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Deep Purple
Splat!


A distanza di appena due anni tornano i gloriosi Deep Purple, con quello che promette di essere il lavoro più duro della loro discografia recente.

Affiancati dall’ormai inseparabile produttore Bob Ezrin, la formazione si presenta con la medesima lineup del precedente “=1”, confermando quindi il chitarrista nordirlandese Simon McBride, già autore di una valida performance nel disco succitato.
In effetti, come preannunciato dallo stesso Gillan, numerosissimi sono i riferimenti a quella che, a detta di chi scrive, resta la golden age dei Deep Purple: quella, per capirci, di “In Rock”, “Fireball” e “Machine Head”.
Ecco quindi comparire gli uptempos brucianti, costruiti sui duelli tra chitarra e tastiera (la magnifica “Arrogant Boy”, già uscita come singolo, che non può non richiamare alla memoria la mitica “Highway Star”, o “Jessica’s Bra”), e l’hard rock intriso di blues di “Diablo”, “The Beating of Wings” o della stessa title-track.
In certi casi, il gruppo si accosta a territori autenticamente heavy metal, come nella fulminante “Guilt Trippin’”, forte di un’interpretazione di Ian Gillan che ricorda a tratti Alice Cooper e di un Don Airey assolutamente sugli scudi.
A favorire la generale durezza dell’opera è anche il groove che la rodatissima coppia Ian Paice e Roger Glover aiuta a mantenere sempre sui massimi livelli, rendendo interessanti anche i brani più convenzionali (“The Rider”).
La configurazione di “Splat!”, come disco marcatamente hard rock, non elimina ovviamente gli spunti prog che da sempre innervano la storia della band: si senta, ad esempio, la riuscitissima “The Lunatic”, con il suo ritmo spezzato, oppure “Sacred Land”, che - per scelta di linee melodiche, atmosfere e incedere epico - parebbe essere uscita dalla produzione più recente degli Iron Maiden (quelli più proggy ascoltati da “A Matter of Life and Death” in avanti). Questi spunti ci dicono anche che “Splat!”, pur recuperando lo stile più classico dei Deep Purple, è un lavoro che non perde la voglia di innovare, senza replicare in modo pedissequo quanto già fatto.
A porsi in particolare evidenza è Ian Gillan che, come spesso accade, è in grado di dare più di una lezione in materia di gusto e capacità interpretative a tanti cantanti più giovani. Tra l’altro, la naturale evoluzione del timbro dovuta al passare dell’età viene assecondata con grandissima maestria dal singer britannico, che costruisce le sue parti in modo da esaltare la scuritura del proprio strumento senza farne notare la perdita di elasticità.
Autore di una prova maiuscola è pure Don Airey, che sembra aver recuperato lo smalto dei tempi d’oro (gli inserti pianistici di “Guilt Trippin’” e “Jessica’s Bra” sono memorabili), e che, in più di un’occasione, sovrasta decisamente il suo compagno di scorribande Simon McBride (si sentano le già citate “Diablo” e “The Lunatic”).
Su quest’ultimo si confermano le impressioni avute ascoltando la fatica precedente: si tratta di un ottimo chitarrista, formatosi nel solco della tradizione britannica e quindi naturalmente intriso di un lessico che proprio i Deep Purple hanno contribuito in maniera fondamentale a stabilire.
Non può non notarsi, tuttavia, una certa convenzionalità nelle soluzioni adottate e una qualche difficoltà ad apportare contributi realmente originali alla stesura dei brani, dimostrandosi un tantino calligrafico.
In generale, il lavoro alla chitarra sembra più efficace nel riffing piuttosto che negli assoli, pur mantenendosi su alti livelli di perizia tecnica. Non mancano, tuttavia, le eccezioni che lasciano intravedere le reali capacità del musicista (gli assoli di “The Only Horse in Town” e “My New Movie”), facendo sperare che in futuro possano emergere maggiormente.
Non manca, naturalmente, qualche passaggio a vuoto: il blues rock di “The Beating of Wings”, pur elegante, è piuttosto anonimo, mentre “Third Call” e “My New Movie” non riescono mai a decollare completamente per via di un songwriting non del tutto centrato. Si tratta di tracce che forse potevano essere eliminate senza grandi patemi, visto anche il numero di pezzi alto.
Nel complesso, comunque, possiamo affermare senza timore di smentita di trovarci davanti a un album fresco e godibile, che conferma (se ancora ce ne fosse bisogno) che i Deep Purple non sono il classico gruppo di dinosauri nostalgici, ma una realtà ancora in grado di dire qualcosa di interessante in un mercato discografico sempre più saturo e inflazionato. 



Ian Gillan: Voce
Simon McBride: guitars
Don Airey: Tastiere
Roger Glover: Basso
Ian Paice: Batteria

Anno: 2026
Label: earMUSIC
Genere: Hard Rock

Tracklist:
Arrogant Boy – 3:18
Diablo – 3:16
The Rider – 3:56
The Lunatic – 3:47
The Only Horse in Town – 4:41
Sacred Land – 3:32
The Beating of Wings – 4:00
Guilt Trippin' – 4:52
Scriblin' Gib'rish – 3:34
Jessica's Bra – 3:45
Third Call – 4:19
My New Movie – 3:45
Splat! – 3:39

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