Il caso Kaufmann
Milano, Piccolo Teatro Grassi, dal 6 al 18 maggio

Nel raffinato adattamento teatrale de Il caso Kaufmann, diretto da Piero Maccarinelli e tratto dal romanzo storico di Giovanni Grasso, la narrazione è ispirata al reale Leo Katzenberger, imprenditore ebreo nella Norimberga nazista.
È il 1941, e la Germania hitleriana ha bisogno di uno specimen. Kaufmann viene calunniato di aver intrattenuto una relazione intima con una giovane ariana: nasce così il primo processo celebrato per contaminazione razziale, secondo le Leggi di Norimberga. Lo spettatore si trova d'innanzi ad una duplice coercizione: una fisica, la cella angusta del carcere di Stadelheim a Monaco, e una simbolica, rappresentata dall'abitazione di Leo Kaufmann, ambiente privato e domestico che si trasforma in luogo d’inquisizione e stigma, crocevia tra intimità e sorveglianza
Questo parallelismo scenico è dirimente nella struttura drammaturgica: la prigione e la casa sono spazi speculari e speculativi, entro cui si consuma la decostruzione dell’identità del protagonista. L’una è il luogo dell’attesa della morte, l’altra il teatro della condanna pubblica. Entrambi, tuttavia, eletti ad aree della violazione  del corpo, della parola, del diritto.
Il salotto borghese, che nel romanzo è tratteggiato come sobrio e ordinato, viene assediato da occhi estranei, da gendarmi e giudici, trasformandosi in una sede di giudizio totalitario. La quotidianità viene colonizzata dall’ideologia nazista. Nella rivisitazione drammaturgica, questa trasfigurazione è resa attraverso la memoria evocata da Kaufmann stesso: la sua dimora non è più rifugio, ma proscenio del sospetto, sacrario profanato dal controllo biopolitico.
La cella, di contro, diventa un ambito di resistenza interiore. Qui il protagonista, incarnato da un imponente Franco Branciaroli, non è più accusato bensì messaggero. La parola si emancipa dalla logica processuale e assume valore etico, testimoniale, quasi liturgico. Il corpo del presidente della Comunità ebraica di Norimberga in stato di segregazione, diventa deposito di memoria e coscienza civile.
La regia di Maccarinelli opta per una mise en espace essentiel ma altamente significativa: la gattabuia non è mero spazio realistico, ma struttura simbolica, luogo mentale e storico insieme. Luci fredde, cromatismi neutri e la scelta di mantenere pochi elementi scenici collocano l’attenzione sul virtuoso corpo attoriale e sulla parola.
La scrittura di Grasso, fedele al rigore storico e intessuta di pietas umana, viene trasposta nel dialogo scenico con rigorosa sobrietà. Non vi è retorica, ma una laica liturgia del ricordo. I personaggi, Leo, Irene, Padre Höfer diventano vettori di una tensione morale, e l’intera opera si configura come un atto processuale alla memoria collettiva, più che al singolo individuo. Il doppio scenario – cella e casa – non è soltanto un espediente scenografico: è il cuore ideologico della messinscena. Indica che non vi è distinzione, sotto i regimi totalitari, tra ambito privato e sfera pubblica. Tutto è esposto, tutto è giudicabile, tutto è pervertibile. È nella commistione di queste due orbite che si rivela la vera crudeltà del nazismo: non tanto nel gesto eclatante della condanna, quanto nella penetrazione silenziosa dell’intimità.
Il doppio scenario non è soltanto un espediente scenografico ma il nucleo ideologico della messinscena. Rimarca l'inequivocabile mancanza di discriminazione, sotto i regimi totalitari, tra terreno privato e pubblico. Nella sua resa teatrale, un elaborato dialettico necessario, capace di fondere memoria e linguaggio, contesto e coscienza, fino a postulare sul presente.



La presente recensione si riferisce allo spettacolo del 9 maggio 2025







Il caso Kaufmann

di Giovanni Grasso
regia Piero Maccarinelli
personaggi interpreti
Franco Branciaroli Lehman Kaufmann
Stefano Santospago Padre Höfer
Viola Graziosi Irene Seider
Franca Penone         Eva Greese, ex governante
Piergiorgio Fasolo Oskar Rothenberger, presidente del Tribunale speciale di Norimberga
Alessandro Albertin Herbert, tirocinante in magistratura e                                    assistente di Rothenberger
Andrea Bonella Hans Groß, giudice istruttore presso la                                            Corte ordinaria di Norimberga / Guardia
scene Domenico Franchi
luci Cesare Agoni
musiche Antonio Di Pofi 
costumi Gianluca Sbicca
produzione Centro Teatrale Bresciano
Teatro Stabile di Torino
Teatro Nazionale
Fondazione Atlantide
Teatro Stabile di Verona, Il Parioli

È il 1941, in una cella di massima sicurezza del carcere di Stadelheim a Monaco di Baviera. Sono le ultime ore di Leo Kaufmann, condannato a morte per aver commesso il reato di “inquinamento razziale”. Nonostante si sia sempre dichiarato innocente, la corte ha infatti stabilito l’esistenza di una relazione di carattere sessuale tra l’anziano ebreo e la donna “ariana”, poco più che ventenne, Irene Seidel. Giunto alla vigilia dell’esecuzione, il prigioniero chiede di poter vedere il cappellano. Non per una conversione in punto di morte, ma per far recapitare un ultimo messaggio alla donna. Davanti al prete cattolico, nelle angoscianti ore prima della fine, Kaufmann ripercorrerà la sua drammatica vicenda, terribile scontro tra odio e giustizia.
Ispirato a una storia vera, quella di Leo Katzenberger e Irene Seidel, Il caso Kaufmann è la trasposizione teatrale dell’omonimo romanzo di Giovanni Grasso, vincitore di molti riconoscimenti, tra cui il Premio Cortina d’Ampezzo per la narrativa italiana e il Premio Capalbio per il romanzo storico.
«Quello che mi affascina del testo di Giovanni Grasso – commenta il regista Piero Maccarinelli – è proprio l'iniziale indifferenza e poi la demenziale insensatezza della costruzione di indizi contro di lui da parte della sua piccola comunità di quartiere. Tutto si svolge infatti in un quartiere di una città di provincia, Norimberga. La costruzione delle prove contro di lui, l'inesorabile incedere della calunnia verso Irene, la speculazione degli indizi abilmente costruiti, procede come nel miglior polar. Parallelamente, i due processi contro Kaufmann testimoniano come le parole possano assumere valori diversi a seconda dell'uso e della contestualizzazione che ne viene fatta. Testimone esterno di tutte le narrazioni è un prete cattolico a cui Kaufmann vorrà ricostruire la sua oggettiva verità. Ma sul plot principale si inseriscono, interagendo, anche dati personali, sentimenti che si confondono fra una posizione paterna e un desiderio inevitabile della bella Irene. Eppure, tutto è affrontato con grande pudore e, insieme, con una inesorabile denuncia della mediocrità della calunnia che porterà all'esecuzione di Kaufmann per disonore razziale. Rappresentare questa storia è per me un piacere e un dovere civile.» (fonte: comunicato stampa)



Piccolo Teatro Grassi

Via Rovello 2
20121 -  Milano
Tel: 02 21126116
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domenica ore 16:00
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