Solo gli sfigati lavorano la domenica
Roma, Teatro Vascello, 23/24 luglio 2025

Il mondo del lavoro, ma soprattutto la difficoltà di trovare una occupazione, entra tra gli argomenti che il Roma Fringe Festival propone in questa edizione con lo spettacolo “Solo gli sfigati lavorano la domenica”, una sconsolata riflessione su quanto lo svolgere, o non svolgere, una attività (e di quale tipo) incida sulla propria esistenza.

Lo spettacolo è il racconto sulle vicissitudini lavorative di una giovane donna e sulle disuguaglianze di genere tuttora presenti nel mondo del lavoro e nella società moderna. Tutto inizia con una domanda: cosa voglio fare da grande? Un quesito che racchiude il possibile senso di una esistenza, le ambizioni e le speranze nel futuro, la realizzazione e la completezza per un ruolo ricoperto. La protagonista, nel suo riflessivo monologo si interroga su tante questioni, scandendo, anche con pause sottolineante dal gioco di luci, i tempi di un percorso che si articola dagli studi alla conquista di un contratto di lavoro “a tempo indeterminato, con ferie, permessi, premi aziendali”.
“Solo gli sfigati lavorano la domenica” è un testo nato dall’esperienza che l’autrice-attrice Manuele Fischietti ha maturato nei molti anni di attività come orientatrice professionale in un Centro per l’impiego, durante i quali, confrontandosi con varia umanità ha avuto modo di approfondire le tematiche lavorative e l’angoscia che ne deriva durante la ricerca. Nel monologo originale della Fischetti, con la drammaturgia e regia di Alessio Kogoj, la grande delusione verso il mondo del lavoro appare in tutta la sua ampiezza; nei vari passaggi della rappresentazione, dedicati a particolari situazioni familiari e lavorative, la protagonista dialoga con personaggi della sua vita (madre, padre, selezionatori, professori) riservando ad ognuno una emozione dominante: dall’ansia per un colloquio, alla gioia per una assunzione, dalla ribellione verso una società maschilista, all’ambizione di emergere. Ogni situazione presentata scandisce i tempi scenici, mescolando comicità e grottesco, la farsa che in un attimo si trasforma in dramma con cambi di registro repentini. Manuela Fischietti padroneggia con grande competenza ogni passaggio, modificando istantaneamente postura, tono di voce, inflessione dialettale (particolarmente meritevole di apprezzamento l’interpretazione in dialetto pugliese della signora che racconta alla parrucchiera del suo nuovo lavoro da segretaria), agitandosi e ballando su un palco vuoto e quasi al buio.
Lo spettacolo è una interessante riflessione sul mondo del lavoro che attraverso domande e considerazioni mette in mostra le storture sociali e i pregiudizi di genere. Amare considerazioni che lasciano però spazio alla speranza, esaltando la caparbietà femminile di non arrendersi a ciò che può sembrare ineluttabile, ma continuare a cercare e costruire un futuro più appagante e soddisfacente.

 

Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 23 luglio 2025.

Roma Fringe Festival 2025 

Solo gli sfigati lavorano la domenica

testo originale Manuela Fischietti
drammaturgia e regia Alessio Kogoj
con Manuela Fischietti & Alessio kogoj
costumi e oggetti di scena Samuel Trentini
e piccola bottega dei Teatri soffiati
tecnica bloom service
organizzazione Saba Burali
Proveniente da Trento
produzione i teatri soffiati / rifiuti speciali

Solo gli sfigati lavorano la domenica è una spassionata dichiarazione di delusione verso un mondo che ci vuole performanti, credibili, attivi, eroici, produttivi anche quando il lavoro non c’è. Solo gli sfigati lavorano la domenica è un racconto tutto al femminile sulle diseguaglianze di genere nel mondo del lavoro e non solo. Solo gli sfigati lavorano la domenica è un manuale di sopravvivenza per chi lavora, per chi continua a cercare lavoro, per chi vorrebbe cambiare lavoro, per chi non sa più lavorare. Solo gli sfigati lavorano la domenica è la domanda che supera sempre l’offerta. Ma è anche un atto d’amore verso il nostro io profondo, quell’io speranzoso, che ogni tanto, stanco sul divano a fine giornata, torna a chiederci “Era questa la vita che sognavi da bambino?” Parole, azioni, opere, omissioni e musica sintetica s’inalberano sulla scena scandendo tempi di grande leggerezza e profonda riflessione. Uno specchio in cui ogni spettatore potrà riconoscersi, aldilà di ogni deformazione professionale e pura consapevolezza. Tra cambi di registro, dal comico al grottesco e dal drammatico al tragico passando per la farsa, la scena si colora di quadri, atmosfere sfocate o vivide, il cui centro pulsante è il lavoro con le sue contraddizioni, visioni, speranze.
(Fonte: comunicato stampa)

Teatro Vascello
Via Giacinto Carini 78
Roma
06 588 1021

 


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