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Coroner
Dissonance Theory

Non ci stancheremo mai di parlare bene dei Coroner: lo abbiamo fatto in passato recensendo la nuova edizione di "Grin", loro ultimo album del secolo scorso, e due recenti live non ufficiali (uno del 1988/1993, l'altro del 1988/1990); li abbiamo visti dal vivo prima nel 2011, poi nel 2016 e, non paghi, abbiamo intervistato Ron Royce
Siamo quindi un tantino di parte, nel dedicare loro attenzione, talché non ci meraviglierebbe affatto se, leggendo la presente recensione, qualcuno dovesse scorgere un modus operandi tutt'altro che super partes.
Lettore avvisato.
Partiamo dal 2010, anno in cui i tre si rimettono insieme per una serie di eventi live (segnatamente festival piuttosto importanti quali il Maryland Deathfest, l'Hellfest e il Bloodstock Open Air), poi effettivamente onorati con grande professionalità. Quattro anni dopo, il batterista e fondatore Marquis Marky abbandona il progetto, manifestandosi disinteressato alla realizzazione di nuovo materiale. L'ingresso di Diego Rapacchietti (session man ed insegnante di batteria in diverse scuole elvetiche e francesi), infonde nuova linfa vitale al gruppo, da allora impegnato sul fronte live e, parallelamente, dedito alla lavorazione del sesto album in studio. 
Come tutti i lavori dei Coroner, anche "Dissonance Theory" è diverso da quanto fatto in precedenza, pur risultando marchiato a fuoco da quel touch inconfondibile che connota ogni singola produzione del terzetto.
In generale, le alte velocità sono tornate roboanti (ascoltare, tra gli altri, i brani "Renewal", "The Law" e "Symmetry", perfetto connubio tra dirompenza furibonda e algido rigore matematico), pur non dominanti, come dimostrano la malinconica “Trinity” e il tributo al krautrock settantiano di "Prolonging", pur filtrato secondo una visione metal e moderna
.
"Sacrificial Lamb" riunisce mirabilmente tutti gli alvei sopra descritti: un thrash asimettrico che si apre a soluzioni quasi progressive, con un assolo che sembra guardare a David Gilmour come sicuro punto di riferimento.
"Crisium Bound" è impreziosito da curiose aperture stoner, genere odiatissimo dai metallari più intransigenti che, tuttavia, risulta oggi perfettamente contestualizzato in questo mare magnum soffocante e sofferto nel quale il trio naviga agevolmente fin dagli esordi.
Infine, l'industrial/groove metal del citato "Grin" è cosa obiettivamente lontana, labilmente ravvisabile soltanto nel brano Transparent Eye”, altro esempio mirabile di stratificata follia a vocazione cinerea.
Spicca, non ce ne vogliano gli altri due, il lavoro alla chitarra di Tommy T. Baron, autore di assoli antitetici rispetto alle usuali atmosfere grevi tipiche dell'universo Coroner: più nel dettaglio - e il citato brano "Symmetry" ne è esempio lampante - egli rivoluziona il marchio opprimente dettato da un basso e da una chitarra ritmica perennemente indirizzate verso la connotazione plumbea, adottando soluzioni soliste incredibilmente luminose e terse, in bilico tra ascendenze fusion e stilemi prog metal: un contrasto che meraviglia ed ammalia al tempo stesso.
E' chiaro a tutti, ormai, che gli svizzeri fanno cio che vogliono come più gli pare: aggiungono qualcosa in più ad una sintesi abile del loro blasonato passato, talché quest'album può certamente essere preso anche quale punto di partenza per i neofiti, oltre che rappresentare l'ennesima certezza discografica per chi li apprezza fin dal principio, come chi scrive.
E niente... sono tornati e lo hanno fatto alla grande!







Ron Royce – bass, lead vocals
Tommy T. Baron – guitars, backing vocals
Diego Rapacchietti – drums
guests
Dennis Russ keyboards, backing vocals
Isaac Rodriguez backing vocals

Anno: 2025
Label: Century Media
Genere: thrash, prog metal, techno metal

Tracklist:
Oxymoron 0:58
Consequence 6:15
Sacrificial Lamb 6:02
Crisium Bound 5:29
Symmetry 3:58
The Law 5:00
Transparent Eye 5:16
Trinity 5:41
Renewal 5:21
Prolonging 3:13


 

 


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