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Lavorare per vivere o vivere per lavorare? Quanto spazio occupa il lavoro nelle nostre vite? A queste e ad altre domande il duo Lorenzo Maragoni e Niccolò Fettarappa cercano di dare una risposta nello spettacolo proposto nell’ambito della kermesse “India città aperta”.
I due autori/attori, soli sul palco e privi di qualunque arricchimento del palcoscenico, cercano di spiegare al pubblico presente nell’arena del Teatro India (zona di archeologia industriale situata in uno dei quartieri più vivaci di Roma – Testaccio, Ostiense e Marconi – e vicino alla riva del Tevere) come e quanto il lavoro struttura la nostra identità e plasma la percezione che abbiamo di noi stessi e degli altri. Dopo generazioni di operai e padroni, lavoratori e capitalisti, oggi la persona coincide con la funzione che svolge, la disponibilità è continua e la prestazione diventa stile di vita. Queste le considerazioni alla base di “Solo quando lavoro sono felice” il primo progetto teatrale condiviso da Lorenzo Maragoni e Niccolò Fettarappa: una drammaturgia a due voci che mescola riflessioni tipiche del teatro civile, considerazioni generazionali e dialoghi arguti conditi con un pizzico di ironia e molto disincanto. Maragoni e Fettarappa – entrambi nati negli anni Novanta – propongono uno spettacolo con riflessioni tipiche di trentenni/quarantenni alle prese con le scelte sul futuro, arrabbiandosi, ridendo e mettendo in discussione il “sistema” e le sue richieste di perenne produttività. Due protagonisti impietosi, non solo nella partitura, ma anche nel rapporto col pubblico col quale interagiscono, fanno domande, criticano e sbeffeggiano, mostrando una non consueta capacità di improvvisazione e provocazione. D'altronde, come dagli stessi autori dichiarato “Nel nostro spettacolo proviamo ad aprire un dubbio, una fessura in questo regime discorsivo. Ci chiediamo: per quanto una persona si senta libera, realizzata”, e con questi presupposti, lo spettacolo stimola negli astanti qualche riflessione profonda, stemperata dal taglio ironico della pièce che, seppure in alcuni momenti “piccante”, non sconfina mai nella pesantezza o nell’utilizzo di un linguaggio greve. In “Solo se lavoro sono felice” non ci si annoia e si ride anche se senza eccessi, non una risata sguaiata, ma contenuta e riflessiva, a momenti amara, in alcuni momenti probabilmente catartica.
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Solo quando lavoro sono felice
di e con Lorenzo Maragoni e Niccolò Fettarappa realizzato con il sostegno di Ferrara Off APS residenza produttiva Carrozzerie | n.o.t produzione La Corte Ospitale con il sostegno di MiC e Regione Emilia-Romagna Menzione speciale Forever Young 2021/2022 La Corte Ospitale
Una riflessione sul lavoro, sulla vocazione, sui soldi, sul capitalismo, sul tempo di vita e il tempo di lavoro, sui pranzi di lavoro con se stessi, sulla disperazione. Quanto ci definisce il lavoro? Chi siamo fuori dal lavoro? Quanto si riesce a resistere in una conversazione prima di informarsi sul mestiere svolto dalla persona con cui stiamo parlando? Queste sono alcune delle domande da cui parte il dialogo tra i due attori in scena. Questo è lo spettacolo giusto per chi ama il proprio capo, per chi lo odia, per chi è il capo di se stesso e si ama e si odia, per chi lavora troppo, per chi lavora troppo poco, per chi sta aggiornando il curriculum, inventando lavori, per chi sta pensando di sbattere finalmente la porta e andare via. Per la nostra generazione, i confini tra lavoro e vita sono sfumati: il nostro self è definito in buona parte dal lavoro che facciamo. E quello che facciamo, lo facciamo sempre, siamo operativi tutto il giorno, tutti i giorni. Dopo il precariato, la nuova frontiera tossica del lavoro corrisponde a uno stato continuo di autosfruttamento, difficile da riconoscere e da interrompere. (Fonte: comunicato stampa)

Teatro India - Arena Lungotevere Vittorio Gassman, 1 Roma Telefono: 06 8775 2210
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