabilmente il personaggio più difficile da incarnare, in quanto nera e vittima inconsapevole dello stereotipo suprematista bianco. In tale contesto, la coppia July/John (Elvira Cammarone e Federico Lima) appare forse ancora non pienamente inserita: la prima è apparsa in termini fin troppo soavi, il secondo ha impostato la sua interpretazione richiamando stilemi marcatamente accademici, a fronte di una minore genuinità. Infine, alla perfetta dizione italiana della coppia nera si sarebbe preferito un più credibile accento straniero, maggiormente in grado di evidenziare i differenti background dei quattro consuoceri e, di conseguenza, più idoneo a valorizzare la raggiunta e tanto auspicata integrazione dello straniero, spesso non accettato in forza del suo differente substrato culturale e sociale, piuttosto che per il colore della sua pelle (a favore dello sceneggiatore, tuttavia, va precisato che nel lungometraggio di allora erano assenti personaggi stranieri).
Questa recensione si riferisce allo rappresentazione del 14 ottobre 2025.
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INDOVINA CHI VIENE A CENA? di William Arthur Rose adattamento Mario Scaletta
personaggi e interpreti Matt Drayton / Cesare Bocci Cristina Drayton / Vittoria Belvedere July / Elvira Cammarone Padre Ryan / Mario Scaletta Sig. Prentice / Thilina Pietro Feminò Sig.Ra Prentice / Ira Noemi Fronten John Prentice / Federico Lima Roque Tillie / Fatima Romina Ali
scenografia - Fabiana di Marco costumi - Graziella Pera musiche - Massimiliano Pace regia - Guglielmo Ferro
Guglielmo Ferro riporta in scena la stupenda commedia che fu interpretata al cinema dai due mostri sacri Katharine Hepburn e Spencer Tracy. Il tema, quello di un matrimonio misto, allora fece scalpore nell’ America di fine anni ’60, ma oggi è più che mai di attualità in una società sempre più multietnica. Il soggetto di William Arthur Rose ha quasi mezzo secolo, ma anche grazie all’adattamento di Mario Scaletta si presenta come un testo fresco e attualissimo. “Quando mi hanno proposto questo lavoro ne sono subito stato entusiasta" – ha detto Guglielmo Ferro. "Si tratta di un testo brillante, che però trasmette un messaggio a forte connotazione sociale. L’adattamento di Scaletta ha inoltre sfrondato tutta una parte strettamente legata agli anni ’60, per farne un testo estremamente attuale, anche nel linguaggio più crudo e diretto. Si parla dunque di differenze e di comprensione, termine, quest’ultimo, che preferiamo a quello più restrittivo di tolleranza”. (fonte: comunicato stampa)

TEATRO QUIRINO/VITTORIO GASSMAN Via Vergini, 7 ROMA tel: 06 6794585
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