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Dying Awkward Angel
The Missing Frame


Anticipato da due singoli accattivanti come "9:99" e "Music Kills", con questo "The Missing Frame" i torinesi Dying Awkward Angel giungono alla fatidica terza fatica sulla lunga distanza, forti del contratto discografico con la nostrana Rockshots Records.

Se il disco si apre ("Black Waves") sotto l'egida dei Dark Tranquillity di metà carriera (quelli di "Construct" e "Damage Done", per intenderci), anche per via di certa somiglianze tra il timbro dell'ottimo Michele Spallieri (già incrociato nei poco fortunati Grievers, Symmetric Disorder e, soprattutto, Kenose) e quello del celeberrimo Mikael Stanne, presto la band mette in mostra un ventaglio di influenze ben più ampio: ad un certo gusto epico che rimanda direttamente allo stile roccioso dei primi Amon Amarth (la gia citata "9:99") si aggiunge qualche fugace incursione chitarristica nel melodic black metal à la Unanimated (si ascolti il fraseggio chitarristico a metà di "You Must Die!"), oltre alla presenza via via crescente di un riffing che si arricchisce di quelle tinte deathrash che hanno rappresentato il quid pluris della seconda ondata del melodic death metal (Soilwork e Carnal Forge su tutti)
Il disco si compone di 13 tracce, comprensive di un intro e un outro strumentali, con l'intro che riprende la gloriosa tradizione delle intro (semi)acustiche (vedansi quelle, leggendarie, poste in apertura di "Slaughter of the Soul" degli At the Gates e di "Blessed Are the Sick" dei Morbid Angel). Questo numero di songs, piuttosto elevato, è bilanciato da una durata media decisamente breve (solo due canzoni superano i 5 minuti di durata), che contribuisce a mantenere viva l'attenzione dell'ascoltatore.
Ad aggiungere varietà alla release contribuiscono le ottime linee vocali della sorprendente Tiziana Dal Bo', che fanno capolino qua e là nell'album (“Black Waves”, “Out of Mind”), talvolta rappresentando il valore aggiunto della traccia (“Raptus”).
Eccellente e variegato è il lavoro alle pelli di Luca 'T-1000' Pellegrino, storico batterista dei piemontesi Highlord e recentemente al lavoro con gli immensi Opera IX, opportunamente supportato dal basso tagliente del compagno di scorribande Davide Onida (suonavano già insieme nei power metaller Heartbreaker nei primi '00).
A essere un po' in ombra è, invece, la chitarra solista, piuttosto avare di assoli memorabili; se da un lato è probabile che la band abbia optato per un approccio più in-your-face, dall'altro è innegabile che un maggior spazio a quello che viene giustamente considerato lo strumento principe del genere avrebbe donato una maggiore varietà alle canzoni, soprattutto considerando gli ottimi risultati raggiunti laddove lo spazio lo consente.
La produzione è nitida e potente, senza eccedere in quei suoni sintetici che hanno fatto la rovina del genere negli anni '00, ma anzi recuperando quel je ne sais quoi di polveroso e catacombale che rappresentava lo standard nei suoi anni d'oro.
Un appunto va al packaging, avaro di dettagli e con un artwork francamente un po' anonimo e derivativo.
È un disco che, pur senza far gridare al miracolo, riesce ad interessare l'appassionato del genere e a farsi riascoltare più volte: il che, in un ambito in cui migliaia di band in tutto il mondo operano da oltre trent'anni, non è poca cosa.
Il consiglio, allora, è quello di puntare su un maggior sviluppo, soprattutto in senso strumentale, delle tracce, riducendo al contempo la presenza di filler trascurabili ("Raptus", "Blinded", "The Inner Paradox"), che non aggiungono nulla a una proposta già molto solida: tutte cose che una band con questa padronanza tecnica e compositiva può tranquillamente fare.


Edoardo Demuro: chitarre
Luca 'T-1000' Pellegrino: batteria
Lorenzo Asselli: chitarre
Davide Onida: basso
Michele Spallieri: voce

Anno: 2025
Label: Rockshots Records
Genere: melodic deathrash metal


Tracklist:
01. The Ecstasy of God
02. Black Waves
03. The Fallen
04. Music Kills
05. 9:99
06. Raptus
07. You Must Die!
08. Blinded
09. Skin and Bones
10. The Inner Paradox
11. Out of Mind (R'lyeh)
12. A promise
13. The Missing Frame



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