L'uomo più crudele del mondo
Milano, Teatro Franco Parenti, dal 5 al 7 maggio 2025

L'ambiente spoglio e impersonale di un ferrigno opificio industriale contiene un mach psicologico di rara tensione emotiva fra antagonisti in antitesi apparente. Paolo Veres è il cinico imprenditore, noto per la sua produzione di armi che decide di concedere un'intervista a un giovane giornalista di una redazione locale. L'incontro incalza in un'escalation surreale, intrecciata da provocazioni emotive e rimembranze poco attinenti che sovvertono le reciproche posizioni, dall'esordio come intervista, trasmutandosi in un condizionamento perverso di potere e manipolazione rivelando, con un effetto rifrattivo, il substrato delle indoli profonde dei due.
Davide Sacco ci restituisce un duello verbale, una partita a scacchi metafisica tra due archetipi umani in continua metamorfosi, compressa nell'ovatta claustrofobica di uno spazio che, pur nella sua nudità scenica, diventa luogo frastagliato di echi morali e dilemmi esistenziali.
È la mente il vero luogo dell’azione,  quella dei personaggi e, per propagazione, quella dello spettatore.
La regia è chirurgica, essenziale. Ogni movimento è tarato per non distrarre dal cuore pulsante della pièce: il disvelamento dell’ambiguità morale. La luce, mai decorativa, scolpisce i volti come un interrogatorio silenzioso. Il tempo teatrale, scandito senza interruzioni, costruisce una tensione non esplosiva, ma sottilmente insostenibile. Lino Guanciale presta magistralmente corpo e voce al magnate, figura apparentemente monolitica, forgiata nel marmo di una razionalità spietata che sotto l’eloquenza tagliente e la sicurezza algida, cela una consapevolezza tragica: la percezione di rappresentare il prodotto perfetto di un mondo amorale. È crudele non per inclinazione patologica, ma per l'oscuro vissuto e la logica del sistema. Egli non gode del potere ma lo scruta, come la condanna necessaria di chi sa che non c'è spazio per l’innocenza in una realtà dove l’efficienza vale più dell’etica. 
Francesco Montanari veste le spoglie del bonario articolista, figura inizialmente poco strutturata, ignara, la cui sete di verità pare il contrappeso morale alla fredda spietatezza. Ma Sacco rovescia abilmente questa premessa. La discesa inesorabile del cronista verso l’oscurità, il modo in cui il suo idealismo cede alla fascinazione per il potere è forse l’aspetto più disturbante, affascinante e riuscito della drammaturgia. Il male, suggerisce la rappresentazione, non si impone: seduce.
Montanari
tratteggia con finezza calibratissima il passaggio dall’incertezza morale alla disinvoltura etica e lo fa senza forzature, lasciando che la trasformazione si compia per piccoli gesti, esitazioni, silenzi e divampi inevitabilmente.
La struttura della pièce è costruita su un ritmo incalzante, mai urlato, dove il dialogo si fa lama, sonda, trappola. Il regista utilizza la parola come strumento d’indagine ma anche come arma e i personaggi si affrontano come schermidori esperti, mossi da motivazioni che si disvelano gradualmente. La crudeltà a cui il titolo allude è duplice e coincidente con una struttura tortile tra inquisito ed inquisitore. La domanda che affiora, rimanendo sospesa fino all’ultima battuta, è quindi a chi possa essere affisso il marchio indelebile della crudeltà.
Siamo d'innanzi ad un teatro politico nel senso più alto: non ideologico, ma interrogativo che ci  pone davanti a un quesito esistenziale. Di fronte all’orrore, siamo davvero certi d'essere solo inermi e integri spettatori?




La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 6 maggio 2025

L'uomo più crudele del mondo

testo e regia Davide Sacco
con 
Lino Guanciale e Francesco Montanari
scene Luigi Sacco
aiuto regia Claudia Grassi
organizzazione Ilaria Ceci, Luigi Cosimelli
produzione Fondazione Teatro di Napoli –
Teatro Bellini / LVF / Teatro Manini di Narni
Spettacolo presentato in collaborazione con Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

Fino a dove può spingersi la crudeltà dell’uomo? Qual è il limite che separa una brava persona da una bestia? A cosa possiamo arrivare se lasciamo prevalere l’istinto sulla ragione?»
In una stanza spoglia di un capannone abbandonato, Paolo Veres è seduto alla sua scrivania: è l’uomo più crudele del mondo, o almeno questa è la considerazione che la gente ha di lui. Proprietario della più importante azienda di armi d’Europa, ha fama di uomo schivo e riservato.
Davanti a lui un giovane giornalista di una testata locale è stato scelto per intervistarlo, ma la chiacchierata prende subito una strana piega. In un susseguirsi di dialoghi serrati emergeranno le personalità dei due personaggi e il loro passato, fino a un finale che ribalterà ogni prospettiva (fonte: comunicato stampa).



Teatro Franco Parenti

Via Pier Lombardo, 14
20135 Milano
Tel:02 59995206
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