Home Recensioni Album Variazioni sul modello di Kraepelin - Milano, Piccolo Teatro Grassi, dal 18 marzo al 3 aprile 2026

Variazioni sul modello di Kraepelin
Milano, Piccolo Teatro Grassi, dal 18 marzo al 3 aprile 2026

La pièce si impone fin dal suo esordio come un congegno scenico  di glaciale precisione, un meccanismo analitico che non si limita a rappresentare l’umano, ma lo disseziona mentre progressivamente cede alla pressione interna della propria architettura psichica. Davide Carnevali orchestra un impianto drammaturgico di severa coerenza, quasi di ascendenza clinico-sperimentale, in cui la parola perde stabilità, si incrina, si disperde e si riassembla in una materia fluida e refrattaria, costringendo lo spettatore a un esercizio percettivo instabile e continuamente ridefinito.
Il riferimento a Emil Kraepelin, psichiatra tedesco tra i padri della psichiatria moderna e figura centrale nello studio delle patologie degenerative della memoria poi associate al morbo di Alzheimer, non si esaurisce in un rimando storico o nosografico. Esso si configura piuttosto come una soglia concettuale attraverso cui lo spettacolo interroga la fragilità della memoria individuale e collettiva. In questa prospettiva, l'opera eccede la dimensione della malattia per farsi dispositivo di indagine sull’identità europea, sulla sua stratificazione storica e sul rapporto instabile e continuamente rinegoziato che essa intrattiene con il proprio passato, tra rimozione, sedimentazione e deformazione. La regia rifugge deliberatamente ogni seduzione empatica immediata: ogni gesto, ogni pausa, ogni articolazione della scansione temporale dell’azione appare calibrata con rigore quasi ascetico, e proprio questa sottrazione produce un senso di perturbazione persistente. Lo spazio concepito da Paolo Di Benedetto si configura come un organismo astratto e cangiante, una topografia mentale che sembra pulsare in sincronia con le derive interiori delle presenze in scena. In tale ambiente, il disegno luci di Manuel Frenda interviene con incisioni nette, di qualità quasi chirurgica, alternando zone d’ombra e accecanti esposizioni attraverso una pulsazione flickerante, serrata e implacabile, che frantuma la continuità visiva. Questa scansione a impulsi, congiunta a un tessuto sonoro pervasivo e invasivo, genera una pressione sensoriale costante, mai ornamentale, sempre inscritta in una logica drammaturgica ferrea. Fabrizio Bentivoglio articola un corpo attoriale di magnetica densità, trattenuto e insieme attraversato da una vibrazione sotterranea: si configura come luogo di una resistenza silenziosa, come se fosse costantemente attraversato da una forza centrifuga che ne insidia la coesione. Camilla Semino Favro si dispone lungo una traiettoria di fragilità nervosa, irregolare, segnata da improvvisi slittamenti e scarti che incrinano ogni possibile linearità emotiva. Simone Tangolo introduce invece una qualità sfuggente, opaca, difficilmente decifrabile, che agisce come elemento di ulteriore destabilizzazione all’interno di un equilibrio già compromesso. I tre non danno vita a figure psicologicamente compiute, bensì a configurazioni instabili, a stati di coscienza in attrito continuo. Le musiche di Gianluca Misiti rinunciano a qualsiasi funzione di accompagnamento per assumere una natura intrusiva, quasi tattile: si insinuano nello spazio percettivo dello spettatore, lo saturano, lo perturbano. I contributi video di Riccardo Frati amplificano la sensazione di slittamento del reale, senza mai indulgere in un’estetica decorativa, mentre i costumi di Gianluca Sbicca concorrono a definire un’identità sospesa, sottratta a coordinate temporali riconoscibili. Ne emerge un’esperienza che rifiuta ostinatamente la linearità narrativa per orientarsi verso una modalità di fruizione più corporea che interpretativa, più sensoriale che logica. Se da un lato alcune stratificazioni rischiano talvolta di richiudersi in una complessità autoreferenziale, dall’altro è proprio in questa densità opaca che si annida la potenza dell’operazione che si traduce in una ricognizione rigorosa e implacabile della disgregazione identitaria, capace di depositarsi nello spettatore come una traccia persistente, refrattaria a ogni semplificazione.


La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 20 marzo 2026

Variazioni sul modello di Kraepelin
PRIMA ASSOLUTA


testo e regia Davide Carnevali
scene Paolo Di Benedetto
costumi Gianluca Sbicca
luci Manuel Frenda
suono e musiche Gianluca Misiti
video Riccardo Frati
interpreti:
Fabrizio Bentivoglio,
Camilla Semino Favro,
Simone Tangolo
regista assistente Virginia Landi
assistente costumista Marta Solari
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
Durante lo spettacolo sono utilizzati effetti sonori intensi e luci stroboscopiche. Gli animali presenti sono elementi scenografici.
Le recite del 21, 22, 28 e 29 marzo sono sovratitolate in inglese e in italiano. I sovratitoli non sono visibili dalle file 3 (nei posti dall’1 al 24), 4 (nei posti dallo 0 al 25), 15 (nei posti 2, 3, 18 e 19), 16, 17, 18 e 19 (nei posti dal 2 al 19) di platea.

Davide Carnevali mette in scena uno spettacolo sulla memoria, sull’identità e sulla possibilità di ricostruire il passato. Dalla storia personale di un uomo che sta smarrendo la traccia della propria vita fino alla storia collettiva d’Europa: cosa accade quando non sappiamo più raccontare ciò che siamo e ciò che siamo stati? Con Fabrizio Bentivoglio, Camilla Semino Favro e Simone Tangolo.
Emil Kraepelin è lo psichiatra che diede nome al morbo di Alzheimer all’inizio del secolo scorso. Ma questo non è solo uno spettacolo sull’Alzheimer: è uno spettacolo sull’identità europea, la sua memoria storica e il nostro rapporto con il passato. Chi soffre di un processo di demenza degenerativa chiama le persone con nomi differenti, dimentica la funzione degli oggetti, annulla lo scorrere del tempo. Nella sua mente, dettagli reali ed elementi immaginari si fondono e si confondono, in una libera associazione che sconvolge l’organizzazione logica del mondo attraverso il linguaggio. La storia si scompone in una serie di variazioni, vere e false allo stesso tempo; la parola lascia spazio alla presenza fisica, a scapito del razionale, a vantaggio dell’immaginario. E in ciò si rivela tutto il potenziale della teatralità.
Dopo Ritratto dell’artista da morto e Limited Edition, Davide Carnevali continua la sua esplorazione dei processi che regolano le narrazioni, mettendo in luce come la Storia sia sempre una ricostruzione soggettiva del passato, che rimuove ciò che è doloroso e mantiene ciò che è conveniente ricordare.
Scritto nel 2008, Variazioni sul modello di Kraepelin è stato premiato nel 2009 al Theatertreffen Stückemarkt di Berlino e al Premio Riccione per il Teatro; nel 2012, alle Journées de Lyon des Auteurs de Théâtre. In questi anni è stato tradotto in una decina di lingue e messo in scena in diversi teatri di tutto il mondo. In Italia è pubblicato da Einaudi (fonte: comunicato stampa).




Piccolo Teatro Grassi

Via Rovello 2

20121 -  Milano
Tel: 02 21126116
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ORARIO SPETTACOLI: 

sabato, martedì, giovedì ore 19:30
domenica ore 16:00
mercoledì, venerdì ore 20:30




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