Home Recensioni Live KRANO a Città Fuori Città - Museo della Battaglia, Vittorio Veneto, 14 dicembre 2025

KRANO a Città Fuori Città
Museo della Battaglia, Vittorio Veneto, 14 dicembre 2025

cfc krano

Vittorio Veneto, 14 dicembre 2025 - Città Fuori Città - Museo della Battaglia

Più tardi, quando ormai tutto è finito, e ci stiamo bevendo birrette all’Art Cafè Le Maschere mentre galleggia nell’aria la selezione groovy di DJ Friday AKA Coolplay (ah sì, in una vita parallela – e con un rispettabilissimo cognome squisitamente nord-estino – DJ Friday è il presidente dell’associazione che organizza il Festival Pamali), il senso di quello cui ho assistito nel tardo pomeriggio mi viene suggerito, quasi casualmente, da un’osservazione di Alice D’Altoè (che in una delle sue vite fa la selezionatrice delle performance artistiche e di Teatro-Danza del Pamali) sui tanti re-immigrati di queste parti: i veneti cioè della Pedemontana che magari da ragazzi erano andati a studiare a Bologna, a Roma, o a lavorare a Milano o Londra o più in là ancora, e poi un giorno sono tornati qui, per i più diversi motivi. Grazie anche ai loro percorsi di ritorno, decennio dopo decennio, generazione dopo generazione, i luoghi remoti del Veneto (gran parte del Veneto è remoto, a dispetto della logistica avanzata fiore all’occhiello della nostra terra), invece che rimanere abbarbicati ai miti identitari farseschi e grossolanamente fuorvianti coltivati dai media mainstream (il "Veneto retrivo pre e anti-conciliare", il "Veneto Texas d’Italia", e così via), stanno gemmando spazi di resistenza vitale e culturale dove tu vedresti solo svincoli per rinomate località turistiche.
L’evento “Città fuori Città”, voluto con forza dai ragazzi del Pamali, nasce d’altro canto dal desiderio di continuare con alcune delle più interessanti voci locali il discorso portato alla ribalta nazionale da Francesco Sossai con il suo poetico, e riuscito, “Le Città di Pianura”. Ci troviamo nell’Aula Civica (già Sala del Maggior Consiglio) del Museo della Battaglia di Vittorio Veneto – un museo dedicato alla Prima Guerra Mondiale (mito fondante del Veneto contemporaneo) e ospitato nell’antico palazzo Grimani (famiglia tra le più illustri dell’antica Dominante, quella Venezia sempre presente, implicitamente o esplicitamente, in ogni discorso circa la contraddittoria identità nazionale dei veneti). E mentirei se non considerassi questa sala ricca dei begl’affreschi classicisti voluti dall’occupante austriaco tra il 1842 e il 1844 un luogo perfettamente adeguato, nella sua stridente incongruità, con il concerto di questa sera.
A pochi minuti dall’orario previsto per l’inizio dei concerti la sala si riempie completamente, placando l’ansia di Mirta Baratto del Pamali, che da mesi voleva portare KRANO da queste parti (che sono in fondo le SUE parti). Sale sul palco l’italo-venezuelana Alessandra Ciacci, ed è una bella sorpresa. Accompagna con chitarra acustica il suo canto introspettivo, a tratti malinconico, ancora segnato dall'esperienza, così comune in questa nostra epoca, di chi ha dovuto lasciare la propria terra improvvisamente, senza sapere se vi farà mai più ritorno: pensa alla diaspora iraniana, o a quella venezuelana appunto, o a quella siriana, quella palestinese... Alessandra modula la voce con eleganza e surfa con abilità sui disguidi tecnici che attentano all'acustica della sua esibizione dalla terza canzone in poi. Credo che in queste sue gemme melodiche ci siano le basi per qualcosa di valido, di davvero significativo: “mañana ya veremos”, come suggerisce il titolo della sua seconda canzone. Io scommetto di sì.

alessandra

È il momento di “Corpo Liminale: Risonanze della Città”, la performance di teatro-danza della violoncellista Laura Bisceglia e della danzatrice Rebecca Marta D’Andrea. Ahi, quanto mi duole non essere sufficientemente poliglotta, e in questo caso, specificamente, non conoscere il linguaggio del teatro-danza: suppongo che questa performance meriterebbe  un narratore ben meno inetto di me, ma questo avete, e vi dovete accontentare. Trovo il tutto suggestivo, ma in coscienza confesso di non essere riuscito a individuare l’ubi consistam della liminalità asserita nel titolo della performance. Bisogna anche dire che caratteristica della liminalità è proprio il “non capire” come chiave ermeneutica, e quindi va bene così.
Ma arriva infine il nostro eroe. KRANO sale sul palco e, prima del concerto, si concede a una breve intervista curata dal Cineforum di Vittorio Veneto. KRANO indossa una camicia a maniche corte con una fantasia floreale sì ma in toni di grigio, scarpe da ginnastica e il berretto da baseball degli Oakland Athletics, che – vedi a volte le coincidenze - rappresentano un’altra storia contemporanea di displacement, trasferimento forzato, migrazione, appropriazione e riappropriazione, proprio come ciò che siamo venuti a raccontare in “Città Fuori Città”. Mi domando se KRANO abbia scelto deliberatamente quel berretto come simbolo, ma a concerto finito eviterò di chiederglielo, memore di come era andata l’intervista ufficiale.
Ah sì, dicevamo: l’intervista ufficiale. KRANO, a dispetto della sua bellissima barba platonica, non condivide con quel Gigante del pensiero una grande eloquenza. Anzi: sembra uno studente colto in fallo dalla profe di Chimica all’interrogazione sui meccanismi di reazione delle sostanze organiche. Sia come sia, apprendiamo che per lui la lentezza è un valore essenziale, e che ha scelto di scrivere in lingua veneta non già magari su ispirazione di Zanzotto (o forse sì, ma certo non viene a esibirlo pubblicamente), ma perché anni fa, ascoltando i fracassoni Rumatera, si era chiesto se la lingua veneta non fosse adatta anche alla musica “seria”. Quindi, dopo averci invitato a vedere “Le città di pianura” più di una volta per capirlo davvero (sono molto d’accordo, e questo consiglio vale tanto di più per i fortunatamente pochi frettolosi detrattori), si siede, si regola chitarra e armonica a bocca, e comincia a suonare.
Allora, chiariamo subito un punto: la setlist ufficiale, che riporto qui nel mio live report, è ufficiale ma non precisissima perché KRANO, a fine concerto, quando gli ho chiesto qualche indicazione sulle canzoni eseguite durante il concerto, ha aperto la custodia dell’armonica a bocca estraendone un foglietto martoriato con la lista di massima, aggiungendo però subito dopo che quattro o cinque non le aveva eseguite. Diciamo che su 16 brani ne ha suonati effettivamente 10-11 della lista. Il suo primo disco, Requiescat in Plavem del 2016, lo ha fatto quasi tutto, e pure una buona metà del secondo album, Lentius Profundius Suavius (2023). Chi l’ha conosciuto per la colonna sonora de Le Città di Pianura (2025) si è ritrovato in alcuni dei momenti più significativi del film. Ed è proprio vero che, come dichiarato da KRANO stesso durante l’intervista, le sue canzoni evochino la lentezza come fatto virtuoso: con KRANO siamo dalle parti del folk, del country rock, del blues cantato lungo strade polverose e miserabili, solo che al posto che trovarci lungo le rive del Mississippi ci troviamo nel Quartier del Piave.

Krano LIVE

KRANO sembra a volte cantare per sé, come se rendere i suoi testi pienamente intellegibili al pubblico fosse assai meno importante di proseguire un dialogo interiore ricco di evocazioni. Io, chiudendo gli occhi per cercare di capire meglio le parole, e forse ancora ispirato dal film di Sossai, ci ho visto i ponti che uniscono la Sinistra e la Destra Piave già all'alba tormentati da un’ininterrotta teoria di camion, e poi ho visto campi, ex cave trasformate in discariche, capannoni abbandonati, concessionarie di veicoli industriali, autodemolizioni, strane chiese anni ’60 che assomigliano a navi spaziali, i cacciabombardieri in decollo dalla base di Istrana, i vigneti delle colline tra il Montello e Valdobbiadene. KRANO non  parla tra una canzone e l'altra, non guarda il suo pubblico, al massimo accenna un sorriso tra una canzone e l'altra quando è contento del risultato. Mi ricorda Silvio da Giavera, quando facevo l’operaio alla Benetton: il massimo che gli si strappava in una giornata di lavoro era un soddisfatto “Ci voleva, ci voleva” quando alla mensa mangiavamo meglio del solito. E quindi, qual è la dimensione ideale per ascoltare Marco Spigariol in arte KRANO? L'ascolto live, senza dubbio (e anche oggi il concerto è stato molto applaudito dal pubblico). Anche l'ascolto del disco funziona, sì, occorre però qui indicare un caveat per quel che riguarda specificamente la colonna sonora de “Le città di pianura”: se non hai ancora visto il film e non conosci già i primi due album di KRANO, mi raccomando, NON cominciare da lì. Certi passaggi, che sono perfettamente funzionali nel film (anzi, la musica di KRANO è stata una delle chiavi del suo successo), faticano un po’ nella fruizione a sé. Parti invece da “Requiescat in Plavem”, io te l’ho detto.
A fine concerto tutti, organizzatori, artisti e pubblico, sono contenti. Anche io lo sono. C’era qualcosa di deliziosamente cospirativo e identitario in questo “Città Fuori Città”, proprio come alla fine delle proiezioni de “Le città di Pianura”, quando ci si fermava fuori dal cinema a parlare con sconosciuti di quello che avevamo appena visto. Solo che stavolta ci siamo spostati al bar, e lì, mentre DJ Friday suonava, noi abbiamo parlato, parlando di tutt’altro, della nostra necessità vitale di non rimanere abbarbicati a miti e passati immaginari.

scaletta


ita

KRANO: Chitarra acustica, armonica a bocca, voce

Alessandra Ciacci: Chitarra acustica, voce

14/12/2025
Vittorio Veneto - Museo della Battaglia
Folk, Country Rock, Blues

Setlist KRANO
01. Busiero
02. Schei
03. Merika
04. Colpet
05. Canzon trista
06. Amighi
07. See
08. Vaslin
09. Coparse
10. Va pian
11. Tosca
12. Pusterno
13. Sotetera
14. Workhaolica
15. Mi e Ti
16. Vergine de Luce

Setlist Alessandra Ciacci
01. Rasparme las rodillas
02. Mañana ya veremos
03. El lado izquierdo
04. Guárdame espacio
05. Margaritas
06. Caleidoscopio

 

 

 


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