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Herbie Hancock incanta Roma: un viaggio tra passato e futuro del jazz Il 14 luglio 2025, la Cavea dell’Auditorium Ennio Morricone ha accolto una delle leggende viventi del jazz mondiale: Herbie Hancock. A 85 anni, il pianista e compositore statunitense ha offerto al pubblico romano una performance che ha attraversato le tappe fondamentali della sua straordinaria carriera, proiettandosi al tempo stesso verso il futuro della musica afroamericana. Figura centrale del jazz degli anni ’60 e ’70, Hancock è stato uno dei protagonisti del secondo, leggendario quintetto di Miles Davis, prendendo parte a una delle fasi più rivoluzionarie della storia del genere: la transizione dal jazz modale alla contaminazione con il rock, la musica africana e la black music. Capolavori come Nefertiti e In a Silent Way portano la sua firma, insieme a quella di Davis. Enfant prodige, ha debuttato a soli 22 anni, imponendosi con brani divenuti standard come Watermelon Man e Cantaloupe Island. Dotato di una tecnica pianistica fuori dal comune, ha saputo affermarsi come uno dei più grandi interpreti del jazz moderno, contribuendo anche alla nascita del funk-jazz e aprendo nuove strade alla fusione tra jazz, elettronica e hip hop con successi come Chameleon e Rock It. Sul palco romano, Hancock ha saputo mescolare passato e presente in un set visionario. L’apertura, un’introduzione elettronica dalle atmosfere ambient, ha subito mostrato il suo gusto per la sperimentazione sonora. Da lì, una sequenza serrata di brani — talvolta fusi in mash-up travolgenti — ha attraversato l’intero arco della sua carriera: Chameleon, Textures, Actual Proof, Butterfly, e una potentissima Rock It, che ha entusiasmato il pubblico. Momento particolarmente toccante è stata l’interpretazione di Footprints di Wayne Shorter, storico compagno d’avventura, eseguita in una versione rallentata, con una nuova linea di basso e un’atmosfera quasi meditativa, che ha ricordato i primi dischi dei Weather Report, che ha reso omaggio alla memoria del grande sassofonista. Accanto a lui, un ensemble d’eccezione ha dato corpo e sostanza alla sua visione musicale. Il chitarrista Lionel Loueke ha saputo coniugare elettronica, jazz e ritmi africani in una sintesi sonora dal sapore afrofuturista. La tromba di Terence Blanchard, arricchita da effetti elettronici, ha riportato alla mente le suggestioni di Bitches Brew, richiamando lo spirito innovatore di Davis. Solida e dinamica la sezione ritmica, con James Genus al basso e un travolgente Jaylen Petinaud alla batteria, capace di sostenere e rilanciare le improvvisazioni di Hancock in un continuo interplay ritmico — proprio come avveniva negli anni Sessanta con Tony Williams. Uno degli elementi distintivi del pianismo di Hancock è da sempre la capacità di dialogare con la batteria, frantumando e ricostruendo la linea ritmica in tempo reale. Un tratto rimasto intatto anche in questo concerto, a testimonianza di una vitalità artistica ancora sorprendente. Il pubblico della Cavea ha risposto con entusiasmo, travolto non solo dalla qualità musicale, ma anche dal carisma, dall’ironia e dalla generosità di uno dei più grandi protagonisti del jazz contemporaneo. Herbie Hancock non ha soltanto celebrato il proprio passato: ha dimostrato, ancora una volta, di essere parte attiva del presente — e forse, di avere ancora qualcosa da dire sul futuro. |
Herbie Hancock: Piano, tastiere, voce Data: 14/07/2025 Setlist: |









