Fame mia, quasi una biografia
Roma, Teatro India, 27 luglio 2025

Quante storie si possono raccontare sulla fame, specie se questa ti accompagna implacabilmente per tutta la vita fino ad arrivare al punto di non mangiare. Fame di cibo ma, anche di amore, attenzione, riscatto.

"Fame mia – quasi una biografia", lo spettacolo liberamente ispirato ad un romanzo di Amélie Nothomb (Biografia della fame), da cui eredita la tagliente ironia pur addolcendone ed “italianizzandone” i contorni, è il racconto di una vicenda purtroppo molto comune, la fame incontrollata, che si intreccia con la storia dell’interprete e che, con apprezzabile leggerezza, affronta l’annoso problema dei disturbi alimentari.
Lo spettacolo è un viaggio che parte dall’infanzia della protagonista per arrivare all’età adulta, scoprendo la bellezza del cibo e la sua capacità di appagamento. Si inizia col cioccolato a tre anni per poi aprirsi al vino e a tanti altri sapori, ricerca affannosa di qualcosa per riempire lo stomaco, ma anche tanti altri vuoti. Annagaia Marchioro, ispirandosi all’opera della Nothomb riesce a cucire uno spettacolo su se stessa, affrontando con nostrana ironia il dramma del rapporto conflittuale col cibo e in generale con la società. Brama di vivere e quindi divorare, bisogno di accettazione e quindi smettere di mangiare: bulimia e anoressia, due facce della stessa medaglia. Un racconto dove le patologie alimentari si fondono con la voglia di riscatto ed il body shaming serpeggia tra le pieghe di una società dell’apparenza. Sullo sfondo la Venezia degli anni ‘80 con le sue tradizioni e regole, ma soprattutto il suo dialetto che attraversa melodiosamente tutto lo spettacolo. 
Annagaia, con l’aiuto prezioso di Gabriele Scotti e della regista Serena Sinigaglia, racconta la sua storia di divoratrice attraverso la rievocazione di alcuni episodi comici ed altri drammatici: dialoghi con personaggi che si affacciano nella giovane vita della protagonista e che ne segnano l’esistenza: la nonna (veneta “doc”), la suora pugliese, l’amica napoletana. Donne che affiancano Annagaia nel suo percorso di vita e con cui la protagonista dialoga, mostrando una notevole padronanza dei dialetti italiani e una spiccata capacità di rappresentare per ogni persona le caratteristiche fisiche e motorie. 
"Fame mia" è una storia di disturbi alimentari raccontata con delicatezza e leggerezza nella quale un posto d’onore riesce ad averlo anche il riscatto dalle avversità e dallo scoraggiamento, proponendosi quasi, nel finale, un inno alla vita.
Lo spettacolo scorre leggero e ironico con la Marchioro che troneggia sul palco con una potenza comunicativa che non conosce rallentamenti. Un monologo fatto di tanti personaggi, di balletti, di siparietti, con la presenza costante ed ingombrante del tema del cibo. Un modo simpatico per far riflettere su quanto la “fame” possa influire sulla costruzione della propria identità.

 

 



Fame mia - quasi una biografia

con Annagaia Marchioro
in collaborazione con Gabriele Scotti
allestimento scenico di Maria Spazzi
costumi Erika Carretta
regia di Serena Sinigaglia

Fame mia è uno spettacolo comico e poetico che parla di cioccolato e di desideri, di cibo e di ossessioni, di accettazione e di denutrizioni. È liberamente ispirato al romanzo Biografia della fame di Amélie Nothomb, di cui cita alcuni dei momenti più alti sfocandone i contorni, fino a farlo aderire a un’altra storia, quella dell’autrice attrice che la interpreta con la crudele ironia che caratterizza anche il linguaggio della Nothomb. Un percorso di formazione, dall’infanzia all’età adulta alla ricerca di sé, una strada piena di curve e di salite ma anche di prati su cui riposare. Dedicato a tutte quelle persone che non si sentono abbastanza belle, che non si sentono abbastanza amate, che non credono di bastarsi per essere felici. Uno spettacolo un po’ per tutti: chi è senza peccato, scagli la prima pietra.
(Fonte: comunicato stampa)

Teatro India
Lungotevere Vittorio Gassman 1
Roma


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