Stabat mater
Milano, Piccolo Teatro Grassi, dal 27 maggio al 1°giugno 2025



"Stabat Mater", locuzione latina che significa letteralmente "Stava la Madre" è l'incipit di un celebre componimento medievale attribuito a Jacopone da Todi, che descrive la sofferenza della Vergine Maria ai piedi della croce, mentre assiste alla crocifissione del figlio Gesù. Nel contesto teatrale e contemporaneo, come nella pièce di Liv Ferracchiati, il titolo evoca la sagoma genitoriale come laterale e pervasiva presenza dolente, ingombrante e centrale, e apre riflessioni più ampie su identità, sacrificio e legami familiari profondi e conflittuali.

Intensa e raffinata quest'opera teatrale che esplora il tema dell'identità di genere attraverso la storia di Andrea, uno scrittore trentenne alle prese con un profondo conflitto interiore. Lo spettacolo, secondo capitolo della "Trilogia sull’Identità" della compagnia The Baby Walk, si distingue per una drammaturgia incisiva e una messa in scena suggestiva.
Il protagonista, interpretato dallo stesso Ferracchiati, è un uomo imbrigliato in un corpo femminile, che lotta per affermare la propria identità autentica. La figura materna, rappresentata da Francesca Gatto, incombe sulla scena, come nella vita del protagonista, come un'inquietante ombra onnipresente, simbolo di un legame soffocante e di una società incapace di comprendere la complessità dell'identità di genere. La scenografia disposta in verticale ha un valore asintotico e grazie all'uso di impalcature iridescenti, amplifica il senso di claustrofobia e di controllo esercitato dalla genitrice sul figlio. 
La narrazione si sviluppa attraverso un linguaggio frammentato e sincopato, che riflette il tumulto interiore del protagonista e la sua ricerca di autenticità. Le relazioni con la fidanzata e con la psicologa si intrecciano in un percorso di autodeterminazione, dove la parola diventa strumento di liberazione e di definizione del sé. 
Riluce e spicca nel racconto lo humor di Liv Ferracchiati che si avvicina, per asciuttezza e precisione, a una forma di scherno anglosassone che mescola distacco emotivo, autoironia e una sottile vena malinconica. È un sarcasmo affilato, mai urlato, che non cerca lo sberleffo né la battuta facile: Ferracchiati lavora su sfumature, reticenze, piccoli scarti linguistici o gestuali che svelano, più che dichiarare. Questa sfumatura canzonatoria si nutre di minimalismo e understatement, prediligendo il paradosso esistenziale piuttosto che il comico esplicito. L’effetto è quello di uno straniamento sobrio: lo spettatore sorride, ma con un sotteso senso di inquietudine addosso. Non si ride "di", ma si sorride "con" – anche nel dolore, nella fragilità, nella ricerca identitaria. Un’irrisione che non consola ma decanta, che accompagna gli astanti in un processo di riflessione più che di evasione, tipica di certo teatro di parola british, da Harold Pinter a Alan Bennett, dove il non esplicitato è più roboante del dialogo stesso.



La presente recensione si riferisce allo spettacolo del 31 maggio 2025


Stabat Mater

drammaturgia e regia Liv Ferracchiati
con
Liv Ferracchiati
Francesca Gatto
Chiara Leoncini
Livia Rossi
aiuto regia Piera Mungiguerra 
scene Giuseppe Stellato
costumi Laura Dondi
luci Emiliano Austeri
suono spallarossa
produzione Centro Teatrale MaMiMò,
Marche Teatro,
Teatro Nazionale di Genova,
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

Con un nuovo cast e un allestimento completamente rinnovato, lo spettacolo torna ora in scena in una forma diversa, nella volontà di far rivivere un progetto che, precorrendo i tempi, aveva trattato tematiche politicamente e socialmente centrali quali l’autodeterminazione e la libertà d’espressione identitaria.«Un raro esempio di riuscita commedia italiana dal sapore anglosassone. All’interno di una struttura drammaturgica complessa e gestita con mano ferma, spiccano dialoghi credibili e incalzanti, ricchi di una destrezza ironica che ricorda il primo Woody Allen»: con questa motivazione, nel 2017 la giuria del Premio Hystrio Scritture di Scena scelse come vincitore Liv Ferracchiati e il suo Stabat Mater, storia di uno scrittore trentenne che cerca di diventare adulto e di trovare una propria collocazione nel mondo, emancipandosi dalla figura materna e tendando di abbattere i più tossici stereotipi maschili (fonte: comunicato stampa).



Piccolo Teatro Grassi

Via Rovello 2

20121 -  Milano
Tel: 02 21126116
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ORARIO SPETTACOLI:
domenica ore 16:00




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