Home Recensioni Live Wolfgang Amadeus Mozart – Messa in Do minore K427 - Milano, Teatro dal Verme, 12 e 14 marzo 2026

Wolfgang Amadeus Mozart – Messa in Do minore K427
Milano, Teatro dal Verme, 12 e 14 marzo 2026

La Messa in do minore K.427 rappresenta uno dei vertici più enigmatici e monumentali dell’intera produzione sacra di Mozart, concepita tra il 1782 e il 1783 come ex voto in occasione del matrimonio con Constanze Weber. La partitura si colloca in un’area singolare del catalogo mozartiano, in cui l’idioma liturgico raggiunge proporzioni quasi sinfonico-oratoriali e si confronta con la grande tradizione contrappuntistica tedesca.
Le linee corali e solistiche si intrecciano come arabeschi, alternando sezioni di insieme di imponenza grandiosa a segmenti virtuosistici e numeri solistici di sorprendente destrezza, in un equilibrio tra monumentalità e intimità cameristica. Il Kyrie apre con un impianto orchestrale di straordinaria ampiezza e densità timbrica: le voci si inseriscono in un intreccio serrato, mentre il soprano solista si innalza con linee di intensa cantabilità, stabilendo un dialogo costante tra collettivo e solista. Il Gloria si distingue per la varietà stilistica, alternando episodi corali di energia ritmica travolgente a fughe rigorosamente tessute e arie solistiche di brillante agilità; il "Laudamus te" in particolare si configura quasi come scena operistica, richiedendo agilità, luminosità timbrica e perfezione di emissione. Nel Credo, pur incompleto, il "Et incarnatus est" costituisce uno dei vertici lirici mozartiani: il trio concertante tra soprano, flauto, oboe e fagotto costruisce una trama timbrica di rara delicatezza, anticipando soluzioni orchestrali e vocali che caratterizzeranno il classicismo maturo viennese. Il Sanctus imprime una solennità sontuosa, con linee corali ampie e sostenute da un’orchestrazione luminosa e complessa; il Benedictus riduce le proporzioni alla dimensione concertante del quartetto di solisti, conferendo alla sezione un respiro dialogico e cameristico. Il risultato è un equilibrio formale in cui la grandiosità corale e la teatralità sacra si fondono armoniosamente con trasparenze timbriche e momenti di intima conversazione, riflettendo l’influenza approfondita di Bach e Händel attraverso la mediazione di Mozart. La lettura offerta da Diego Fasolis restituisce con precisione filologica e chiarezza strutturale l’intreccio delle linee polifoniche, la nitidezza dei contrappunti e la gestione dei livelli sonori, privilegiando tempi sostenuti e articolazioni definite. L’equilibrio tra collettivo e organico si manifesta con dinamiche scolpite, mentre la fluidità delle fughe e la trasparenza degli episodi solistici sottolineano la modernità sorprendente della partitura. Tra i solisti, Lydia Teuscher si distingue per emissione fulgida, legiadria e purezza timbrica; Rosa Bove contribuisce con solidità e fusione nelle sezioni d’insieme; Moritz Kallenberg offre una texture sonora chiara e proiettata; Johannes Weisser conferisce autorevolezza e profondità. L’ensemble e l’orchestra garantiscono compattezza, chiarezza interpretativa e distribuzione armonica dei registri, evidenziando la raffinata articolazione delle masse sonore e l’inserimento elegante degli strumenti a fiato, in particolare nell’"Et incarnatus est".
Il racconto che precede il Requiem K.626 aggiunge un’ulteriore prospettiva sul prodigio creativo. Commissionato nel 1791 dal conte Franz von Walsegg, il lavoro doveva apparire sufficientemente semplice da poter essere attribuito allo stesso committente, che ne avrebbe curato trascrizione e firma. Persino in questa circostanza, concepita per aderire a criteri esterni e apparire ordinaria, il talento indiscusso del precursore del classicismo maturo emerge con nitidezza. Le lettere superstiti rivelano la difficoltà di collocare coerentemente la composizione all’interno delle proprie raccolte. Alla morte del compositore, il completamento fu affidato all’allievo Franz Xaver Süssmayr, il cui contributo, pur rispettoso, evidenzia un divario percepibile rispetto alla complessità, alla densità e all’inventiva della scrittura originale. Il confronto con la K.427 mette in luce, con forza prorompente, la libertà creativa e la statura architettonica che il genio di Salisburgo imprimeva alle sue pagine, trasformando ogni frammento di devozione in un universo sospeso tra tradizione, innovazione e perfezione formale.


La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 14 marzo 2026


Diego Fasolis
dirige
La grande Messa in Do minore di Mozart
nell’81a Stagione dei Pomeriggi Musicali"Sèntiti pàrte"

L’Orchestra milanese e
il Coro della Radiotelevisione Svizzera
per uno dei capolavori più intensi del repertorio sacro

direttore Diego Fasolis
soprani Lydia Teuscher, Laura Bove
tenore Moritz Kallenberg
basso Johannes Weisser
Coro della Radiotelevisione Svizzera
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Wolfgang Amadeus Mozart (Salisburgo 1756 – Vienna 1791)
Messa in Do minore k427
Kyrie (Andante moderato: soprano e coro)
Gloria (Allegro vivace: coro)
Laudamus te (Allegro aperto: soprano ii)
Gratias agimus tibi (Adagio: coro)
Domine Deus (Allegro moderato: soprano i e ii)

Qui tollis (Largo: coro)
Quoniam tu solus (Allegro: soprano i e ii, tenore)
Jesu Christe (Adagio: coro)
Cum Sancto Spiritu (coro)
Credo (Allegro maestoso: coro)
Et incarnatus est (Andante: soprano i)
Sanctus (Largo: coro)
Hosanna in excelsis (Allegro comodo: coro)
Benedictus (Allegro comodo: soli e coro)
Agnus Dei (su musiche del Thamos, König in Aegypten k345)

Diego Fasolis direttore
Interprete di riferimento per la musica storicamente informata, ha studiato a Zurigo, Parigi e Cremona, debuttando dapprima come organista esecutore delle integrali di Bach, Mozart, Mendelssohn, Liszt. Nel 1993 è stato nominato direttore stabile dei complessi vocali e strumentali della Radiotelevisione Svizzera. Dal 1998 dirige I Barocchisti, ensemble con strumenti storici da lui fondato insieme alla moglie Adriana Brambilla, prematuramente scomparsa, alla quale ha dedicato nel 2013 una Fondazione per il sostegno di giovani musicisti. Direttore ospite di formazioni di primo piano, dal 2012 si esibisce regolarmente anche al Festival di Salisburgo. Alla Scala ha diretto il Trionfo del Tempo e del Disinganno e Tamerlano di Händel. Nel 2016 ha eseguito la Nona Sinfonia di Beethoven al Musikverein di Vienna con il Concentus Musicus Wien e l’Arnold Schönberg Chor. Nel 2011 Papa Benedetto XVI gli ha conferito un dottorato honoris causa per il suo impegno nell’interpretazione di Musica sacra. Vanta una discografia di oltre 120 titoli premiata con dischi d’oro, Grand Prix du Disque, Echo Klassik e diverse nomination ai Grammy Awards. Nel 2019 ha ricevuto una nomination agli International Opera Award tra i migliori direttori d’opera dell’anno (fonte: comunicato stampa).





Teatro Dal Verme
Via San Giovanni sul Muro, 2,
20121, Milano
tel. 02 87905201
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