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Esordio solista per Andrea Ciolino, già visto all'opera in veste di chitarrista e cantante nel Collettivo Rivoluzionario Protosonico, band fortemente influenzata dal post-punk degli immortali CCCP – Fedeli alla Linea e con due album all'attivo.
Rispetto alla band d'origine, il nostro sceglie di esplorare territori maggiormente cantautoriali, pur mantenendosi ben radicato in un retroterra schiettamente post-punk. Il riferimento più ovvio, oltre ai già menzionati giganti emiliani, è quello ai Litfiba di metà carriera, ma non mancano somiglianze con i primi Chrisma (quelli di "Chinese Restaurant" e "Hibernation", per via dell'impiego massiccio e originale di tastiere e sintetizzatori), coi Baustelle più duri (soprattutto per le somiglianze nel timbro vocale del nostro con quello del più noto Francesco Bianconi) e con una figura centrale della new wave italica come Faust'o, cui lo avvicina l'attitudine sperimentatrice e musicalmente onnivora. La cifra distintiva dell'album, nonché il suo maggior pregio, è senz'altro la grande varietà stilistica: oltre ai rimandi ai già citati artisti nostrani, vi sono chiari echi provenienti dalla coldwave (la bella opener "L'oblio", tra i pezzi migliori del platter), che negli episodi più riusciti evolvono in una vena psichedelica piuttosto marcata e inaspettata ("Il confine" e "Amorevole notte"), che porta alla mente accostamenti agli XTC (e, di rimando, ai grandissimi Doors). Proprio gli episodi maggiormente influenzati dai mood ipnotici dell'orizzonte psichedelico risultano alla fine i più convincenti, forti di un grande lavoro tastieristico svolto da Filippo Guerrieri (qui anche in veste di coproduttore), e di un afflato che a tratti si fa quasi cosmico. Qui l'originalità e la verve espressiva di Ciolino riescono a emergere pienamente, e spiace quasi che brani che avrebbero potuto tranquillamente sopportare uno sviluppo più articolato terminino dopo pochi minuti ("Appaiono a noi"). Più deboli appaiono, invece, le tracce più legate alla dimensione più strettamente cantautoriale: si pensi, in questo senso, alla title track, ma anche a "La nostra terra", in cui il pur pregevole sintetizzatore introdotto dal guest Gianmarco Caselli (già compagno di scorribande nella già citata band di provenienza) non riesce a risollevare le sorti di un brano fin troppo monocorde. La minor qualità dei brani più distanti dalle radici post-punk e sperimentali del nostro non è dovuta tanto ai testi, che anzi riescono a essere sempre interessanti ed evocativi, ma ad una certa monotonia che si rileva nonostante il minutaggio contenuto dei brani, dovuta all'abbondanza di midtempos e a un certo minimalismo degli arrangiamenti. Da un punto di vista strettamente tecnico, "Viso Blu" è un lavoro sorprendentemente professionale. Oltre a una produzione pulita ma mai troppo artificiale, curata dallo stesso Andrea in collaborazione con il già citato Filippo Guerrieri, si nota la presenza al basso di un grande musicista della scena alternativa italiana come Marco Bachi, già nella Bandabardò. La direzione da intraprendere, per concludere, sembra quella che va verso una maggiore complessità e un più ampio respiro delle composizioni, sviluppando appieno gli spunti psichedelici che già impreziosiscono un debutto solista interessante e che certamente si segnala per la sua originalità e varietà.
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Andrea Ciolino: voce e chitarra Filippo Guerrieri: tastiere Marco Bachi: basso e contrabbasso Piero Perelli: batteria e percussioni
Anno: 14 novembre 2025 Label: autoprodotto Genere: post-punk, singer-songwriter
Tracklist: 01. L'oblio 02. Viso Blu 03. La nostra terra 04. Appaiono a noi 05. L'occhio di Venere 06. Dimmi tu 07. Perduta lacrima 08. Al confine 09. Amorevole notte

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