Dopo aver diviso il palco con gruppi molto affermati della scena underground (tra questi Girls Against Boys, NoMeansNo, Dälek, Tarentel, Damo Suzuki e Coliseum), registrato (come Stearica Orchestra) un album assieme ai nipponici Acid Mothers Temple, aver partecipato due volte alle compilation edite dal magazine The Wire, gli Stearica pubblicano la loro seconda fatica discografica per i tipi della Monotreme Records.
Preliminarmente va detto che l’album si pregia di ospitare blasonati musicisti: Scott McCloud dei Girls Against Boys (voce in ”Amreeka“), Ryan Patterson dei Coliseum (voce in ”Nur“) e l'acclamato sassofonista Colin Stetson, noto per aver lavorato con Tom Waits, Arcade Fire, David Byrne, Lou Reed, The National, Tv On The Radio e Bon Iver. Piazzato in copertina il minimalismo estetico dell‘artista albanese Moisi Guga, gli Stearica appaiono primigeni, oscuri, remoti, palesando suggestioni ipnotiche, distorsioni lisergiche, insolite diversioni rumorose. Piuttosto che a “L’urlo” apocalittico di Edvard Munch, come viene ostinatamente ribadito nei comunicati stampa, la loro musica evoca ipnosi aberranti dalla roboante grezza potenza. Come è d’obbligo in questi casi, è impossibile richiamare somiglianze: “Delta”, “Halite”, “Nur”, “Siqlum” suonano stoner, ma stoner non sono, per via di ritmiche macchinose e laboriose e deliri ossessivi che talvolta sembrano omaggiare i Mars Volta, altre volte il catacombale incedere dei Sabbath più plumbei; “Bes” e “Geber” uniscono basse distorte pulsioni agli echi deliranti delle metropoli impazzite ospitando occasionali sortite riformiste di stampo psych; “Tigris” suona come se un gruppo acid jazz avesse abbandonato l’iniziale causa per abbracciare sì l'acid, ma di stampo rockettaro; “Amreeka” evoca talvolta la liquidità acida degli Zeppelin di “No Quarter” mentre gli 11 minuti di “Shāh Māt” rappresentano la summa del pensiero del trio: muovendo dall’iniziale ossessiva martellante progressione, giunge agli sperimentalismi criptici di metà e si conclude con effetti, feedback chitarristici, atmosfere intimistiche che paiono omaggiare il Brian Eno più elucubrativo. Tanto inusuali, quanto accattivanti. Voto: 86/100 |
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