|

Nel 2025 Dave non torna semplicemente con un nuovo disco, torna con una presa di posizione. The Boy Who Played the Harp è il capitolo più maturo e interrogativo della sua carriera, un lavoro che riafferma con decisione il tratto distintivo dell’artista londinese, il liricismo, elevandolo a strumento di analisi personale, sociale e politica.
Come nei precedenti “Psychodrama (2019) e We’re All Alone in This Together (2021), la scrittura resta il fulcro di tutto, ma qui si fa ancora più esigente, chiedendo all’ascoltatore attenzione, tempo e partecipazione emotiva. Ogni brano è una storia da attraversare: solo alla fine ci si accorge di essere stati spettatori e mai protagonisti. L’album si apre con “History”, in collaborazione con James Blake, che agisce da manifesto iniziale. Successo e destino si intrecciano a colpa, violenza e ambizione, mettendo subito in chiaro il rifiuto di qualsiasi retorica celebrativa. Da qui il racconto si sviluppa in modo organico, spostandosi sul piano più intimo del rapporto con la madre e sul ruolo formativo della religione, presenza costante ma profondamente contraddittoria nella crescita di Dave. Su un piano diverso si colloca “Chapter 16”, dove il confronto con Kano assume un valore simbolico preciso: non solo un featuring, ma un vero passaggio di testimone tra generazioni del rap britannico, tra memoria storica e responsabilità futura. Su un terreno emotivo si innesta “Selfish”, uno dei momenti in cui l’artista si espone maggiormente. Il brano è un flusso ininterrotto di domande che scavano nell’insicurezza emotiva, nel senso di colpa e nella paura di essere dannosi per chi si ama. Dave rinuncia a ogni forma di difesa, restituendo l’immagine di un uomo diviso tra il bisogno di amare e l’incapacità di farlo nel modo giusto. Il climax emotivo arriva con “Fairchild”, penultimo brano del disco e uno dei suoi momenti più duri. Dave affronta il tema delle molestie e degli abusi sessuali vissuti da una donna a lui vicina, includendo una critica esplicita, anzitutto rivolta a sé stesso e alle responsabilità maschili. La scelta di affidare una parte centrale del brano alla voce di Nicole Blakk è decisiva: non si tratta di un espediente narrativo, ma del riconoscimento che quel racconto può esistere solo attraverso chi lo ha vissuto. Cedere spazio a una prospettiva femminile sottrae la storia a qualsiasi mediazione maschile e priva l’ascoltatore di ogni distanza di sicurezza. A chiudere l’album è il brano omonimo “The Boy Who Played the Harp”, che ne rappresenta la sintesi più politica e autocosciente. Dave riflette sul silenzio, sull’attivismo e sul peso storico dell’avere una voce e scegliere se usarla o meno. Avere una voce e non usarla non è neutralità: in ogni tempo storico, ciascuno risponde di ciò che dice, di ciò che sceglie di tacere e delle posizioni che decide di non assumere.
.
|
|

Dave - The boy who played the harp
con Dave – voce (tutte le tracce), chitarra (6) James Blake – voce (1), basso (1), piano (1, 4, 6), Rhodes piano (1), sintetizzatore (1) Jo Caleb – sintetizzatore (2, 5), chitarra (3, 5, 8, 9), Rhodes piano (5), basso (4, 5, 7, 9) Matheus "LudoWic" Lodewijk – sintetizzatore (2, 6, 7–9) Matthias Kabel – sintetizzatore Trautonium (2, 6–9) Jim Legxacy – voce (3) Eleanor Turner – arpa (3, 4, 7) Leon Foster Thomas – percussioni steelpans (3) Kano – voce (4) Tobie Tripp – violini (4) Tems – voce (5) Kyle Evans – piano (5) Josh Smith – batteria (5) Jonny Leslie – programmazione (6) Elijah Fox – piano (7) Ruti Olajugbagbe – voce background (9) Daniel Casimir – basso doppio (9, 10) Zosia Jagodzinska – cello (10) Fraser T. Smith – piano (10)
Year: 2025 Label: Autoproduzione Genere: prog rock, pop
Tracklist: 01. History 02. 175 months 03. No weapons 04. Chapter 16 05. Raindance 06. Selfish 07. My 27th birthday 08. Marvellous 09. Fairchild 10. The boy who played the harp

|