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È indubbio che questo venga considerato il disco che più rappresenta il compositore, autentico camaleonte del cantautorato italiano. In un’unica collezione troviamo, infatti, pop, spunti elettronici e tanto jazz. Senza dimenticare l’ineccepibile sensibilità e accuratezza che Dalla riesce sempre a dimostrare quando si tratta di fotografare la quotidianità nei suoi aspetti più semplici. Ci sono singoli, come "L'ultima luna", "La signora", "Milano" e "Tango" che sono delle istantanee di un periodo storico ben delineato: la confusione e lo smarrimento degli anni di piombo in Italia, la società che cambia velocemente e con essa la lenta ma inesorabile perdita dell’individualità. Così "La signora" colpisce con la sua descrizione di come il singolo converga ed emerga dal tessuto sociale. "Milano", invece, immortala la speranza e la delusione dell’Italia post bellica, il sentimento dolce-amaro di chi vive una città piena di contrasti, che può farti sentire nella stessa giornata “sotto terra o sulla Luna”. Questi pezzi puntano dritti al dramma degli anni ‘70: la semplice quotidianità può facilmente essere stravolta da un momento all’altro, per chiunque. La vita è un vecchio tango da ballare, fino all’ultima nota come si può. E tutto ciò succede su un ritmo blues, su delle ballate a volte sincopate che emozionano nel profondo. Ci sono poi due grandi pezzi d’amore: "Stella di mare" e "Anna e Marco", profondamente diversi tra di loro. La prima è una dichiarazione di devozione assoluta. È forte, sfacciata, sincera e senza giri di parole arriva dritta al cuore. Il continuo cambiamento melodico trasporta l’ascolto in un’esperienza multidimensionale. Il ritmo è accelerato ma perfettamente scandito, il suono è fresco e diverso da ciò che ci si aspetta in un disco di fine anni ‘70 in Italia, gli Stadio sono eccezionali e scavalcano qualsiasi immaginazione. La seconda, invece, inquadra la sensazione di opprimente chiusura della provincia, la voglia di riscatto e di lasciarsi indietro la vita già prescelta. È una canzone da sogno surrealista, il racconto così sentimentale di una dinamica vecchia come il mondo è struggente. La gioventù provinciale. Sembra una ballata, ma è complicato descrivere in breve l’emozione che trascende da queste note. "Notte" rappresenta un interessante esperimento melodico, come ci si aspetta dal cantautore, soprattutto per gli scat suggestivi che si legano a dei cori. Rimangono i due pezzi esistenziali. Un’eccellente collaborazione con De Gregori prende vita in "Cosa sarà": una coppia formidabile si interroga sul senso della vita, sui più grandi e ineccepibili dubbi quotidiani. Lo scat utilizzato, e le sovrapposizioni dei timbri così distintivi di Dalla e De Gregori è impressionante, seguito da un sassofono e un sensazionale clarinetto. Questo brano è incredibilmente jazz. Ma non è solo un ricordo pop, è profondamente una creatura di Dalla, perché parla a chiunque, in qualsiasi condizione ci si trovi e qualsiasi lettura si voglia dare a questa confessione nostalgica. La fine del decennio, la distanza dal sogno di un’Italia tranquilla, lo scombussolamento degli anni di Piombo che incombe. Questa canzone arriva a tutti coloro che, crescendo, hanno perso l’incanto delle festività, perché crescere è meno magico di ciò che si crede. Ascoltare questa canzone significa passeggiare in Via d’Azeglio, a Bologna, passando sotto la memoria di Lucio Dalla e domandarsi che cosa ci riserva il domani. Le differenze si annullano, la musica unisce e coinvolge, anche parlando a distanza - di tempo e spazio. |
Lucio Dalla – voce e cori, clarinetto e sax alto, tastiera Anno: 1979 Tracklist:
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