|
Guidati dal chitarrista Jeff Loomis e dal batterista Van Williams, oggi i Nevermore si avvalgono di tre nuovi innesti capitanati dall'ottimo Berzan Önen alla voce, che va a sostituire lo storico frontman Warrel Dane, prematuramente scomparso nel 2017. Gli astanti, non soltanto coloro che ostentavano il logo geometrico degli americani, dimostrano di apprezzare in toto la performance in questione, oggettivamente valida ed avvincente per via della nota commistione tra thrash, power e groove metal operata abilmente dal combo. Il nostro incondizionato plauso incondizionato va al citato singer, per via di un'estensione vocale invidiabile, nient'affatto scontata. 45 minuti di setlist e i 5 lasciano il posto ai più noti headliner, qui alle fasi conclusive del Faithkeepers Tour 2026 (gestito, per ciò che afferisce al suolo peninsulare, da MC2 LIVE). Rispetto alle prime date (stiamo parlando di fine luglio 2026), la band inglese ha preferito uniformare il set delle quattro tappe italiane (Pordenone, Brescia, Bari e, per l'appunto, Roma), concentrando le energie sui brani storici d'impatto, garantendo uno spettacolo titanico e compatto, pur privo di grandi novità. “You've Got Another Thing Comin'” appare subito quale scelta atipica, per via di un incedere cadenzato e poco adrenalinico, certamente non azzeccato come brano d'apertura; molto meglio “Metal Gods”, perfettamente in grado di garantire la necessaria scarica di adrenalina inziale (il brano è quadrato e Halford è spassosissimo, nel suo incedere con andatura robotica); “Breaking The Law”, il primo classico, accende l’esplosione del pubblico, colpito anche dall'ottima esecuzione vocale di Halford, anche considerando la sua volontà di delegare buona parte del ritornello al pubblico, così perseguendo il chiaro scopo di preservare le corde vocali; a seguire, “The Ripper” (piccola incertezza temporale nell'attacco del secondo assolo), “The Sentinel” (con il singer che, pur stringendo i denti, incede sulle note più alte del bridge), "Desert Plains" (maestoso ed ipnotico il drumming di Travis); e poi ancora “Turbo Lover”, "Steeler", "Delivering the Goods", "Victim of Changes". “Painkiller”, anche presente, da un punto di vista esecutivo è il brano meno riuscito del set, stante una linea vocale proibitiva, a 75 anni passati: la performance del duo Faulkner/Sneap rasenta la perfezione assoluta ma Halford commette imprecisioni e taglia alcune sillabe per riprendere fiato. Sparsi a macchia nella blasonata tracklist appena citata, un (inutile) siparietto di Rob Halford (che dialoga con il pubblico in stile Freddy Mercury) e tre brani della produzione recente (“Lightning Strike”, "No Surrender” estratti da "Firepower" del 2018 e "Panic Attack", dal recente "Invincible Shield"), che testimoniano la volontà del gruppo di non guardare soltanto al passato. Il bis è spalmato su un trittico epocale: "The Hellion/Electric Eye", "Hell Bent for Leather", "Living After Midnight" (il secondo segna la consueta e irrinunciabile entrata sul palco di Rob Halford sulla Harley-Davidson). Concludendo, e ragionando per statistiche, 2 brani sono stati estratti da “Sad Wings of Destiny” (1976), 4 da “Killing Machine” (1978) e altrettanti da “British Steel” (1980), 1 brano ciascuno per “Point of Entry” (1981)”, “Defenders of the Faith” (1984), “Turbo” (1986), “Painkiller” (1990), “Invincible Shield” (2024) e 2 per “Screaming for Vengeance” (1982) e “Firepower” (2018). Tanti gli album ignorati: ”Rocka Rolla” (1974), “Sin After Sin” (1977), “Stained Class” (1978), “Ram It Down” (1988), “Angel of Retribution” (2005), “Nostradamus” (2008) e “Redeemer of Souls” (2014) e, non serve neanche dirlo, “Jugulator” (1997) e “Demolition” (2001), le due prove con Tim "Ripper" Owens alla voce. Infine, due note sui brani storici più clamorosamente esclusi, a modesto parere di chi scrive: "Beyond the Realms of Death", una delle ballad heavy metal più iconiche e intense di sempre, "A Touch of Evil", largamente suonata nei passati tour, "Screaming for Vengeance", sacrificata a favore di altri brani del disco omonimo. |
JUDAS PRIEST
|












