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Il Nabucco di Verdi, andato in scena il 4 agosto al Teatro Greco di Tindari, è una nuova produzione del Festival Lirico dei Teatri di Pietra in collaborazione con la Fondazione Taormina, con l’Orchestra Sinfonica residente del Festival Lirico dei Teatri di Pietra, in collaborazione con la Catania Philharmonic Orchestra, e il Coro Lirico Siciliano. La regia di Salvo Dolce sceglie una dimensione volutamente atemporale: la vicenda non viene ricondotta alla Babilonia storica, ma viene piuttosto proiettata in una dimensione universale, nella quale emerge con forza il tema dello schiacciamento dell’uomo di fronte all’autorità divina e al potere. Una scelta che sottrae l’opera a una lettura semplicemente storico-narrativa e ne mette in evidenza la componente simbolica. Particolarmente efficace la collocazione geometrica delle figure nello spazio scenico. Le masse e i singoli personaggi vengono disposti secondo precise direttrici, creando composizioni visive che sottolineano gerarchie, contrapposizioni e rapporti di forza. In questo impianto, il movimento scenico acquista una funzione quasi plastica, contribuendo alla costruzione del significato drammaturgico. Sul piano musicale, bene l’orchestra, capace di sostenere la tensione del dramma verdiano con una buona tenuta d’insieme. Una nota di particolare merito va alla sezione dei violoncelli, protagonista di momenti di particolare intensità e qualità timbrica. La direzione di Salvador Vázquez ha accompagnato l’azione mantenendo un rapporto equilibrato tra buca e palcoscenico. Una menzione speciale va senza dubbio al Coro Lirico Siciliano, che ha restituito con efficacia la dimensione collettiva e corale dell’opera. Il pubblico ha manifestato il proprio apprezzamento con una richiesta di bis del celeberrimo “Va, pensiero”, momento che ha confermato quanto il coro continui a rappresentare uno dei nuclei emotivi e più potenti dell’intero Nabucco. Nel complesso, lo spettacolo ha proposto una lettura che, pur allontanandosi dalla ricostruzione storica, ha cercato di riportare al centro la forza universale di Nabucco: il conflitto tra potere e individuo, autorità e libertà, umano e divino, in una cornice suggestiva come quella del Teatro Greco di Tindari. Sul versante vocale, il cast ha offerto una prova complessivamente convincente. Badral Chuluunbaatar ha dato a Nabucco autorevolezza e intensità, mentre Elena Mosuc ha affrontato l’impervia parte di Abigaille con temperamento e incisività drammatica, pur denotando, talora, agilità poco nitide. Molto positivo anche Khurelbaatar Oyunchimeg, uno Zaccaria dalla voce ampia e solenne, così come Matteo Mezzara, convincente Ismaele per eleganza del fraseggio e luminosità vocale. Anna Pennisi ha restituito una Fenena sensibile e musicalmente raffinata. Buone, infine, le prestazioni di Jiajian Lin, Pietro Di Paola e Xue Jia nei rispettivi ruoli. Sul podio, Salvador Vázquez ha guidato l’orchestra con una lettura energica e attenta al carattere teatrale della partitura, sostenendo con efficacia le voci e valorizzando i grandi momenti corali e le pagine più drammatiche del capolavoro verdiano. Una direzione capace di mantenere tensione e slancio, senza perdere di vista il respiro melodico.
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