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Una realtà narrata dentro e fuori chi osserva in frasi concise, “istantanee” raccolte ed inserite in una esplorazione armonica.
“Un oceano di zeri” dei Kozminski in questo senso compie un percorso “fotografico” dei singoli momenti in cui un animo osserva stati d’animo attraverso flash visivi di città spesso solitarie a condirne riflessioni in atmosfere che accompagnano le emozioni ( come in “nebbia bastarda”). Attimi esplicati in linguaggio a sintetico in espressioni a tratti ermetiche, descrizioni che si coniugano in buona ricerca sincretica con le escursioni sonore, ora più rock ora più indy con esplorazioni moderatamente elettroniche, risultando piacevolmente equilibrate ed immediatamente familiari. Un modo di raccontarsi che, però forse per la estrema sintesi, rischia di creare un distanza in chi ascolta nonostante una componente armonica decisamente accattivante. Distanza che, viceversa, nel brano “Verso Giove” ad esempio scompare del tutto proprio in virtù di una fusione più conseguenziale ed intrecciata in modo simbiotico con una struttura musicale efficace che riesce così a veicolare le vere proprie “pennellate” di cui sono egregiamente capaci i Kozminski. Colpi di penna e note che illustrano un viaggio disincantato, un occhio che osserva evoluzioni di tecnologie divorare l’umanità come ne “il computer” in una apatia fagocitante e che fa da contraltare alla riscoperta di una paura che invece rende vivi come nel pezzo “L’occhio del diavolo”, in una rara effige di una vita attuale in continua evoluzione ed in cui l’animo rischia di perdersi. |
Un oceano di zeri - Kazminski
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