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Così il primo atto è incentrato sulla figura di Rosina che tenta di impadronirsi della sua esistenza in un universo composto da maschere. Il secondo atto è invece incardinato attorno alla tracotante e debordante figura di Don Bartolo e alla sua ansia ossessiva di controllo svilita dallo sprezzante sberleffo conclusivo di Figaro: “Ecco che fa un’inutil precauzione”. Un’opera non semplice dove, ai ruoli dei buffi travestiti da bassi cantanti di Don Bartolo e Don Basilio, si aggiungono i cuori tormentati, Rosina ed il Conte, ed il factotum, maldestro mediatore ed incessante sensale, Figaro, probabilmente il personaggio più celebre nella storia dell'opera. La società raffigurata da Rossini è un luogo in cui aristocratici altezzosi, adulatori professionisti e persino servitori sono talmente diffidenti l'uno dell'altro da favorire la proliferazione di intermediari untuosi che spiano, tramano e trasmettono messaggi in codice. L’enorme sfera d’acciaio che comparirà nel finale del primo atto è un elemento di rottura che fa breccia nel reale: per far “rimbombare muri e volte con barbara armonia”e per sancire festosamente la vittoria dell’amore come forza irrazionale sul mondo esasperatamente ordinato e dispotico del soffocante Bartolo.
Nicola Alaimo è un Figaro consumato e sicuro di sé, teatrale, ma mai manierato, per nulla debordante nella sua cavatina e molto in parte. Paolo Bordogna è un ottimo e divertente Don Bartolo e, nella spericolata sillabazione di "A un dottor della mia sorte", non cede mai alle sirene del grottesco. Aya Wakizono, mezzosoprano, è una Rosina consumata dalla buona ricchezza timbrica e dai gravi corposi, agile negli acuti. Il conte d'Almaviva, cliente di Figaro in questa romantica impresa, è impersonato da Dave Monaco. La sua cavatina di sortita "Se il mio nome" è subito all'altezza e proposta con un agile do. Cresce di livello nello svolgimento e anche nel temibile rondò finale, “Cessa di più resistere”, fornisce una buona prova mantenendo come attore eleganza adeguata alla posizione nella società dell’epoca anche durante i travestimenti comici. Il veterano basso Michele Pertusi apporta una malizia comica piuttosto elegante nel ruolo dell’eccentrico Don Basilio, insegnante di musica di Rosina, proponendo una "Calunnia" dal solido crescendo e appare sempre calibrato e ricco di colore. Renato Palumbo guida l’orchestra del Comunale in una concertazione che denota profonda conoscenza della partitura, con gesto chiaro ed attento alle sfumature e ai colori. Personalmente avrei gradito una maggiore esaltazione dei crescendo che, già dall'Ouverture, sono apparsi particolarmente "disciplinati". Di buon livello anche i comprimari che completavano il cast e la prova del coro guidato da Gea Garatti Ansini con menzione speciale per il finale del primo atto. Foto: Andrea Ranzi |
IL BARBIERE DI SIVIGLIA Commedia con musica in due atti Libretto di Cesare Sterbini dal dramma di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais Musica di Gioachino Rossini
Il Conte d’Almaviva Dave Monaco Bartolo Paolo Bordogna Rosina Aya Wakizono Figaro Nicola Alaimo Basilio Michele Pertusi Berta Yulia Tkachenko Fiorello Nicolò Ceriani Ambrogio Massimiliano Mastroeni Un ufficiale Tommaso Norelli
Orchestra del Teatro Comunale di Bologna Direttore Renato Palumbo Coro del Teatro Comunale di Bologna Maestro del coro Gea Garatti Ansini
Regia Federico Grazzini Scene Manuela Gasperoni Costumi Stefania Scaraggi Luci Daniele Naldi
Bologna, 19 dicembre 2025
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