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I Megadeth, in qualsiasi incarnazione si siano presentatii nel tempo, non hanno mai deluso chi scrive.
Tecnici, graffianti, ribelli e resilienti, svettano nell'olimpo del thrash metal senza aver mai capitolato in direzione di imbarazzanti compromessi. E anche nel caso delle (pur rare) flessioni verso il basso (si allude, in particolare, a "Risk" e "Super Collider"), la band ha quantomeno evitato di spiazzare in toto, come invece fatto da altri: nessun passo falso come "Load", "ReLoad", "St. Anger", "Lulu", ad esempio, ha mai macchiato la loro ricca discografia e, sempre con riferimento ai più noti colleghi, tutti, tra i tanti batteristi e chitarristi solisti che vi si sono alternati, sono risultati tecnicamente superiori agli osannati Lars Ulrich e Kirk Hammett. Infine, ciliegina sulla torta, alcun cambio di look radicale incentrato sull'adozione di trucco e sul taglio di capelli ha mai contrassegnato il percorso della band, rimasta fedele ad una certa estetica genuina, facendo proprio un sano bilanciamento tra sostanza e forma. Questo nuovo disco dimostra ancora una volta la validità della band, testimoniando una creatività indiscussa, pur corroborata dal contributo di altri autori, anche esterni alla band. In tal senso, “Megadeth” si evidenzia quale summa espressiva non soltanto di un gruppo, ma di un intero genere: citando soltanto una manciata di brani, che si parli di “Puppet Parade”, puntuale conferma di un passato mai domo, o di “Made To Kill”, con la sua ritmica elevata a vero archetipo, passando per la compaginie fulminea tratteggiata in “Let There Be Shred“, il caro vecchio mid-tempo ripreso in “Hey God” e il rinnovato amore per il punk palesato in “I Don’t Care”, questo album passerà alla storia quale ennesima, puntuale conferma di un thrash imperituro. Potrebbe bastare, come recensione, se non fosse per la presenza di una versione di "Ride the Lightning" che, quantomeno agli occhi di chi scrive, non è altro che un modo piuttosto maldestro di riprendere per l'ennesima volta la mai sdoganata querelle con i Metallica. Il tipo non è riuscito nel tempo a dimenticare la precoce estromissione da quella band: in passato, ad esempio, è parso molto più attento a focalizzare la sua attenzione sulla discografia degli antagonisti, piuttosto che sulla propria, inopinatamente rimarcando la presenza di pezzi a sua firma su "Kill 'Em All" e "Ride the Lightning" (rispettivamente 4 e 2), pure lamentandosi dei suoi mancati riconoscimenti in "Master Of Puppets" (Mustaine affermò di avere scritto "Leper Messiah", basandosi su una vecchia canzone intitolata "The Hills Ran Red" ma la band negò, pur precisando che una sezione ivi presente incorporava alcune sue idee). «Con "Ride The Lightning"», ha dichiarato, «ho ripensato a come è cominciato tutto quel viaggio, fin dall’inizio: da quando avevo una chitarra finta fino ad arrivare a oggi, in qualità di ambasciatore della casa di chitarre che ho sempre amato, tra i membri più rispettati della famiglia Gibson». Non suona proprio bene, come dichiarazione: Mustaine cerca in questo modo di presentare serenamente una cosa che, evidentemente, serenità non gli dà. Da un punto di vista meramente esecutivo, peraltro, importa veramente poco che il pezzo, pur suonando Megadeth al 100%, appaia fin troppo simile alla più conosciuta versione, più contando che lo stesso sia totalmente decontestualizzato nella compagine ove viene giocoforza inserito: non sarebbe stato meglio, ci si chiede, se avesse dato vita ad un intero album composto da pezzi scritti illo tempore, riproposti secondo la sua personale visione? Per intenderci, una sorta di "Hidden Treasures" tematico spalmato su ben 7 brani, non pochi, a conti fatti: "Jump in the Fire", "Phantom Lord" e "Metal Militia" estratti dal primo, "Ride the Lightning" e "The Call of Ktulu" dal secondo, ai quali si sarebbero aggiunti il citato "Leper Messiah" da "Master Of Puppets" e "The Four Horsemen" (pur considerando la versione già inclusa in "Killing Is My Business..." con il titolo "Mechanix"). Così disquisito in ordine alla presenza di quel brano in questo nuovo lavoro (omettendo peraltro di rappresentare che, mai come in questo caso, la voce del leader presenta dei limiti evidenti dovuti all'età), va doverosamente lasciato allo stesso l'onere di commentare il fatto che l'odierna opera discografica sia l'ultima a nome del gruppo: «Le mie mani mi stavano tradendo», ha dichiarato riferendosi alla registrazone dell'album, «e c’erano altre cose che erano difficili a causa di tutti i problemi che avevo al collo e al tronco. Ho l’artrite a tutta quell’area e ho delle protrusioni ai dischi intervertebrali e una vertebra lombare rotta. Ovviamente, sapete che mi hanno dovuto anche fare una fusione vertebrale vicino alle spalle, vicino al collo. Insomma, un sacco di problemi. Ho sempre detto che quando fossi arrivato al punto in cui non sarei stato in grado di dare il cento per cento ogni sera, quello sarebbe stato il momento in cui avrei iniziato a considerare di rallentare. E non è che non fossi già più in grado di dare il cento per cento, perché abbiamo finito il disco e penso che abbiamo fatto un buon lavoro, ma c’è stato un momento in cui stavamo lavorando e ho detto al mio manager: "Non so per quanto tempo ancora riuscirò a farlo. Le mie mani mi fanno davvero male”. Non volevo mettere in moto nulla e, onestamente, stavo solo facendo conversazione. Si è trasformato in un discorso con i ragazzi della band, poi ci ho dormito su, ne ho parlato con la mia famiglia e ho pregato. E la risposta mi è stata chiara: una volta finito il disco, saprò come andrà. Se il disco andrà molto bene, allora potrò fare un ultimo tour ancora al massimo».
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Dave Mustaine – guitar, vocals James LoMenzo - bass, backing vocals Teemu Mäntysaari – guitar Dirk Verbeuren – drums
Anno: 2026 Label: BLKIIBLK Records Genere: Thrash
tracklist: Tipping Point – 4:29 (Dave Mustaine, Teemu Mäntysaari, John Clement) I Don't Care – 3:10 (Dave Mustaine) Hey, God?! – 3:29 (Dave Mustaine, Teemu Mäntysaari) Let There Be Shred – 3:58 (Dave Mustaine, Teemu Mäntysaari, John Clement) Puppet Parade – 4:41 (Dave Mustaine, Teemu Mäntysaari, Dirk Verbeuren, Chris Rakestraw) Another Bad Day – 3:37 (Dave Mustaine, Teemu Mäntysaari) Made to Kill – 4:01 (Dave Mustaine, Teemu Mäntysaari, Dirk Verbeuren) Obey the Call – 4:20 (Dave Mustaine, Teemu Mäntysaari, Dirk Verbeuren, Chris Rakestraw) I Am War – 3:46 (Dave Mustaine, Teemu Mäntysaari, Dirk Verbeuren, James LoMenzo) The Last Note – 5:31 (Dave Mustaine, Teemu Mäntysaari) traccia bonus nell'edizione limitata Ride the Lightning (James Hetfield, Lars Ulrich, Cliff Burton, Dave Mustaine) traccia bonus nell'edizione di Target Bloodlust (Dave Mustaine, Teemu Mäntysaari, Mary Evelyn Clement)

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