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Questo secondo album della band francese sembra nascere in una stanza semibuia, con gli amplificatori ancora caldi e il tempo che scorre in modo strano, elastico. Il fatto che la band sia un quartetto si avverte chiaramente: l’organico permette intrecci complessi, ma senza mai perdere quella sensazione di dialogo serrato tipica delle formazioni che puntano tutto sull’equilibrio interno.
Sette brani che si muovono come capitoli di un unico racconto costruendo un viaggio che privilegia l’atmosfera e la tensione emotiva rispetto al puro virtuosismo (che comunque non manca). L’affinità con i Porcupine Tree è evidente e mai mimetica. C’è la stessa malinconia lucida, quasi chirurgica, fatta di chitarre sospese, dinamiche controllate e melodie che sembrano sempre sul punto di cedere all’ambiente rarefatto ed estraniante in cui vivono. E ci sono le graffianti fughe che si arrampicano verso un’improbabile uscita, scompaginano l’atmosfera gonfiandola fino a scoppiare per ritornare fluidamente al punto di partenza. Al contempo, la band inserisce una fisicità più marcata: basso e batteria non si limitano a sostenere, ma spingono e deformano le strutture, mentre gli altri elementi ampliano il campo armonico e rendono i crescendo più stratificati e narrativi. Si sente che la band è composta da musicisti sopraffini, che dominano i loro strumenti sia virtuosisticamente che emotivamente. Con una menzione d’onore Jordan Jupin: una voce potente e allo stesso tempo metafisica che sopporta e supporta le partiture in un perfetto equilibrio d’intenti. Nonostante i molti pregi, il disco non è immune da una certa uniformità compositiva. I brani tendono a muoversi lungo traiettorie simili, insistendo su soluzioni ritmiche e armoniche che, alla lunga, rischiano di attenuare l’effetto sorpresa. Le progressioni lente, i crescendo trattenuti e le esplosioni controllate funzionano sul piano emotivo, ma quando vengono riproposti con frequenza possono dare la sensazione di un linguaggio che gira attorno a sé stesso. Va detto però che questa scelta sembra consapevole: più che una mancanza di idee, si percepisce la volontà di mantenere una coerenza estetica molto rigida, quasi ipnotica. È una ripetitività che non annoia, ma che può rendere l’ascolto meno dinamico per chi cerca continui scarti o cambi di prospettiva. In questo senso, il disco chiede pazienza e immersione totale, premiando l’ascoltatore attento più che quello in cerca di colpi di scena. In ogni caso, i brani maggiormente da sottolineare sono "Below the Lightnings" e "Frames", di perfetta architettura prog con dinamiche dispari e riff di chitarra porcupiniani. Potenzialmente valida anche la ballata folk "Under the Trees", un duetto chitarra e voce con l’unica pecca di essere un po’ ripetitivo. Particolarmente riuscita è la scelta sonora: la registrazione ha un carattere rustico e diretto, quasi da presa live, che restituisce l’impatto reale degli strumenti senza rifugiarsi in levigature artificiali, con solo qualche scompenso a livello di mixaggio. Infatti, se in certi punti l’equilibrio tra le parti è attentissimo e ogni dettaglio è leggibile, nulla sovrasta o scompare, in altri questo non avviene come ad esempio per l’unico ospite, la cantante Christelle Ratri la cui presenza si percepisce poco in “Frames”. È comunque una produzione che privilegia la verità del suono rispetto alla perfezione patinata, e proprio per questo risulta più coinvolgente e credibile. Si ha l’impressione di essere nella stanza con la band, di sentire il respiro tra una battuta e l’altra. Nel complesso, il lavoro comunica una forte sensazione di maturità e coerenza. Non cerca l’effetto immediato o la citazione compiaciuta, ma costruisce un’identità solida e riconoscibile. Un progressive rock introspettivo e controllato, che cresce lentamente e lascia un’eco persistente anche dopo l’ultima nota
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HAMASAARI - PICTURES
Jordan Jupin: voce, chitarre Axel Vaumoron: chitarre Jonathan Jupin: basso Élie Chéron: batteria
Year: 2026 Label: Klonosphere Records Genere: prog rock, soft metal
Tracklist: 01. Below the lightnings 02. Wild ones 03. Our heads spinning 04. Lost in nights 05. Frames 06. Under the trees 07. Home

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