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Il titolo originario, che proviene direttamente dal testo teatrale di Beaumarchais, viene più volte citato nell'opera, quasi come un rimando costante alla finzione che permea tutta l'opera. Quello andato in scena al comunale il 30 dicembre 2025 come ultima recita, ripropone un presidente allestimento bolognese con la regia di Federico Grazzini che, forse in omaggio alla commedia originaria e all'interpretazione che di essa ne aveva dato lo stesso Rossini, gioca continuamente tra leggerezza e pensiero borghese, amore e egoismo. Senza eccessi, Grazzini indugia molto sul lato comico dell'opera, accentuando tutte le situazioni farsesche previste dal libretto. Anche le scelte musicali di Renato Palumbo mettono in evidenza la vivacità timbrica rossiniana attraverso sonorità brillanti e a volte trasparenti, anche con scelte di fraseggio e dinamica affatto scontate. Forse si sarebbe potuto dare un maggiore risalto al crescendo rossiniano così sapientemente strutturato dal compositore, ma non si può negare che nelle parti più drammatiche sembri quasi di sentire un accenno a certe pagine verdiane. La scenografia si costruisce sotto cli occhi degli spettatori direttamente sul palco a sipario aperto, già prima della fine della sinfonia avanti l'opera e questa è una scelta che distrae dall'ascolto della celebre ouverture che meriterebbe maggior attenzione da parte del pubblico. Il protagonista è un interessante Stefan Astakhov che regge molto bene il ruolo, sia vocalmente che scenicamente; peraltro quello di Figaro è certamente il baritono più celebre della storia della musica e forse uno dei ruoli più noti e amati dal grande pubblico. Antonino Siragusa è un raffinato interprete rossiniano che nel ruolo del conte di Almaviva mostra una vocalità brillante e spiegata, nonché una presenza scenica convincente; è efficace anche la Rosina di Chiara Tirotta che nella cavatina Una voce poco fa dimostra bella agilità vocale e interessanti sfumature timbriche, anche nel registro grave. Giovanni Romeo e Andrea Pellegrini, rispettivamente Don Bartolo e Don Basilio, alimentano sapientemente la scelta umoristica e a volte comica della regia, con belle interpretazioni vocali e sceniche, anche se in qualche occasione la ricchezza virtuosistica della scrittura rossiniana nella parte del vecchio tutore era poco udibile. Il coro maschile, sotto la guida di Gea Garatti Ansini, offre una bella prova interpretativa, estremamente coerente con il contesto. I recitativi secchi sono stati accompagnate al fortepiano da Anna Dang Anh Nga Bosacchi che fa delle scelte audaci, sia in termini di citazioni che per scelte quasi rumoristiche, che però non sono mai fuori luogo. Moltissimi applausi sull’ ultima aria del Conte cessa di più resistere (forse interpretata come un finale?), talmente lunghi che gli interpreti si sono affettuosamente rivolti al pubblico chiedendo di poter continuare la messa in scena. Grande entusiasmo anche sul finale vero, ovazioni e auguri per l’imminente fine d’anno, nonché un bel momento quasi commovente di saluto e omaggio a un artista del coro all'ultima recita prima della pensione. Un po' meno appropriati i balletti del cast sull'allegro finale: la musica di Rossini è certamente brillante e sempre musicalmente coinvolgente, ma forse poco si adatta alla macarena.
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IL BARBIERE DI SIVIGLIA Commedia con musica in due atti Libretto di Cesare Sterbini dal dramma di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais Musica di Gioachino Rossini Il Conte d’Almaviva Antonino Siragusa Bartolo Giovanni Romeo Rosina Chiara Tirotta Figaro Stefan Astakhov Basilio Andrea Pellegrini Berta Yulia Tkachenko Fiorello Nicolò Ceriani Ambrogio Massimiliano Mastroeni Un ufficiale Marco Danieli Orchestra del Teatro Comunale di Bologna Direttore Renato Palumbo Coro del Teatro Comunale di Bologna Maestro del coro Gea Garatti Ansini Regia Federico Grazzini Scene Manuela Gasperoni Costumi Stefania Scaraggi Luci Daniele Naldi Bologna, 30 dicembre 2025
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