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È andato in scena questa sera “Il fuoco era la cura”, opera ispirata al celebre romanzo di fantascienza “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury, scritto nel 1953. In un futuro distopico, i libri vengono banditi perché considerati pericolosi per l’ordine costituito: strumenti troppo potenti per chi desidera avere e mantenere il controllo sulla società.
La compagnia Sotterraneo costruisce un’architettura teatrale raffinata e complessa, articolata in un prologo, tre capitoli e un epilogo, attraversando tre epoche differenti che si intrecciano continuamente su più piani narrativi. Ci troviamo nel 2051. Cinque giovani cercano di imparare a memoria testi fondamentali per sottrarli all’oblio. Si interrogano, si ribellano, desiderano riappropriarsi di una sensibilità smarrita, di una capacità critica che solo le parole, comprese nel loro vero significato, possono restituire. La scena è essenziale: cinque sedie davanti a una parete nera, su cui due schermi segnalano i libri citati e le musiche che accompagnano lo spettacolo, contribuendo a creare emozione assieme alle luci, sapientemente dosate, che evidenziano ed enfatizzano i movimenti e le gestualità mai casuali degli attori. Uno spartito in cui ogni nota, ogni gesto, ogni parola si incastra a formare la melodia perfetta. Dopo il prologo, lo spettatore viene trasportato dentro le vicende del romanzo, come se si trattasse di un passato da rivivere. Il racconto segue fedelmente il percorso di Montag, ex pompiere incaricato di bruciare libri, e della sua progressiva ribellione. La narrazione si anima grazie a scene corali, flash-mob, gesti, danze, cori a cappella, giochi di luce e suoni fuori campo. Gli attori, tutti straordinariamente efficaci, danno vita al mondo di Fahrenheit 451, rendendo tangibile l’opprimente realtà di un sistema che censura il pensiero e spegne l’individualità in nome di un’illusoria uguaglianza (“non leggere porta pace”). A più riprese, la narrazione si interrompe per lasciare spazio a una sorta di conferenza stampa in cui i cinque giovani del futuro rivivono l’evoluzione della società in cui stanno vivendo, rispondendo a domande simboliche di un pubblico immaginario, che li costringono a fare i conti con i propri dubbi, paure e contraddizioni. Emergono desideri ancora vivi, tentativi di resistenza, ma anche conformismo e fragilità. Il viaggio prosegue nel cuore del romanzo di Bradbury: la crisi interiore di Montag, il distacco dalla moglie assuefatta all’intrattenimento televisivo dei “clown bianchi”, la fuga verso la comunità dei “book-people”. E infine, si torna di nuovo nel futuro del 2051, dove ormai il processo di deculturazione si è compiuto. Gli attori incarnano la generazione odierna, anch’essa ribelle, animata da buoni propositi, idealismo, voglia di reagire — ma incapace, in fondo, di portare a termine la propria missione. Neppure una pagina dei libri che stanno cercando di salvare viene ricordata. Il finale non concede facili consolazioni. Anche se le domande trovano ipotesi di risposta, resta un senso di inquietudine: siamo davvero tutti destinati a guardare solo i “clown bianchi”? Gli intellettuali sono tutti destinati a diventare “clown bianchi”? Uno spettacolo eccellente, intenso e coinvolgente, che usa un linguaggio favolistico per scuotere una morale collettiva e usa le scenografie raccontate come invocazione – tenera, disperata e un po’ buffa - a utilizzare lo strumento più potente che abbiamo: la nostra capacità di evocare un mondo intero grazie alla magia delle parole contenute nei libri e all’immaginazione. Uno spettacolo che ha entusiasmato un pubblico, per la maggioranza giovane, che ha richiamato sul proscenio più volte i cinque attori con straripanti e prolungati applausi..
La presente recensione si riferisce allo spettacolo del 14 ottobre 2025
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IL FUOCO ERA LA CURA liberamente ispirato a Fahrenheit 451 di Ray Bradbury
creazione Sotterraneo ideazione e regia Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Daniele Villa
con Flavia Comi, Davide Fasano, Fabio Mascagni, Radu Murarasu, Cristiana Tramparulo
scrittura Daniele Villa luci Marco Santambrogio abiti di scena Ettore Lombardi suoni Simone Arganini coreografie Giulio Santolini oggetti di scena Eva Sgrò
produzione Teatro Metastasio di Prato, Sotterraneo, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
con il sostegno di Centrale Fies / Passo Nord
residenze artistiche Centro di Residenza della Toscana (Fondazione Armunia Castiglioncello – CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro), La Corte Ospitale, Centrale Fies / Passo Nord
Sotterraneo è Artista Associato al Piccolo Teatro di Milano, fa parte del progetto Fies Factory ed è residente presso Teatri di Pistoia
Grande successo della stagione 2023/24, Sotterraneo riporta al Piccolo – nell’ambito di una personale che lo stabile milanese dedica al collettivo di suoi artisti associati per i vent’anni di attività – lo spettacolo teatrale liberamente ispirato al capolavoro di Ray Bradbury. Nel 1953, lo scrittore immagina un futuro distopico in cui leggere è vietato e chi viene sorpreso a farlo o possiede dei libri è immediatamente tratto in arresto. «Il libro è stato pubblicato circa 70 anni fa – spiegano gli artisti – ma è ambientato negli anni ’20 del XXI secolo, vale a dire oggi. Tu però ti trovi nel XXI secolo e stai leggendo questo testo, quindi Bradbury si è sbagliato? Dipende come intendiamo la distopia: una previsione sul futuro che a un certo punto viene confermata/smentita oppure un allarme sul presente che continua a rinnovarsi?».
Il fuoco era la cura attraversa e rilegge liberamente Fahrenheit 451, lo consuma come si fa con un libro amato, letto mille volte e trascinato in mille luoghi, lo sporca, lo dimentica da qualche parte e poi lo ritrova, mentre la copertina sbiadisce, la carta si scolla e le pagine si riempiono di appunti, biglietti, segnalibri e ricordi. Cinque performer ripercorrono la storia del romanzo, si identificano con i personaggi, si muovono in senso orizzontale mappando i coni d’ombra, le cose che Bradbury non ci spiega o non ci racconta, creando linee narrative parallele, deviazioni teoriche, costruendo anche le cronache di un tempo intermedio fra il nostro presente e un futuro anticulturale in cui l’istupidimento ci salva dal fardello del pensiero complesso.
(fonte comunicato stampa)


Teatro Studio Melato
Via Rivoli 6 20121 - Milano Tel: 02 21126116
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