Home Recensioni Live Orchestra da Camera di Mantova - Ravenna, Teatro Alighieri, 3 febbraio 2026

Orchestra da Camera di Mantova
Ravenna, Teatro Alighieri, 3 febbraio 2026

Nell’incantevole cornice dell’ottocentesco Teatro Alighieri di Ravenna si è tenuto ieri sera il concerto inaugurale della Nuova stagione sinfonica firmata Angelo Mariani, inserita all'interno del cartellone di Ravenna musica 2026.

Fino a maggio, la rassegna prevede un ciclo di nove concerti che propongono un repertorio ben assortito e molto interessante, sia di musica da camera che più propriamente sinfonico, con un cartellone che sceglie di accostare alcune orchestre italiane (Filarmonica Toscanini, Orchestra Corelli, I virtuosi italiani) a importanti solisti del panorama internazionale. Il programma andato in scena ieri sera ha visto l’Orchestra da camera di Mantova sotto la direzione di Friedrich Heider impegnata nella Sinfonia concertante in mi bemolle maggiore per violino e viola k 364 di Wolfgang Amadeus Mozart. Come accadeva frequentemente all'epoca, il grande compositore salisburghese non ha dedicato tanto spazio alla produzione di repertorio violistico (se non alcuni duetti con il violino), ma ci ha regalato questa splendida composizione nella quale lui stesso avrebbe eseguito la parte della viola. Articolata in tre movimenti come un concerto solistico, l’opera coniuga il più serioso stile sinfonico con la brillantezza del concerto e prevede un ricco scambio melodico tra i due strumenti concertanti e anche tra i solisti e l'orchestra. Ilya Gringolts al violino e Lawrence Power alla viola hanno saputo esaltare la scrittura mozartiana, anche indulgendo in sfumature espressive non sempre consuete ma affascinanti, in particolare per alcune scelte dinamiche e di fraseggio. Sono inoltre riusciti a creare, insieme all'orchestra, una sonorità omogenea che non voleva sottolineare il timbro diverso dei due strumenti solistici ma, pur evidenziandone la bellezza del suono di ognuno, riusciva a fondere il colore più morbido della viola con la brillantezza del violino, senza mai far percepire una netta separazione timbrica tra i vari interventi solistici. Nella seconda parte del concerto è stata eseguita la Sinfonia n. 4 “Italiana” in La maggiore op. 90 di Felix Mendelssohn. Terza in ordine di composizione da parte del compositore, scritta durante un suo soggiorno in Italia, il numero quattro corrisponde alla pubblicazione avvenuta dopo la morte di Mendelssohn nel 1847, molti anni dopo la prima esecuzione del 1833. La sinfonia mette in evidenza la capacità del compositore di coniugare lo stile formale della sinfonia classica con una freschezza armonica e una vena melodica sempre fluida e limpida, che emerge, con tratti sempre originali, nei quattro movimenti della sinfonia: il tema vigoroso e brillante del primo movimento (Allegro vivace), in tempo composto tanto caro a Mendelssohn, si contrappone a una melodia quasi contemplativa dell’Andante con moto; si passa poi al Con moto moderato, quasi un Minuetto piuttosto che uno Scherzo, che contrasta con il Saltarello. Presto finale, in cui si percepisce, pur senza desiderio di citazione da parte del compositore, il riferimento alle brillanti danze dell’Italia centro meridionale. Questo ultimo tempo vivacissimo e brioso, ben si presta a dare risalto al virtuosismo tecnico dell’orchestra e del direttore e chiude in maniera brillante un concerto molto apprezzato dal pubblico.

 


Ilya Gringolts violino

Lawrence Power viola

Orchestra da Camera di Mantova

Friedrich Haider direttore

Programma

Wolfgang Amadeus Mozart

Sinfonia concertante in mi bemolle maggiore K 364

Felix Mendelssohn-Bartholdy

Sinfonia n. 4 in la maggiore op. 90 “Italiana”

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