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Daidalos
Dante

Non è mai semplice, per una band, confrontarsi col monumento letterario dell’Alighieri: la sua dimensione colossale, unitamente alla sua vocazione universale, rende più facili operazioni riduzionistiche, incapaci di coglierne la profondità e restituirne l’afflato spirituale che la pervade.

I tedeschi Daidalos, one man band del polistrumentista Tobias Püschner (già batterista per band dell’underground estremo teutonico come Sariel e Revolt), si accostano tuttavia con la dovuta accortezza al capolavoro dantesco, e pur senza arrivare a una profonda compenetrazione col testo riescono quanto meno a restituire l’aspetto magniloquente e oscuro della prima cantica.
La formula proposta è un symphonic black metal epico e bombastico, che a tratti si tinge di sfumature power, similmente a quanto fatto in passato dai nostrani Stormlord - che peraltro si erano già accostati all’opera del Divino nella canzone “The Wind Shall Scream My Name”, che conteneva anche alcuni versi del XXV canto dell’Inferno.
Il disco si compone di 13 tracce, che alternano brani propriamente metal a brevi intermezzi puramente sinfonici, gestiti peraltro con grande capacità compositiva e capaci di dare all'album la giusta aderenza al concept scelto. A segnalarsi immediatamente in positivo è la grande qualità strumentale, in particolare della sezione ritmica. La componente sinfonica è onnipresente ma ben bilanciata e mai invadente, evitando di oscurare l’eccellente chitarra del guest Nahuel Lozano (Mental Cruelty, Methadone), che resta sempre centrale nell’economia generale del disco.
Il vero punto di forza dell’album, però, è la capacità di songwriting non comune dimostrata dal mastermind: e infatti, in brani come “Inferno” o “Ashes”, emerge in pochi minuti tutta la notevole varietà di stili, ritmi, linee melodiche che si alternano e si intrecciano senza soluzione di continuità all’interno di ciascun brano. Ciò fa sì che anche episodi che presentano un tema portante più debole (il riffing abbastanza prevedibile di “Dis”) riescano a farsi apprezzare, grazie alle sezioni di grande valore musicale che comunque contengono.
A sostenere l’impresa dei nostri è una produzione moderna e potente, curata dallo stesso Tobias, che riesce a rendere perfettamente distinguibili gli strumenti senza perdere quell’allure oscura che una produzione di questo genere deve mantenere.
Se un difetto può essere trovato, forse sta nel numero elevato di tracce, che può risultare un po’ dispersiva man mano che si procede nell’ascolto. Tale fattore, tuttavia, viene ben bilanciato dalla durata contenuta dei brani (il disco ha una durata di 37 minuti), a ulteriore dimostrazione della maturità compositiva del nostro, che non scade mai nella prolissità ma anzi punta deciso verso composizioni di grande compattezza.
Considerando che il symphonic black metal è uno dei generi più abusati e monotoni della galassia metal, e che contiene al suo interno un’implicita deriva verso il kitsch e il ridicolo involontario, riuscire nell’impresa di coniugare un alto livello musicale con un concept così difficile da accostare è già di per sé un’impresa che vale la pena di essere lodata.


Tobias Püschner: voce, batteria, tastiere, orchestrazioni
Nahuel Lozano: chitarra, basso (guest)

Anno: 2026
Label: Rockshots Records
Genere: symphonic black metal

Tracklist:
01. Dante
02. Inferno
03. Ashes
04. Storm
05. Minos
06. King
07. Styx
08. Gate
09. Dis
10. Phlegeton
11. Malebolge
12. Euphobia
13. Ultimatum


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