Home Recensioni Live Concerto per pianoforte e orchestra di S. Rachmaninov - Sinfonia 4 in Mi min op. 98 di J. Brahms - Milano, Teatro Dal Verme, 21 febbraio 2026

Nel solco dell’81ª Stagione Sinfonica dell'Orchestra I Pomeriggi Musicali, eloquentemente intitolata "Sentiti parte 2025–2026", la Sala Grande del Teatro Dal Verme si è fatta teatro di un programma di alta e consapevole temperie tardo-romantica, imperniato sull’accostamento del Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in Fa diesis minore op. 1 di Sergej Rachmaninov e della Sinfonia n. 4 in Mi minore op. 98 di Johannes Brahms.
Sul podio, la bacchetta analitica e incisiva di Ryan McAdams; alla tastiera, l’autorevolezza poetica e tecnica di Mikhail Pletnëv: un connubio interpretativo di raro spessore, chiamato a misurarsi con due vertici emblematici del sinfonismo europeo di fine Ottocento.

Il Concerto op. 1 di Rachmaninov — composto in giovanissima età e successivamente rivisto — si articola secondo la tripartizione classica (Vivace – Andante – Allegro vivace), ma già rivela una concezione sinfonica del pianoforte. L’impianto formale rimane fedele alla forma-sonata nel primo movimento, con doppia esposizione e ampio sviluppo, ma ciò che colpisce è la precoce densità armonica: modulazioni ardite, scrittura accordale massiva, uso espressivo del registro grave e una cantabilità che prefigura i grandi concerti maturi. Il pianoforte non è mero antagonista dell’orchestra, bensì parte integrante di un tessuto dialogico continuo, in cui il lirismo slavo si alterna a impeti virtuosistici di matrice lisztiana.
La Quarta Sinfonia di Brahms, ultima sua opera sinfonica, si configura invece come summa e testamento stilistico. Anch’essa in quattro movimenti (Allegro non troppo – Andante moderato – Allegro giocoso – Allegro energico e passionato), culmina in una passacaglia finale di 30 variazioni su un basso ostinato derivato da Bach. Qui la forma non è solo struttura, ma principio etico: rigore contrappuntistico e tensione drammatica convivono in una scrittura che sublima il classicismo in senso romantico. L’opera rappresenta un punto di equilibrio fra disciplina formale e pathos contenuto, tra l’eredità beethoveniana e una modernità che guarda al Novecento.
Rachmaninov, nel suo Primo Concerto, afferma già l’identità del compositore-pianista tardo-romantico russo, erede di Čajkovskij ma proiettato verso un pianismo orchestrale di grande respiro. Brahms, con la Quarta, chiude idealmente la stagione sinfonica romantica tedesca, opponendo alla dissoluzione armonica wagneriana una riaffermazione della forma pura.
Se Rachmaninov incarna l’espansione emotiva e la verticalità sonora, Brahms rappresenta l’introspezione e la densità orizzontale del contrappunto. Entrambi, tuttavia, condividono una concezione organica della forma e una tensione costante fra lirismo e controllo strutturale.
Ryan McAdams si conferma direttore di gesto analitico e plastico, incline a una lettura trasparente delle partiture. La sua cifra interpretativa privilegia la chiarezza delle linee interne e un controllo minuzioso delle dinamiche, evitando compiacimenti retorici. Nel Rachmaninov, McAdams ha lavorato sulla respirazione orchestrale, garantendo al solista un tappeto sonoro elastico ma mai invadente. L’attenzione ai legni e agli archi medi ha valorizzato le modulazioni armoniche, mettendo in rilievo le progressioni cromatiche con sobria efficacia.
Nella Sinfonia brahmsiana, la sua conduzione ha evidenziato l’architettura complessiva: tempi moderatamente sostenuti, tensione costante nel fraseggio, cura del bilanciamento fra archi e fiati. Il quarto movimento, con la sua passacaglia, è emerso come costruzione implacabile ma non arida, grazie a un dosaggio calibrato delle masse sonore e a un crescendo finale di austera solennità. Figura di rilievo assoluto nel panorama pianistico mondiale, Mikhail Pletnëv — fondatore della Russian National Orchestra e interprete di riferimento del grande repertorio russo — unisce a una tecnica sovrana una concezione timbrica di rara raffinatezza. Il suo tocco, notoriamente cangiante, alterna una percussività controllata a un legato di matrice quasi vocale.
Nel Concerto op. 1, Pletnëv ha evitato ogni eccesso muscolare, privilegiando la chiarezza polifonica nelle sezioni più dense. Le grandi arcate accordali sono risultate scolpite con peso calibrato, mai martellate; nei passaggi lirici dell'Andante, il fraseggio si è disteso con rubato discreto e controllo millimetrico del pedale, ottenendo un suono vellutato ma nitido. Tecnica digitale impeccabile, articolazione precisa nei passaggi di doppie note e nelle scale cromatiche ascendenti, con un uso sapiente delle sfumature dinamiche dal pianissimo sospeso al fortissimo pieno ma non clangoroso.
L'Orchestra I Pomeriggi Musicali ha mostrato coesione e duttilità stilistica. Gli archi, compatti e omogenei, hanno saputo modellare tanto il lirismo rachmaninoviano quanto la tensione brahmsiana; i fiati, in particolare oboi e clarinetti, hanno offerto interventi di limpida cantabilità. Gli ottoni, mai debordanti, hanno sostenuto con autorevolezza la drammaturgia della Quarta.
La serata musicale ha posto in fecondo dialogo due distinte e complementari declinazioni del tardo Romanticismo, da un lato l’espansione lirica e l’urgenza passionale della scuola russa, dall’altro il classicismo tragico e severamente meditato della tradizione tedesca. Se il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 di Sergej Rachmaninov si configura quale aurorale manifestazione di un ingegno destinato a imprimere un segno indelebile nel pianismo novecentesco, la Sinfonia n. 4 di Johannes Brahms si erge quale epilogo consapevole e monumentale di un itinerario creativo che sublima la forma in suprema espressione etica ed estetica. La direzione di si è distinta per nitidezza esegetica e vigile coscienza architettonica, restituendo con equilibrio e tensione interna la complessità delle strutture. Mikhail Pletnëv ha riaffermato la propria statura di interprete-filosofo della tastiera, coniugando profondità speculativa e sovrana padronanza tecnica. Orchestra e solista hanno così composto un affresco sonoro di rimarchevole coerenza stilistica, pienamente degno di una stagione che invita, non casualmente, a sentirsi parte di una tradizione viva, pulsante e in costante rinnovamento.


La presente recensione si riferisce allo spettacolo del 21 febbraio 2026

Concerto per pianoforte e orchestra n. 1
in Fa diesis minore op. 1

di
Sergej Rachmaninov

Sinfonia n. 4 in Mi minore op. 98
di
Johannes Brahms

Direttore Ryan McAdams
Pianoforte Mikhail Pletnëv
Orchestra I Pomeriggi Musicali

Due mondi, due generazioni, due estremi della parabola creativa romantica si incontrano nel prossimo appuntamento dell’81ª Stagione sinfonica “Sèntiti pàrte” dei Pomeriggi Musicali. I concerti di giovedì 19 e sabato 21 febbraio vedono protagonista uno dei più ammirati pianisti viventi, Mikhail Pletnëv, impegnato nel Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in Fa diesis minore op. 1 di Sergej Rachmaninov, accanto alla Sinfonia n. 4 in Mi minore op. 98 di Johannes Brahms; sul podio della compagine lombarda torna Ryan McAdams

Mikhail Pletnëv – tra i grandi pianisti del nostro tempo –  dopo l’inaugurazione della scorsa stagione –  ha instaurato un rapporto di fiducia con I Pomeriggi Musicali e realizzerà l’integrale dei concerti di Rachmaninov (il n. 1 adesso, il n. 2 a maggio) destinata a completarsi nella stagione 2026/2027. Mikhail Pletnëv, pianista e direttore d’orchestra formatosi a Kazan e a Mosca, ha vinto nel 1978 il Concorso Čajkovskij e da allora è ai vertici del concertismo internazionale. Fondatore nel 1990 della Russian National Orchestra, Pletnëv è riconosciuto come poeta del suono, capace di una tavolozza timbrica vastissima e di un fraseggio di straordinaria intensità.
Il programma di questi concerti accosta il primo grande cimento concertistico del giovane Rachmaninov al compimento sinfonico di Brahms: alfa e omega, un inizio e una fine, un talento sorgivo e una maturità estrema, posti a confronto nel segno di una modernità sorprendente.
Composto tra il 1890 e il 1891, quando Rachmaninov aveva appena diciassette anni, il Concerto n. 1 rappresenta l’atto di nascita ufficiale del suo linguaggio pianistico. Formatosi al Conservatorio di Mosca, il giovane compositore mise mano a un lavoro che già rivela in nuce i tratti distintivi della sua arte: la gestualità ampia e drammatica, l’alternanza tra slancio virtuosistico e lirismo intenso, l’attenzione alla scrittura orchestrale, mai relegata a mero accompagnamento. Il Vivace iniziale si apre con un gesto energico che traduce in musica l’urgenza espressiva dell’autore, mentre l’Andante centrale – un notturno in Re maggiore – sospende il tempo in una cantabilità struggente, prefigurando le pagine più celebri della maturità dell’autore. Il conclusivo Allegro vivace in 9/8 fonde virtuosismo e tensione drammatica in un dialogo serrato tra pianoforte e orchestra. Normalmente eseguito nella revisione del 1917, il concerto conserva l’impronta del giovane autore ma già mostra la statura di un protagonista del tardo Romanticismo.
La seconda parte del concerto presenta la Sinfonia n. 4 di Brahms, scritta nel 1884-85. Ultimo capitolo del ciclo sinfonico brahmsiano, la Quarta rappresenta insieme un testamento artistico e un ponte verso il Novecento. Se nel primo movimento domina un tema di struggente malinconia, costruito su cellule minime e pause sospese, l’Andante moderato dispiega una narrazione sonora di limpida architettura, attraversata da raffinate modulazioni timbriche. L’Allegro giocoso, unico vero Scherzo sinfonico di Brahms, irrompe con vitalità e brillantezza orchestrale, mentre il Finale costituisce un unicum nella letteratura romantica: una monumentale passacaglia costruita su un tema tratto dalla Cantata BWV 150 di Bach. Non un omaggio accademico, ma un gesto di altissima consapevolezza storica, in cui il passato diventa materia viva per una visione tragicamente moderna. Come è stato scritto, «la sinfonia più rivolta al passato è la più tragicamente moderna».
Sul podio Ryan McAdams, direttore americano formatosi alla Juilliard School e all’Indiana University, artista di fama internazionale tanto nel repertorio sinfonico quanto in quello operistico e contemporaneo. Direttore Principale del Crash Ensemble irlandese, McAdams collabora stabilmente con le principali orchestre italiane e ha instaurato un solido sodalizio artistico con Mikhail Pletnëv, condividendo con lui un’intensa ricerca interpretativa (fonte: comunicato stampa).




Teatro Dal Verme
Via San Giovanni sul Muro, 2,
20121, Milano
tel. 02 87905201
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