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Matt Pascale and The Stomps
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Disco d’esordio per questa giovane band che fa della passione per le sonorità dell'America profonda la sua bandiera.

Diciamo subito che la band, capitanata dal cantante e chitarrista Matt Pascale, offre una proposta di buona qualità: il timbro roco del frontman è caldo e riconoscibile, e perfettamente in grado di donare all’intero progetto una sua cifra distintiva. Se il primo paragone che balza alla mente, anche a causa di una certa vena R&B, è quello con Zucchero Fornaciari, il nostro giovane singer dà comunque prova di versatilità, basti pensare al cantato basso esibito in "Why Don’t You Tell Me a Lie" o, ancor di più, della strofa di "What I Was Made For" (che potrebbe ricordare persino, mutatis mutandis, il cantato sepolcrale di Tony Castrati dei Crippling Alcoholism).
Il comparto strumentale, dal canto suo, svolge egregiamente il suo lavoro, accompagnando la voce di Pascale con groove ed eleganza. Un plauso particolare all’ottima prova del tastierista Rishi Yildiz, bravo a supportare un songwriting essenzialmente chitarristico senza mai risultare fuori posto e, anzi, aggiungendo un tocco personale ad alcune tracce (si sentano le tastiere finali di "When the Money Talks").
Uno dei punti di forza dell’album è la sua varietà: la maggior parte del disco propone, come detto, un roots rock estremamente classico, che si poggia però su una scrittura di buon livello e su un certo gusto melodico. Nei momenti migliori, la band risulta coinvolgente e trascinante, come nell’adrenalinica "Lost & Found" (probabilmente il miglior brano dell’album) oppure nella più morbida "Old Angel", arricchita da un bell’arrangiamento di fiati (tromba e sax tenore, ad opera rispettivamente dei guests Federico Privitera e Daniele Nasi), che purtroppo non viene riproposto in nessun'altra traccia.
La band, però, non si priva di alcune interessanti incursioni in territori maggiormente R&B, con esiti sorprendentemente felici: si veda, a tal proposito, la ben riuscita "Sugar Mama", dove il giovane singer dà l’impressione di riuscire a tirar fuori il meglio di sé, o la già citata "Why Don’t You Tell Me a Lie". L’inclusione di brani più cadenzati e melodici, peraltro, è utile in relazione alla struttura della tracklist, che risulta meno monocorde.
Se Matt Pascale e i suoi compagni d’avventura fanno della dedizione a una tradizione musicale la propria vocazione, non manca una certa originalità di fondo, che si manifesta ad esempio negli arrangiamenti di "What I Was Made For", nella quale la tendenza alla sovraproduzione non riesce a intaccare la freschezza del sound.
Naturalmente, non manca qualche passaggio a vuoto, com’è normale che sia per un disco d’esordio: "Hide & Seek" non riesce a emergere dalla banalità, mentre la cover di "Me & The Devil" fallisce nel restituire l’atmosfera minacciosa dell’originale anche a causa della produzione eccessivamente ricca (d’altronde, Robert Johnson è artista col quale è difficile misurarsi). I nostri, peraltro, dimostrano di sapersi muovere sul terreno del blues classico con l'anthemica "When the Money Talks", che offre anche un saggio notevole delle capacità chitarristiche del frontman.
Nel complesso, quindi, questo "Home" rappresenta un eccellente biglietto da visita per la band, che, se avrà il coraggio di mettersi ulteriormente in gioco e sviluppare le intuizioni e gli spunti originali qui contenuti, potrà regalare più di una soddisfazione.


Matt Pascale: guitar, vocals, programming
Matteo Magnaterra: bass, rythm guitar, backing vocals, programming
Rishi Yildiz: keyboards, synth bass, backing vocals
Elia Squartini: drums

Anno: 2025
Label: Dixie Frog
Genere: Roots Rock, Blues


Tracklist:
01. Home
02. F*ucked Up Once Again
03. Lost & Found
04. Mr. No Money
05. Sugar Mama
06. Hide & Seek
07. Old Angel
08. Me & The Devil (Robert Johnson cover)
09. Wake Up
10. What Was I Made For
11. Whi Don't You Tell Me a Lie
12. When the Money Talks
13. Game of Chess (bonus track)
14. Jesus Is Talking to Me (bonus track)



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