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Meno persone sanno che il comune viterbese ha dato i natali a due illustri personaggi: Bonaventura Tecchi e San Bonaventura. Il primo fu germanista e scrittore italiano, autore, fra l'altro, della nota locuzione "la città che muore", proprio riferita a Civita (contenuta nell'opera a sua firma "Antica Terra", edita da Bompiani nel 1967). Vissuto nel XIII secolo, il Santo fu in vita filosofo e teologo, docente alla Sorbona di Parigi, fra i più importanti biografi di San Francesco d'Assisi (dal 1257 al 1274, fu ministro generale dell'Ordine francescano, del quale è ritenuto quasi un secondo fondatore), venendo canonizzato nel 1482 e proclamato "Dottore della Chiesa" 100 anni dopo. Orbene, proprio a Bagnoregio ha sede il Centro Studi Bonaventuriani, nato nel 1953 su iniziativa del citato Tecchi, primo presidente, che si propone di "conservare le memorie di e su Bonaventura esistenti nel territorio bagnorese", valorizzandone "la figura e il pensiero attraverso convegni annuali". Organizzato dal prestigioso consesso appena descritto, dal 29 al 31 maggio 2026 si è tenuto presso Bagnoregio il 72° Convegno di Studi intitolato “Bonaventura, figlio e interprete di Francesco, a 800 anni dalla morte di Francesco di Assisi", nell'ambito del quale ha trovato la sua naturale collocazione l'esibizione del Chorando Ensemble di Vitorchiano, interessato per volontà del Prof. Letterio Mauro, Presidente del Centro Studi, su convinto impulso del Prof. Tommaso Bernardini, fra i più attivi consiglieri del Centro medesimo. Sotto la rubricazione "Laudemus", l'ensemble viterbese ha proposto un repertorio spalmato su 9 "brani anonimi originali medievali", segnatamente laudi, intepretate con rigoroso sguardo alla compagine storica di origine: "alcuni dei brani", ha precisato il direttore Claire Duri, "avevano la peculiarità di essere anche danzati collettivamente, per questo le melodie sono ritmate e dall'apparenza gioiosa; i testi invece rimangono seri, in netto contrasto con l'aspetto musicale". Sublimate da arrangiamenti vocali quanto più fedeli al contesto storico-religioso del tempo, 7 di queste composizioni sono state estratte dal "Llibre Vermell de Montserrat", risalente al XIV° secolo, fra le più preziose raccolte di canti medievali a contenuto liturgico (di cui preme citare "Stella Splendens", dall'incedere particolarmente brioso); a queste, sono state aggiunte "Ave Verum Corpus", da cui Mozart trasse ispirazione per l'acclamato "Ave Verum Corpus K 618", e "Sia laudato San Francesco", lauda che merita un doveroso approfondimento: risalente al XIII° secolo, è tratta dal Manoscritto 91 della Biblioteca Comunale di Cortona (meglio noto come "Laudario da Cortona"), ed è stata eseguita in una versione sublimata, in appendice, dalla nota melodia "Cantico delle creature", tipizzata da un arrangiamento ben diverso da quello poi portato al successo da Franco Zeffirelli nel noto lungometraggio "Fratello sole, sorella luna". La scelta odierna poggia le basi prodromiche su un affascinate dualismo, apparentemente contrastante: da un lato, un tappeto quasi oscuro costruito da bassi e tenori particolarmente austeri; dall'altro, la nota melodia portante, sottilmente sussurrata da soprani e contralti. Si tratta di un approccio bicefalo del tutto nuovo, in grado di evocare ex aequo sia la compagine severa propria della liturgia medievale a vocazione monastica, sia le connotazioni più solari del messaggio soave di San Francesco. Impreziosito da innesti di stampo percussivo mai invasivi, sempre contestualizzati con precisione a dir poco chirurgica (ad opera dell'ospite Maria Vittoria Bosco), il Chorando Ensemble impone un suono corale autorevole che spicca per potenza di suono, mai tralasciando una delicatezza intrinseca, generalmente evocata grazie ad una nitidezza acustica raramente riscontrata nei complessi polifonici. |
Chorando Ensemble tracklist
Auditorium Vittorio Taborra |










