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AfroQuiesa Orchestra
C'è sempre tempo per l'amore

Periodo d'oro per la scena jazz/funk italiana: dopo l'ottimo "Quasi dipinto", esordio della bergamasca Alèri Band (già recensito su queste pagine), ecco il turno della AfroQuiesa Orchestra, nine-piece(!) toscano che già aveva stupito in positivo ai tempi dell'ottimo debut omonimo, uscito ormai sette anni fa per la Blue Mama Records.

Forti di un'intensa attività live e di una line-up immutata, i nostri ci riportano nei territori di un interessante afro-jazz, fortemente debitore del gigante Fela Kuti ma non privo di spunti di originalità.
A farla da padrone, dunque, è un'esplosiva amalgama di jazz, funk e highlife, memore della lezione di gente come The Pyramids e Ebo Taylor, il tutto condito da un gusto decisamente cinematico che riporta alla mente le colonne sonore poliziottesche nostrane (fortissimo l'eco di Calibro 35 e Piero Umiliani, ad esempio in "Ma perché non mi lasci in pace?").
Se intatto è rimasto il groove degli esordi, la maggiore innovazione è rappresentata dall'inserimento di forti influenze jazz-rock, grazie soprattutto a un chitarrismo assai più ruvido e nervoso, che conferisce un aroma quasi prog all'album (si sentano "Soda caustica" e "PNC", peraltro tra gli highlights del disco). In generale, l'impressione è che la band abbia optato per una maggiore accessibilità della sua proposta, con brani mediamente più diretti, in virtù sia della minor durata media sia di una varietà stilistica davvero caleidoscopica.
Il songwriting, che si dimostra variegato, solido e dal respiro internazionale, è supportato dalla notevole perizia tecnica di tutti gli elementi, e in particolare da una sezione di fiati (tromba, trombone, sax e flauto) dinamica e avvolgente. Sempre eccellente si dimostra il comparto ritmico, pulsante e viscerale grazie al contributo di due musicisti d'eccezione come Alessandro Andreoni (basso) e Tommaso Marraccini (batteria).
La produzione, a cura del chitarrista Emanuele Volpi, è curata e ben bilanciata, e riesce a mantenere intatto l'impatto ritmico dell'ensemble.
La AfroQuiesa Orchestra, dunque, si conferma realtà importante di quel rinnovato movimento jazz/funk italiano che negli ultimi anni è riuscito a farsi conoscere grazie a realtà di primo livello come Calibro 35, Rosa Brunello Savana Funk.
Stupisce, in definitiva, che un progetto di questo livello, forte peraltro di una frenetica attività live, non abbia trovato un'etichetta disposta a investire su di esso. Come si suol dire, misteri del mercato discografico italiano...


Emanuele Volpi: chitarra 
Francesco Viani: chitarra
Alessandro Andreoni: basso
Tommaso Marraccini: batteria
Andrea Baroni: tastiere
Andrea Battistoni: tromba
Alessandro Giannotti: trombone
Gabriel Petretti: sax
Ilaria Sebastiani: flauto

Anno: 2025
Label: autoproduzione
Genere: afro-jazz, afro-funk, afrobeat

Tracklist:
01. Marrageisha (5:56)
02. Soda caustica (6:38)
03. Caipiroska (4:16)
04. C'è sempre tempo per l'amore (5:16)
05. 7 Mokkoli (6:28)
06. Onda quadra (6:28)
07. S'era detto senza moccoli (1:09)
08. PNC (3:26)
09. Martedì (5:09)
10. Ma perché non mi lasci in pace? (4:50)


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