Home Recensioni Live Edith Piaf - L'anima in jazz - Milano, Teatro Gerolamo, 22 novembre 2025

Edith Piaf
L'anima in jazz
Milano, Teatro Gerolamo, 22 novembre 2025

Nel prezioso scrigno d’impronta ottocentesca, minuta gemma architettonica che si erge come un’ideale Scala miniaturizzata nel cuore più raccolto e raffinato di Milano, si è consumata ieri sera un’esperienza artistica di inusitata profondità come raffinato tributo in forma di concerto narrato, dedicato alla figura incandescente e lacerata di Edith Piaf, icona assoluta del canto europeo del XX secolo.
A dar voce — o meglio, ad evocare con pudica intensità — questo universo struggente e insondabile, è stata Beatrice Zanolini, solista di squisita misura, che ha saputo declinare ogni brano con una contezza musicale ed emotiva di ragguardevole finezza. Il suo ossequio non è parso mai imitazione né affettazione, bensì una sorta di invocazione sommessa, quasi un atto liturgico, nel quale la propria personalità artistica si poneva al servizio di una memoria oltremodo imponente. La scelta di trasporre l’universo musicale piafiano in chiave jazzistica, per mano di un ensemble distinto e coeso — Danilo Boggini alla fisarmonica, Val Bonetti alla chitarra, Marco Ricci al contrabbasso, Mauro Pesenti alla batteria — ha donato rinnovata linfa alle melodie, senza mai tradirne l’anima originaria.
Pregevole il contributo della narratrice Elda Olivieri, che ha tracciato con discrezione e misura i tratti salienti della biografia della virtuosa: un’esistenza segnata dalla febbre dell’assoluto, dalla rovina dell’amore e dalla tensione redentrice dell’arte. Ogni parola ha saputo avvolgere i brani in un’aura di senso, ricucendo la carne viva della chanson con il filo della storia personale. Nata nel 1915 tra le anguste strade di Belleville, figlia dell’indigenza e cresciuta nel disamore, Édith Giovanna Gassion — poi divenuta la “piaf”, il piccolo passero — riuscì a sublimare un’esistenza costellata da privazioni, lutti e abbandoni in una voce che seppe attingere a una vertigine di pathos. Donna afflitta, fragile, e insieme inesorabilmente resiliente, incarnò con straziante autenticità il paradigma tragico dell’artista votata alla rovina, che attraverso la propria distruzione canta l’eternità dell’umano sentire. Nessuna interprete e autrice seppe meglio di lei coniugare il lirismo più viscerale alla sobrietà formale, l’intimità del dolore al respiro collettivo della reminiscenza.
Il repertorio, selezionato con intelligente coerenza narrativa, ha toccato alcune delle pagine più emblematiche del corpus piafiano — da L’Accordéoniste a Hymne à l’amour, da Milord a Mon Dieu — fino a culminare nei vertici assoluti dell’espressione musicale della chanteuse: La Vie en rose (1946), interpretata come un sussurro dolente e ardente insieme, e la solenne Non, je ne regrette rien (1960), eseguita con austera fierezza, quale epitaffio orgoglioso di un’esistenza votata alla passione senza compromessi.
La misura interpretativa della Zanolini, mai sopra le righe, colma di rispetto e silenziosa intensità, ha reso la pièce una sorta di meditazione collettiva sull’arte e sul dolore, sull’amore e sull’oblio. Nessun orpello, nessuna concessione all’effetto: soltanto la musica, l'accento, la parola — in una cornice scenica raccolta, avvolgente, quasi uterina.
Il Teatro Gerolamo, con la sua perfetta proporzione e la sua struttura globulare, ha offerto la scenografia ideale per questa celebrazione rarefatta. Come in un antico ambiente di corte, ogni nota ha risuonato nell’intimo, ogni silenzio ha trovato eco, ogni sguardo è parso partecipe. La magia del luogo si è fusa con la sacralità del registro, generando una sospensione del tempo.
Non si è trattato unicamente di musica live ma di un rito laico, un’elevazione collettiva. Un’esperienza che ha saputo coniugare rigore e commozione, e che si è fatta risposta silenziosa e squisita al bisogno profondo del pubblico di serate intime e rievocative, capaci di scaldare l’animo e nutrire i sensi attraverso melodie familiari, ripensate con garbo e sensibilità nella cadenza vibrante del jazz.




Edith Piaf
L'anima in jazz


Beatrice Zanolini – voce solista
Elda Olivieri – voce narrante
Danilo Boggini alla fisarmonica
Val Bonetti alla chitarra
Marco Ricci al contrabbasso
Mauro Pesenti alla batteria.



Teatro Gerolamo

Piazza Cesare Beccaria n° 8,
20122 Milano
Tel: 02/45388221

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