Home Recensioni Album Kofi Stone - Nobody Cares Till Everybody Does

Kofi Stone
Nobody Cares Till Everybody Does

Nobody Cares Till Everybody Does è il primo album del rapper Kofi Stone, pubblicato nel 2019. Nel suo esordio l’artista attraversa senza filtri diversi frammenti della propria vita, trascinando l’ascoltatore dentro dinamiche familiari, amorose e di amicizia. Alla fine dei quindici brani resta una sensazione precisa: quella di conoscere Kofi Stone. Come se fosse un amico, come se vi foste seduti e, traccia dopo traccia, lui vi avesse raccontato chi è. Il filo conduttore del racconto sono le basi lo-fi hip hop e jazz rap spesso essenziali, che lasciano spazio alla voce dell’artista. Il progetto si apre con Diamonds in the Water, brano in cui emerge immediatamente il bisogno di riscatto. Kofi racconta una vita passata a sentirsi schiacciato. L’obiettivo sono quei diamanti che, però, si trovano nell’acqua: “but we can’t swim”. Il punto è proprio questo. Anche quando sembra di non avere gli strumenti per arrivare dove si vuole, volontà e sacrificio possono diventare il modo per raggiungerlo. Si prosegue con Frozen Heart e Dirty Airforces, in cui l’artista racconta la necessità di diventare insensibile per sopravvivere a determinati ambienti. Le Air Force sporche diventano invece il simbolo della fatica necessaria per il riscatto, qui soprattutto economico: una corsa verso il denaro che, però, rischia spesso di consumare i principi di chi la intraprende. Dopo tre brani dedicati all’amore arriva It’s Ok to Cry, insieme a Loyle Carner. Il messaggio è semplice: reprimere il dolore non rende più forti. L’uomo che non piange non è più resistente degli altri. Kofi e Carner attaccano quella mentalità figlia del costrutto patriarcale secondo cui mostrare fragilità sarebbe una debolezza, costrutto che funge da gabbia mentale e che spinge ancora più in profondità nella depressione. L’album continua con Busker Flow, un vero esercizio di stile rap, costruito sulle rime serrate e sulla velocità di Kofi. È la dimostrazione tecnica del busker, il ragazzo che suona in mezzo alla strada mentre nessuno sembra volerlo ascoltare, figura già raccontata nell’interludio omonimo del disco.  Kofi si mette poi completamente a nudo con Hugh, traccia che porta il nome di un suo amico morto suicida. Il brano segue la depressione del ragazzo, prova ad avvicinarsi ai suoi possibili pensieri e lascia rimbombare una frase: “smiles can deceive”. I sorrisi possono ingannare, possono nascondere una sofferenza enorme e invisibile a uno sguardo distratto. Sta a noi decidere se limitarsi a vedere quel sorriso oppure provare a guardare ciò che potrebbe esserci dietro. Infine, il racconto entra nella dimensione familiare. In Rodney Place Kofi torna al periodo della sua infanzia in cui i genitori si separarono, raccontando la sensazione sua e della sorella nel vedere improvvisamente il proprio mondo crollare. In Stepfather, invece, compare Tony, figura che ha fatto soffrire profondamente sua madre proprio nel momento in cui avrebbe avuto più bisogno di amore e sostegno. Con Nobody Cares Till Everybody Does, Kofi Stone rompe quel velo di mistero che spesso separa l’artista da chi lo ascolta. Nel suo album d’esordio sceglie subito di esporsi, mostrando ferite, affetti, ambizioni e paure.


 

 

 

 


KOFI STONE

Anno: 2019
Label: Tru Community
Genere: Hip Hop

tracklist
01 – Diamonds in the Water
02 – Frozen Hearts
03 – Dirty Airforce
04 – Same Old
05 – After Hours
06 - Talk About Us
07 - A Beautiful Tragedy
08 - It's Ok to Cry
09 - Nobody Cares Till Everybody Does
10 - Buster Flow
11 - Hugh
12 - Lost to the Streets
13 - Rodney Places
14 - Stepfather
15 - Karma



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