Home Recensioni Live Rapsodia satanica/Cavalleria rusticana - Bologna, Comunale Nouveau, 22 marzo 2026

Rapsodia satanica/Cavalleria rusticana
Bologna, Comunale Nouveau, 22 marzo 2026

Orfana della tradizionale associazione verista a Pagliacci di Leoncavallo, la Cavalleria rusticana della stagione operistica bolognese viene, in una scelta insolita quanto felice, abbinata alla meno nota Rapsodia satanica dello stesso Mascagni.

La composizione, commissionata come colonna sonora per l’omonimo film muto di Nino Oxilia, fece anche parte di una serie di concerti orchestrali, e il film era insolitamente concepito per illustrare e accompagnare la musica, piuttosto che il contrario. La direzione di Carmine Pinto, che inevitabilmente fa ricorso al click in cuffia per garantire la corretta sincronizzazione, esalta il flusso musicale soprattutto nei suoi impeti impulsivi e nei rubati struggenti, e riesce a valorizzare la scrittura di Mascagni, molto ricca di sospensioni, rallentandi e accelerandi; il forte uso dei colori di archi, arpa e legni è ben restituito dall’orchestra, così come la nitidezza nei climax, e l’arco narrativo risulta coerente tra buca e schermo, evitando cali di intensità nelle sezioni di raccordo. La Cavalleria rusticana di Mascagni rappresenta lo stile verista delle messe in scena che ha poi preso d’assalto il mondo, con una trama che è archetipo dei melodrammi del XIX secolo. Non più teste coronate o altri reali: il verismo si concentra sulle persone comuni, sui contadini, ed è ambientato nei loro villaggi polverosi e in rovina, dove le passioni sono profonde e gli animi d’argento vivo. La materia risulta profondamente magmatica, intrisa di emozioni, religione, passione e fragilità umana, e il nesso dell’amore perduto, di quello cercato nell’ombra e della gelosia fornisce un focus espressivo centrale: nel nucleo della Cavalleria rusticana si stagliano un cattolicesimo conservatore, una società dominata dalla Chiesa e una cultura patriarcale connotata da pressioni sociali e atteggiamenti violenti e sprezzanti nei confronti delle donne prevaricate. La regia di Emma Dante è abile nel riempire la scena con elementi mobili che assolvono non solo il compito di rappresentare ambienti diversi, ma anche quello di introdurre continuamente spunti di riflessione e movimento degli animi. E così, il saliscendi di Santuzza e Turiddu riproduce i moti di gelosia, vergogna e pietas insiti in un duetto scarno di parole e potente nell’uso dell’orchestra. Il Cristo che stenta il passo e cade sotto il peso della Croce a metà del percorso, e la madre che lo alleggerisce, sono un raro esempio di scene che non invadono Intermezzo e Preludio (tradizionalmente eseguiti a sipario calato), ma anzi ne esaltano potenza, dinamiche e dissolvenze, creando un tutt’uno che ci inchioda alle ipocrisie della società attuale.


Martina Belli ha voce calda, solida nell’acuto e ben timbrata nel registro grave, un fraseggio interessante e una forza espressiva carismatica. Delinea un’ottima Santuzza: celestiale ed emozionante il suo Si alto durante l’“Inneggiamo”, svettante su coro e orchestra. Il baritono Roman Burdenko è un Alfio protervo e temibile, dalla voce ampia e di colore apprezzabile. Francesco Pio Galasso, come Turiddu, denota una considerevole sicurezza vocale, con acuti saldi e facili e un registro centrale ben sostenuto, che gli permettono di imporsi in tutti i suoi interventi. Il mezzosoprano Elena Zilio colpisce per la robusta esperienza e la solida qualità interpretativa; grande personalità nel trasformare in recitato alcuni tratti drammatici e impegnativi della partitura. Nino Chikovani è una Lola magnetica, dalla presenza scenica efficace e provvista di un bel timbro corposo. Molto bene anche il coro bolognese, preparato da Giovanni Farina, equilibrato nelle sezioni durante il coro d’ingresso “Gli aranci olezzano” ed efficace nel contrasto dinamico e nell’intonazione degli accordi pieni durante le armonie dense dell’“Inneggiamo”. La direzione di Daniel Oren ha fornito un’interpretazione in grado di rendere la musica un personaggio a sé stante. Mai invadente, l’orchestra ha permesso alle voci di brillare, ancorando al contempo la drammaticità. Particolarmente commovente è risultato, naturalmente, il celebre Intermezzo, elaborato quasi come un momento sospeso di dolore privato.


Foto: Andrea Ranzi


RAPSODIA SATANICA

Poema sinfonico per un film

Regia di Nino Oxilia

Musica di Pietro Mascagni

Revisione della partitura di Marcello Panni

Direttore Carmine Pinto

CAVALLERIA RUSTICANA

Melodramma in un atto

Libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci

Musica di Pietro Mascagni

Santuzza Martina Belli

Turiddu Francesco Pio Galasso

Alfio Roman Burdenko

Mamma Lucia Elena Zilio

Lola Nino Chikovani

Orchestra , Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna

Direttore Daniel Oren

Maestro del coro Giovanni Farina

Regia Emma Dante

Ripresa da Federico Gagliardi

Scene Carmine Maringola

Costumi Vanessa Sannino

Luci Cristian Zucaro

Coreografie Manuela Lo Sicco

 

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