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Secondo album per le bergamasche Hellfox, quartetto tutto al femminile dedito a un gothic metal dalle forti venature melodic death. Il disco, piuttosto compatto con le sue nove tracce (comprensive di un breve outro), ricorda da vicino quanto fatto in passato da band come Octavia Sperati e Tristania, senza per questo perdere di vista la modernità del sound, assicurata del resto dalla produzione eccellente di Simone Mularoni.
A porsi subito in evidenza sono le chitarre di Gloria Kaps, capaci di intrecciare fraseggi di grande gusto melodico con un riffing memore della scuola di Gothenburg. La presenza della chitarra acustica, poi, dona maggiore varietà alla proposta, riportando alla memoria quanto fatto da grandi nomi del passato come Amorphis e Lake of Tears. Le chitarre sono egregiamente sostenute da una sezione ritmica a cura della coppia Priscilla Poe (basso) e Fedy Piscopo (batteria), che pur senza porsi in evidenza per una speciale perizia tecnica riesce sempre a dimostrarsi all’altezza del compito. Le tastiere, ad opera del guest Alessio Lucatti (già tastierista per colossi della scena metal nazionale come Vision Divine, Whiteskull ed Etherna, e oggi attivo con i Deathless Legacy) sono adoperate con parsimonia, ma risultano sempre incisive e originali quando presenti. A convincere meno, invece, sono le linee vocali di Greta Antico, che pur dotata di una buona vocalità non sempre riesce ad azzeccare la linea melodica in grado di dare quel quid pluris ai brani (“Empty”, probabilmente il pezzo più debole dell’opera, oppure “The Centipede”). Come detto, la proposta della band oscilla tra melodic death metal e gothic metal moderno. Se, da un lato, la varietà della proposta aiuta a rendere l’album mai monotono, dall’altro i brani più legati al gothic sembrano intrinsecamente più deboli a livello di songwriting, con soluzioni che spesso risultano poco efficaci. Si senta, ad esempio, la già citata “Empty”, col suo riffing erratico, oppure “Pareidolia”, indecisa sulla strada da prendere. Pur non mancando le eccezioni (la notevole “Atlas”), complessivamente la componente gothic appare dunque più debole, e forse non completamente assimilata in sede di songwriting. Laddove, però, il gruppo riesce a bilanciare i due stili – e questo accade soprattutto quando il gothic si innesta a livello di arrangiamenti e atmosfere su una struttura propriamente melodic death – il risultato è ottimo. È questo il caso della bella opener “Nautilus – Seaweed Braids”, impreziosita dalla chitarra acustica, oppure di “The Warrior, the Child, the Healer”. In definitiva, “The Spectrum of Human Gravity” può essere considerato un passo avanti nella giusta direzione per la giovane band, che se sarà capace di miscelare con maggiore coerenza i vari ingredienti del proprio songwriting avrà tutte le carte in regola per ambire a un posto di tutto rispetto nel panorama metal nazionale.
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Greta Antico: voce Gloria Kaps: chitarra Priscilla Poe: basso, voce Fedy Piscopo: batteria Alessio Lucatti: tastiere (guest)
Anno: 2025 Label: Rockshots Records Genere: gothic metal, melodic death metal
Tracklist: 01. Nautilus + Seaweed Braids 02. Empty 03. Water on the Ceiling 04. Pareidolia 05. Atlas 06. Six Times Lighter 07. The Centipede 08. The Warrior, the Child, the Healer 09. Voices

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