Mater Strangoscias
Milano, Teatro Fontana, dal 16 al 19 settembre 2025

La scenografia compressa ed evocativa, che riverbera con potenza la condizione interiore della protagonista, fa inesorabilmente breccia nel vibrato emozionale del pubblico.
Uno spazio scarno, segnato da essenziali elementi simbolici, quasi reliquie di un vissuto spezzato che si fa categoria del pensiero. Gli elementi chiave dell'ambientazione divengono greve cassa di risonanza per le parole di Testori e per la presenza accattivante di Arianna Scommegna, anima incarnata dello strazio pieno e incessante di una madonna popolana.
Ella è sola in scena tuttavia, una sofisticata fisarmonica scalza (Giulia Bertasi) ne amplifica il respiro sopraffatto dalla tragica filiale assenza, dando così corpo e voce, con struggente intensità, alla protagonista testoriana che si muove tra registri estremi, dal sussurro lacerato al grido salvifico.
Attraverso la sua interpretazione, Scommegna restituisce la lingua incandescente dell'autore, rendendola palpabile, viva, attraversata da ogni fibra del corpo e dello spirito. È un’attrice di rara potenza costei, capace di trasformare il dolore in ode e la disperazione in rito d'autentico amore. 
Madre tribolata e creatura popolare, è il cuore pulsante dell’opera.
In lei si fondono il martirio e il grottesco, il sacro e il profano, come spesso accade nella scrittura del drammaturgo.
Il suo patimento è universale, archetipico, eppure visceralmente concreto. 
Attraverso questo lamento disperato, viene celebrato il teatro come atto provvidenziale: raccontare il tormento è già salvarlo. L'idioma, impastato di dialetto, latinismi, neologismi e invenzioni sonore, sono la cifra testoriana per eccellenza. Straordinario vernacolo incarnato, che gronda sangue e grazia insieme, che assurge a strumento di resurrezione del senso, nell’epoca dello svuotamento del sacro. Filosoficamente, il poeta attinge a un cristianesimo profondamente personificato, esistenziale, lontano da ogni consolazione evanescente, in cui Dio è nella carne lacerata, nel supplizio gridato, nelle membra che cadono per rialzarsi. Il suo teatro, e questa pièce in particolare, rappresentano un monito contro l’indifferenza, un inno alla dignità dell'afflizione, e una poderosa invocazione di senso in un mondo che sembra averlo smarrito.
La regia di Gigi Dall’Aglio, maestro del teatro tragico e simbolico, veicola il monologo con rigore e misura, creando un focus narrativo carico di tensione, addensato di sfuggente sarcasmo, dove ogni movimento ha il peso della necessità. La messinscena è carica di significati, come un altare laico in cui si celebra il culto della pena e della parola.
La produzione ATIR, realtà milanese che da anni lavora su un teatro di ricerca e radicamento, conferma in questo allestimento la propria vocazione alla rappresentazione del dramma dell’anima, della carne e del pensiero.
Mater Strangosciàs si configura quindi non unicamente come omaggio a Testori, ma come atto di devozione verso un teatro che non rinuncia mai a postulare l’umano nel suo punto più nudo e vertiginoso
.
Consigliato!


La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 16 settembre 2025



Mater strangosciàs

di Giovanni Testori
regia di Gigi Dall’Aglio
con Arianna Scommegna
alla fisarmonica Giulia Bertasi
scene Maria Spazzi
luci Pietro Paroletti
produzione ATIR

Arianna Scommegna - Premio Hystrio 2011 all’interpretazione
Dopo Cleopatràs, la pluripremiata Arianna Scommegna prosegue il suo percorso nell’universo poetico e struggente dei Tre lai di Giovanni Testori, tornando a Milano con Mater strangosciàs: spettacolo storico firmato da Gigi Dall’Aglio che mette in scena l’ultimo testo teatrale scritto dall’autore, una delle sue opere più intense e commoventi.
Prosegue così l’indagine sulla Mater, una figura femminile che incarna un aspetto dell'animo umano diametralmente opposto a quello della Reina lussuriosa morta suicida per mezzo di un aspide. Testori immagina qui una Madonna umile, del popolo, immersa nella terra della Valassina brianzola, che piange il figlio morto sulla croce. Una figura semplice, profondamente umana, che nel dialetto della sua terra – reinventato e mescolato a latino, spagnolo e francese – interroga Dio e cerca un senso al dolore dell’esistenza.
Mater strangosciàs è un lamento funebre e insieme un testamento spirituale, una riflessione sul mistero della sofferenza, ma anche un atto d’amore verso la vita. A differenza della lussuriosa Cleopatra, qui il dolore si fa silenzio, resistenza, fede laica.
In questa regia la parola si fonde con la musica: il suono della fisarmonica di Giulia Bertasi, come un mantice vivente, segue il respiro della Mater fino all’ultimo sussurro (fonte: comunicato stampa).



Teatro Fontana
Via G,A. Boltraffio, 21
20159 Milano
Tel: 0269015733
E-mail:
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Orario spettacoli: 20:30




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