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E D-BRANE è soprattutto un album sulla continuità. Non soltanto perché raccoglie composizioni inedite, ma perché mette idealmente in comunicazione tutte le stagioni della band. A firmare i brani sono infatti gli autori che hanno contribuito al repertorio degli Arti & Mestieri dal debutto del 1974 fino a oggi. Ancora più significativa è la presenza in studio dei musicisti che, nel corso di cinquant’anni, hanno fatto parte delle diverse formazioni del gruppo, a partire dalla prima storica con Furio Chirico alla sezione ritmica, Gigi Venegoni alle chitarre e alle tastiere, Marco Gallesi al basso, Beppe Crovella al piano e alle tastiere, Giovanni Vigliar al violino e alle tastiere e, con registrazioni precedenti alla sua morte nel 2024, Arturo Vitale ai fiati. Ne è scaturito un lavoro che può essere letto come una sorta di grande fotografia collettiva, ma che sarebbe riduttivo considerare semplicemente un album celebrativo. La vera sfida era riuscire a trasformare mezzo secolo di storia in qualcosa di nuovo, evitando che la reunion dei tanti protagonisti diventasse soltanto uno zoo sonoro. Ed è proprio qui che D-BRANE trova il suo significato più interessante: nella capacità di far dialogare identità, epoche e sensibilità differenti all'interno di un unico progetto. Dal punto di vista musicale l’album presenta tutte le caratteristiche di progressive “jazzato” fatto di lunghi brani pieni di contrappunto e improvvisazione. Impressionante la capacità dinamica che ancora Chirico riesce a sfoderare sostenendo la sempreverde verve di Crovella e Venegoni. Un suono che fonde diversi generi e stimoli, giocando sul virtuosismo tecnico alternato a momenti classicheggianti e atmosfere aperte, per cercare di arrivare a quello che la band definisce “Musica senza confini”. D’altronde gli Arti & Mestieri appartengono a quella ristretta cerchia di formazioni che hanno contribuito a definire il volto del progressive rock e del jazz-rock italiano. La loro musica ha sempre avuto nella contaminazione uno dei propri elementi distintivi, muovendosi con naturalezza tra scrittura e improvvisazione, energia rock e sofisticate architetture strumentali. D-BRANE riparte proprio da questa vocazione, portandosi dietro la memoria di ciò che è stato senza trasformarla in una gabbia. I brani che più mi hanno colpito sono quelli con cui inizia l’album: Salto Con L'Hashtag, Light Metal, Nostradamus ed Elegia mi hanno riportato nel clima e nelle atmosfere jazz rock della storica band. Incantevole anche l’onirica e raffinata Too Soon Too Late mentre mi risulta strana e stimolante (ancora non so in che direzione) l’etnica Costante Cosmica/Frammenti, unico brano cantato e orchestrato con tanto di sottofondo vocale, quasi coro greco, a fare da ritmo umano. Un'intuizione che meriterebbe evoluzioni che non si possono ancora predire. Tutto il resto del disco fluisce con qualche caduta nel easy-listening (A uno di noi), brano peraltro bello. Menzione d’onore, infine, alla conclusiva D-Brane, che sintetizza pienamente la crasi tra capacità tecnico-strumentale e poetico-melodica della band. Il risultato assume così i contorni di un vero e proprio viaggio attraverso la storia del gruppo, ma non di un viaggio lineare. Le diverse anime degli Arti & Mestieri sembrano piuttosto entrare in orbita, incontrarsi e allontanarsi. È questa la dimensione più affascinante del disco: la sua natura corale. Ogni musicista porta con sé una parte della storia della band, e l'incontro di queste esperienze restituisce un’immagine complessa, stratificata e inevitabilmente plurale degli Arti & Mestieri. Per questo D-BRANE va ascoltato non soltanto come il disco del cinquantesimo anniversario, ma come un tentativo di trasformare la memoria in materia creativa. Un progetto monumentale, certamente, ma che trova il proprio nella possibilità di ascoltare nuovamente insieme musicisti e compositori che hanno segnato, in momenti diversi, la vicenda di una delle formazioni più rappresentative del progressive italiano. Più che una celebrazione, una ricomposizione. E se la musica può attraversare dimensioni diverse senza perdere la propria natura, questo album prova a dimostrarlo sul campo: passato e presente possono incontrarsi e generare futuro. Un disco nato per guardare indietro, insomma, ma che trova la sua ragione d’essere proprio nella volontà di continuare a guardare avanti.
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ARTI & MESTIERI Luigi Venegoni
Anno: 2026 tracklist
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