Home Recensioni Live Jannacci e dintorni - Milano, Teatro Franco Parenti, dal 17 al 21 dicembre 2025

Jannacci e dintorni
Milano, Teatro Franco Parenti, dal 17 al 21 dicembre 2025

Il live Jannacci e dintorni si è configurato come un ignoto e vivido spettacolo totale: una narrazione che trascina il pubblico dentro la vitalità polifonica dell’universo creativo di Enzo Jannacci, caposcuola indiscusso del cabaret milanese e cantautore dal fraseggio disincantato e dall’umorismo sofisticato. Lo spettacolo — ibrido di teatro, musica dal vivo e racconto critico — rifugge ogni operazione nostalgica o museale, proponendosi piuttosto come ricostruzione partecipata e immersiva di un’esperienza artistica viva e stratificata, capace di parlare con acutezza al presente.
Il percorso musicale, calibrato con rigore nel contrasto tra ironia e profondità, presenta un florilegio di brani emblematici della produzione del maestro, attraversando i pezzi che hanno segnato la sua carriera: da El purtava i scarp del tennis — primo successo da solista e manifesto di uno sguardo antropologico sulla quotidianità — fino a Vengo anch’io? No, tu no, il brano che lo consacrò al grande pubblico.
Nella sequenza delle esecuzioni, i due interpreti e la band si sono confrontati con altre composizioni celeberrime e significative nell’opera del cantautore milanese, quali Vincenzina e la fabbrica, México e nuvole, Vivere, Quelli che…, Ho visto un re e altre gemme liriche che oscillano tra il nonsense e l’impegno civile. Questi brani sono veicoli di storie di uomini e donne marginali e umanissime, narrate con ironia poetica e profonda empatia, capaci di evocare narrazioni sociali eleganti e potenti allo stesso tempo.
La scelta di includere canzoni come Se me lo dicevi prima, con tematiche di grande impatto sociale quali la droga, La fotografia sulle dinamiche mafiose o I soliti accordi sulle tangenti — citate nella recensione della serata — testimonia la visione di Jannacci come precursore dell'avanguardia musicale
e di un umorismo raffinato che usa la forma canzone per esprimere messaggi profondi sulla condizione umana e sociale senza mai rinunciare alla leggerezza apparente.
La regia di Lorenzo Gioielli dirige con sapienza narrativa e ritmo dinamico la materia drammaturgica, alternando momenti di parola recitata ad altri di performance canora, in un costante gioco di rimandi tra comicità verbale e introspezione musicale. In questo dispositivo scenico, Simone Colombari e Max Paiella si impongono come interpreti di eccezionale statura: autentici cabarettisti di razza, capaci di coniugare imponenza vocale, mimica calibrata e una presenza scenica incisiva che trascina vorticosamente lo spettatore nella «storia minima» del grande Jannacci.
Il valore artistico dell’allestimento risiede grandemente nell’attitude d
ell'ensemble — con Attilio Di Giovanni al pianoforte e direzione musicale, Leonardo Guelpa alla chitarra classica ed elettrica, Alberto Botta alla batteria e percussioni, Flavio Cangialosi al basso e fisarmonica, Mario Caporilli alla tromba e flicorno e Claudio Giusti ai sassofoni — di spogliarsi dal semplice ruolo di accompanisti per trasformarsi in giocolieri del mestiere, tecnicamente solidi e creativamente versatili, capaci di modulare il suono come un contrappunto drammaturgico, enfatizzando i passaggi più parodistici così come quelli di suggestione emotiva.
Nato a Milano il 3 giugno 1935, Giovanni Enzo Jannacci è stato uno dei protagonisti più originali e influenti della musica italiana del Novecento. Medico di formazione, artista poliedrico e narratore urbano, l'artista ha trasformato la canzone d’autore in forma d’arte capace di coniugare ironia, impegno civile, humour surreale e introspezione esistenziale. La sua carriera si sviluppa in parallelo alla Milano degli anni ’50 e ’60, crocevia di fermenti culturali: dal mitico Derby Club — tempio del cabaret milanese insieme ad altri artisti come Giorgio Gaber — alle avanguardie di teatro popolare con Dario Fo, con cui condivide l’esperienza di un’arte dove parola e musica si intrecciano.
La scena italiana di quegli anni era attraversata da forti spinte di rinnovamento: il linguaggio popolare si avvicina alla canzone d’autore, il cabaret diventa mezzo critico e sociale, la contaminazione tra comicità e poesia si fa cifra stilistica. In questo contesto, il rapsodo sviluppa un linguaggio unico, fatto di paradosso e sensibilità acuta per le contraddizioni umane e urbane. Col tempo, influenza e viene influenzato da colleghi come Paolo Conte (che dialoga con le stesse matrici jazz‑poetiche), da amici e collaboratori come Cochi e Renato (per i quali ha scritto testi e musica negli anni ’60), e si afferma come figura di spicco nella storia del teatro musicale italiano.
Nel repertorio proposto nella pièce, ogni brano è una tessera di una mappa emozionale e sociale, costruita attorno a temi ricorrenti e tecniche compositive che caratterizzano lo stile dell’autore, precursore, a buon diritto, del neorealismo cantautorale.

Eccellente!

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La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 19 dicembre 2025

Jannacci e dintorni

con Simone Colombari, Max Paiella

e con Attilio Di Giovanni (pianoforte e direzione musicale)
Leonardo Guelpa (chitarra classica ed elettrica)
Alberto Botta (batteria e percussioni)
Flavio Cangialosi (basso e fisarmonica)
Mario Caporilli (tromba e flicorno)
Claudio Giusti (sax tenore e contralto)
regia Lorenzo Gioielli
produzione Viola Produzioni –
Centro di produzione teatrale / Jando Music

Dal primo successo da solista El purtava i scarp del tennis fino al brano che lo consacrò al grande pubblico, Vengo anch’io? No, tu no, un viaggio che ripercorre le tappe fondamentali della carriera di Jannacci, a partire dagli esordi con Adriano Celentano, fino ai duraturi sodalizi artistici con Giorgio Gaber e Dario Fo.
Un percorso musicale e umano che attraversa il suo amore per il rock e il jazz, ma soprattutto per le persone e le loro storie. Personaggi marginali, sognatori urbani, comparse del reale che il cantautore milanese restituiva con ironia poetica e profonda verità. In scena, le voci e i volti di Jannacci si moltiplicano:
c’è il bar, il Milan che pareggia zero a zero, la donna in bianco e nero davanti alla fabbrica (Vincenzina), il figlio senza motorino, Veronica e il suo amore a cifra modica. E poi ci sono tutti coloro che hanno fatto parte dei suoi “dintorni”: Cochi e Renato, Paolo Conte, Beppe Viola, Sandro Ciotti – voci che hanno condiviso, contaminato, arricchito il suo universo artistico (fonte: comunicato stampa).



Teatro Franco Parenti

Via Pier Lombardo, 14
20135 Milano
Tel:02 59995206
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ORARIO SPETTACOLI:

sabato ore 19:45
domenica ore 16:15


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