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Il regista inglese, scomparso nel 2021, sembra aver colto l'essenza dell'idea di Puccini il quale, riferendosi alla gioventù della sua epoca, ne aveva evidenziato le diverse sfumature dello spirito, tra leggerezza e sentimento, sentimentalismo e tragedia. L'ambientazione contemporanea di Vick, pur a volte con qualche scelta che appare quasi eccessiva, mostra la modernità del testo pucciniano che appare in tutta la sua straordinaria evidenza. Questa storia apparentemente semplice, in oscillazione perpetua tra la vita e la morte in un contesto di ordinaria quotidianità, attraverso la trasposizione della regia in epoca moderna, ambientata in una periferia che può essere quella parigina, ma anche quella di una qualsiasi città (e, in alcuni momenti, sembra quasi uno spaccato di vita studentesca dell'ateneo bolognese), rivela tutta la sua potenza senza tempo, con una semplicità quasi disarmante. Non manca uno sguardo particolarmente attento a tutte le sfumature dell'animo femminile della protagonista e della comprimaria Musetta, compreso un tributo di scarpe rosse di triste attualità sul finale. La Bohème è la prima delle tre opere, insieme a Tosca e Turandot, in cui appare la collaborazione di Puccini con i librettisti Illica e Giacosa, fortemente voluta da Giulio Ricordi; essa è LA bohème, quella felicemente assurta alla storia del teatro che ha invece relegato in un angolo quella di Leoncavallo, che la segue di un anno. Eseguita a Torino per la prima volta nel 1896, Puccini scelse di mettere in musica il soggetto Scènes de la vie de bohème di Henri Murger, un romanzo che narra la vita quotidiana di un gruppo di giovani artisti che, nonostante varie difficoltà, sembrano non perdere la leggerezza tipica dell’età, pur con lo sfondo di un sentimento tragico. I diversi caratteri dell'opera vengono sottolineati da una partitura ricca di toni lirici e appassionati che si alternano a momenti più brillanti, evidenziati da un’armonia evocativa, originale e raffinata. L’Orchestra del teatro comunale di Bologna, sotto la guida precisa e ricca di slancio di Martijn Dendievel, riesce bene a districarsi tra i registri drammatici e quelli più leggeri, pur generosamente indulgendo a una certa enfasi tragica che pervade l'opera. Sono sempre equilibrati e raffinati i diversi interventi solistici come quelli del violino di spalla Emanuele Benfenati e quelli dei legni. Molto apprezzati dal pubblico i due protagonisti Mimi e Rodolfo interpretati rispettivamente la Melissa Purnell e Antonino Siragusa, nonché la Musetta di Francesca Benitez, capace di alternare la brillantezza del suo celebre valzer all’accorata preghiera del quarto atto, un momento musicale che va quasi in continuità con la bella interpretazione di Adriano Gramigni che, nei panni del filosofo Colline, canta una sentita "Vecchia zimarra", purtroppo non applaudita in sala. Anche grazie a una prossimità stagionale, c'è molto colore natalizio nella scena del secondo atto al caffè Momus, ricca di partecipazione allegra e festante, nonché colorata vivacemente dalle luci di Giuseppe di Iorio e dalle brillanti scene e bei costumi di Richard Hudson. L'atmosfera festosa è ben evidenziata anche dal coro di bambini, dalla banda in scena e dal coro capace di netti contrasti vocali che non manca di sottolineare lo squallore e la mestizia del terzo atto, ambientato in una sordida periferia popolata da inquietanti personaggi.
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LA BOHÈME
Opera in quattro quadri
Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica
Musica di Giacomo Puccini
Mimì Melissa Purnell
Musetta Francesca Benitez
Rodolfo Antonino Siragusa
Marcello Luca Galli
Schaunard Davide Peroni
Colline Adriano Gramigni
Benoît/Alcindoro Nicolò Ceriani
Parpignol Yongtianyi Yin
Orchestra, Coro, Coro di Voci bianche e Tecnici
del Teatro Comunale di Bologna
Direttore Martijn Dendievel
Maestro del coro Gea Garatti Ansini
Maestro del Coro di voci bianche Alhambra Superchi
Regia Graham Vick
Co-Regia Ron Howell, Yamal das Irmich
Movimenti scenici Ron Howell
Scene e costumi Richard Hudson
Luci Giuseppe Di Iorio
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