Home Recensioni Masterpiece Giorgio Gaber - Il teatro canzone

Giorgio Gaber
Il teatro canzone

Registrato al Carcano di Milano nel gennaio del 1992, questo album dal vivo segna il ritorno di Giorgio Gaber al teatro canzone, forma di spettacolo inventata anni prima da lui e dal suo socio Sandro Luparini.
Dopo anni di prosa, l'artista milanese riscopre il gusto di fondere musica e dialoghi in uno show che riprende pezzi e monologhi già proposti in passato, prevalentemente negli anni '70, al chiaro scopo di comprovarne l'attualità a '90 inoltrati (sono infatti esclusi "Porta romana" e "Non arrossire", pescati dal repertorio degli anni '60, regolarmente eseguiti dal vivo ma omessi dal disco in quanto ritenuti non in linea con il genere evocato nel titolo).
Molteplici i momenti di alto spessore: il monologo "Oh mama", ad esempio, è mirabile nella sua capacità di miscelare abilmente ironia e inquietudine, mentre il brano "Le Elezioni" fotografa perfettamente - con un approccio dalla forma delicata, quasi soave, che in realtà nasconde un insidioso cinismo - lo stato d'animo degli elettori nel momento del voto, e "Si può" è oltremodo ficcante nel narrare la fittizia libertà di far ciò che si vuole, anche le cose più anomale e imbarazzanti. E poi ancora altri capisaldi come "Far finta di essere sani", "L' illogica allegria", "Gildo", "Lo shampoo", tutti intrisi di sottile ironia, talvolta labilmente espressa, non di rado palesata in termini chiari e fin troppo diretti.
L'album esprime anche un desiderio di eterogeneità sonora, come testimoniano, tra gli altri, la direzione dixieland espressa ne "La nave", il walzer di altri tempi che tipizza il nuovo arrangiamento del citato "Lo shampoo" o gli assoli di chitarra che connotano gli enfatici brani "Le Mani" e "L'elastico", fusion il primo, quasi hard rock l'altro.

La vocazione antologica dell'album è tradita soltanto dalla presenza
del monologo musicato "Qualcuno era Comunista", uno dei momenti più alti dell'opera: inedito fino a quel momento, si sostanzia in un'analisi chiara di ciò che, fino a quel momento, era stato il Comunismo per molti: speranze, illusioni, delusioni si alternano nell'alveo di un resoconto lucido e diretto sublimato da un eccellente crescendo musicale di stampo enfatico.
Va doverosamente citato, infine, "I soli" (che apriva "Piccoli Spostamenti Del Cuore", ultimo suo album tradizionale fino a quel momento pubblicato), magnifica ballata malinconica dedicata agli "individui strani", pervasi dal gusto di sentirsi "fuori dagli schemi" e che, "nella follia di oggi" sono da considerarsi "i nuovi pionieri".




Giorgio Gaber: voce, chitarra
Luigi Campoccia: tastiere
Claudio De Mattei: basso
Gianni Martini: chitarre
Luca Ravagni: tastiere e fiati 
Enrico Spigno: batteria

Label: Carosello
Paese: Italia
Genere: teatro canzone

primo tempo
Io Mi Chiamo G
Far Finta Di Essere Sani
Gli Inutili (prosa)
L'Odore
L'Illogica Allegria
E' Sabato (1991/1992)
La Paura
Le Elezioni
L'Elastico
Il Suicidio
I Soli
La Nave (1991/1992)

secondo tempo
Le Mani (1991/1992)
Oh Mama! (prosa)
Il Comportamento
Gildo
Dopo L'Amore
Lo Shampoo
Il Dilemma
Qualcuno Era Comunista (prosa)
Si Può (1991/1992)
C'è Solo La Strada (1991/1992)


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