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Il divertente e movimentato andamento dell'open track c'introduce piacevolmente all'ascolto di questo disco che si rivelerà in realtà intimista, riflessivo ed essenziale, dominato dalla languida e quasi lamentosa voce di Steve accompagnata dalla sua chitarra acustica e dall'armonica. Le sporadiche parti alla chitarra elettrica sono state curate dal'amico Andy D, ma il disco è pressocchè acustico con riferimenti al cantautorato d'autore italiano (Edoardo Bennato su tutti) e a colossi internazionali del calibro di Bob Dylan, Lou Reed, Johnyy Cash, Leonard Cohen e Nick Cave. Il carattere umbratile, schivo e solitario dell'artista emerge prorompente grazie all'incisività dei testi apparentemente tortuosi e alla qualità intrinseca della musica. La sua refrattarietà al mondo che ci circonda è talmente palese che ti ritrovi in un'altra dimensione dove le nefandezze quotidiane operate dall'uomo non possono arrivare: a farti compagnia c'è solo Steve Rudivelli e la sua musica talvolta triste e contrassegnata da piacevoli elementi folk, blues e rock abilmente intrecciati tra loro. L'atmosfera è quella degli anni Sessanta e Settanta in cui l'arte delle sete note aveva qualcosa da dire alla gente e Steve riesce a farlo con altrettanta maestria e disinvoltura anche nel 2025. Forse è il complimento più bello che possa ricevere da un recensore... |
Steve Rudivelli: Testi, musica, voce, chitarra acustica, pennello, armonica
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