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Marco D’Agostin ci omaggia di un'autentica sfida delle convenzioni teatrali, fondendo scienza, danza e musical in un'esperienza performativa peculiare. La scena si apre con il monologhista che assume a pieno titolo le sembianze di un vago viaggiatore nel tempo, figura sospesa tra epoche, linguaggi e codici prestazionali. Il suo portamento, il timbro della voce, la postura scenica e la struttura del racconto sembrano collocarlo in un altrove che sfugge alla linearità cronologica.
È un uomo del futuro che guarda al passato, o forse idealmente un raro sopravvissuto all'impatto terrestre dell' asteroide di Chicxulub che 66 milioni di anni fu la causa dell’estinzione di massa del Cretaceo-Paleogene che spazzò via circa il 75% delle specie viventi, inclusi i dinosauri non aviari. L'evento epocale che lasciò, negli strati geologici della Terra, una sottile linea di argilla ricca di iridio, metallo di transizione raro sulla crosta terrestre ma comune negli asteroidi che segna metaforicamente e fisicamente la demarcazione tra un "prima" e un "dopo". Il solista tenta di ricomporre memorie smarrite, fossili emotivi, frammenti di cultura pop e riflessioni scientifiche e, mentre è intento a discutere di ossa ed estinzioni, si ritrova gradualmente sopraffatto da una forza irresistibile, quella del musical. Le sue parole si trasformano in canto, i gesti in coreografie in una eccentrica combinazione tra rigore scientifico ed esuberanza artistica. Questo suo statuto di soggetto anacronico è tutt’altro che casuale: è scelta poetica e drammaturgica, coerente con l’impianto della pièce. Il protagonista incarna quindi una figura che attraversa la rovina con levità, capace di evocare con la stessa intensità tanto il rigore di un paleontologo quanto la leggerezza di un performer da musical. È il corpo-archivio di un tempo frantumato e compresso, che nel suo vagare cerca continuità là dove tutto pare essersi interrotto. Una presenza gentile e resistente, che racconta, con ironia e struggimento, il destino di chi insiste a vivere anche dopo la fine, sia pur la fine di un amore.
La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 6 giugno 2025 |
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Asteroide
di e con Marco D’Agostin suono Luca Scapellato, canzoni Marco D’Agostin, Luca Scapellato scene Paola Villani, Bots Conspiracy, luci Paolo Tizianel, costumi Gianluca Sbicca con un’incursione testuale di Pier Lorenzo Pisano assistente alla creazione Lucia Sauro ricerca condivisa con Chiara Bersani, Sara Bonaventura, Nicola Borghesi, Damien Modolo, Lisa Ferlazzo Natoli movement coach Marta Ciappina, danze di repertorio Giulio Santolini, Stefano Bontempi vocal training Francesca Della Monica, consulenza scientifica Enrico Sortino costruzione elementi scenici Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa promozione, cura Damien Modolo organizzazione, amministrazione Eleonora Cavallo, Federica Giuliano, Irene Maiolin, Paola Miolano comunicazione digitale Alessandro Ieva Produzione VAN in coproduzione con Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa Théâtre de la Ville, Paris Fondazione Teatri di Pistoia Pôle-Sud CDCN Strasbourg; Festival Aperto Fondazione I Teatri - Reggio Emilia Baerum Kulturhus Dance Southeast-Norway Snaporazverein Con il sostegno CCN Ballet de l’Opéra national du Rhin Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni Firenze AMAT e Civitanova Danza per RAM_Residenze Artistiche Marchigiane; La Contrada, Teatro stabile di Trieste Istituto Italiano di Cultura di Oslo/MiC-Direzione Generale Spettacolo Sprang / Ål kulturhus, regional dance scene and performing arts center nell’ambito di NID international residencies programme; Grand Studio, Bruxelles; Scenario Pubblico Catania; CSC/Centro per la Scena Contemporanea (Bassano del Grappa); Atcl/Spazio Rossellini: Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza; Centrale Fies; Teatro Stabile dell’Umbria
Nel nuovo spettacolo di Marco D’Agostin, un misterioso paleontologo si presenta al pubblico per discorrere di ossa, estinzioni e materiale cosmico. Appare subito chiaro che qualcosa non torna: le sue frasi si lasciano scappare dettagli sentimentali, la postura di un arto assume una bizzarra posa coreografica, la pronuncia delle parole assomiglia sempre di più a un canto. Una minaccia incombe sul corpo del divulgatore, terrificante quanto la scia di un asteroide: è il musical, la forma di entertaining più paradossale ed estenuante, che sembra voler divorare la conferenza per mettere alla prova la capacità di danzare e cantare il racconto della fine. In un corpo a corpo con Broadway, il divulgatore/performer di D’Agostin dà vita a un inedito duetto che ha per coppie di protagonisti la scienza e l’amore, l’intrattenimento e l’informazione, la vita e la morte. Tra tradimenti, ossa di dinosauro e misteriose grotte piene di iridio, Asteroide racconta la straordinaria capacità della vita – e dunque dell’arte – di ripresentarsi sempre, in nuove forme, senza soccombere mai. E gli esseri viventi, chiamati di continuo a ricostruirsi dopo le apocalissi, sono la prova di una costruzione continua e costante, strato dopo strato, come il tessuto terrestre (fonte: comunicato stampa).


Piccolo Teatro Studio Melato
Via Rivoli, 6, 20121 Milano Tel: 02 21126116
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ORARIO SPETTTACOLI:
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